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Una proteina nel sangue giovane potrebbe ritardare l'invecchiamento

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2' di lettura

I ricercatori hanno verificato che nei topi trasferire l’enzima negli esemplari più vecchi allunga la vita del 16% circa. Se lo stesso valesse per l’uomo, le persone potrebbero invecchiare più tardi e in salute 

È certamente ancora presto per parlare di elisir di lunga vita, ma un gruppo di ricercatori dell’Università di Washington ha scoperto nel sangue dei topi più giovani una proteina che potrebbe essere in grado di ritardare il processo di invecchiamento di un organismo più anziano. Come spiegato all’interno della ricerca pubblicata su Cell Metabolism, il team della School of Medicine dell’ateneo statunitense ha notato che l’enzima in questione potrebbe rappresentare una sorta di segreto della giovinezza, poiché in grado di determinare gli anni vissuti in buone condizioni di salute e l’inizio dell’invecchiamento di un organismo.

Qual è la proteina che ‘regola’ l’invecchiamento

La proteina individuata dai ricercatori, chiamata eNampt, è determinante nel mantenere gli esemplari più giovani in buona salute, ricomprendo un ruolo importantissimo nel processo attraverso il quale le cellule producono un ‘carburante’ definito Nad. Con il passare degli anni, nei topi così come nelle persone, questo enzima tende però a calare, spianando la strada all’insorgere di vari problemi che vanno dal declino cognitivo all’aumento di peso. Tuttavia, nell’esperimento condotto, i ricercatori hanno somministrato la proteina nei topi in età più avanzata notando importanti miglioramenti, compresi una produzione di insulina migliorata e una ripresa della vista, oltre alla tendenza a vivere più a lungo circa del 16%.

La salute dipende dal carburante delle cellule

Secondo Shin-ichiro Imai, autore principale dello studio, i risultati suggeriscono che il Nad prodotto dalle cellule “determina quanto a lungo viviamo e quanto rimaniamo in salute mano a mano che invecchiamo”. Proprio per questa ragione il corpo possiede vari sistemi per generare questo carburante, che viene prodotto in grande misura nell’ipotalamo, uno dei principali centri di controllo dell’invecchiamento. Rilasciata nel sangue attraverso i tessuti grassi, la proteina eNampt raggiunge quest’area del cervello, che regola processi come temperatura corporea, sete e ritmi circadiani, dove viene utilizzata per la produzione del Nad, fondamentale per rallentare l’invecchiamento. Non è un caso che il team di ricerca abbia notato una diretta correlazione tra i livelli di eNampt nel sangue dei topi e i giorni vissuti dagli animali. Imai ha sottolineato che “non sappiamo ancora se questo legame sia presente anche nell’uomo, ma i risultati suggeriscono che questa proteina va studiata per capire se può essere utilizzata come un potenziale biomarcatore dell’invecchiamento”. 

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