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Robotica, nuove regole per l’interazione con l’essere umano

I titoli di Sky Tg24 delle ore 8 del 12/8

1' di lettura

I robot dovranno capire ciò che fanno, non solo eseguire meccanicamente, proprio come gli uomini. La proposta arriva da una ricerca pubblicata sulla rivista Nature Machine Intelligence 

Nuove regole per l'interazione fra robot ed esseri umani con l'obiettivo ultimo di poter ottenere una nuova generazione di robot in grado di operare con successo in situazioni complesse, ma anche di collaborare in modo sicuro ed efficace con l'uomo. E’ questa la base di partenza della proposta di cambiamento pubblicata sulle pagine della rivista Nature Machine Intelligence e nata dalla collaborazione tra l'università britannica di Birmingham, l'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna, l'Università di Pisa, la Queensland University of Technology di Brisbane e la German Aerospace Center (DLR).

Anche le macchine devono capire ciò che fanno

Gli scienziati coinvolti nella ricerca sostengono la necessità che i robot debbano conoscere la ragione per cui compiono un lavoro e se le condizioni in cui operano siano in sicurezza per loro stessi e per gli esseri umani con cui si compie l’interazione. In sostanza, anche le macchine devono comprendere il senso di ciò che stanno facendo e non eseguire meccanicamente comandi e operazioni loro impartite. Questo cambiamento, secondo gli esperti, potrebbe portare a importanti novità nel mondo della robotica. Tra i settori interessati, come sostiene Valerio Ortenzi, ricercatore dell’Università di Birmingham e tra i principali autori dello studio, il cambiamento nel pensiero di un robot potrebbe investire vari settori, tra cui quelli dell’automazione, dell’industria 4.0 o quello dell’interazione uomo-robot in ambienti domestici.

Alcuni esempi di interazione

In particolare l’articolato studio pone l’attenzione sulla presa degli oggetti da parte di un robot. Come spiega nel dettaglio un articolo apparso sul sito della scuola Sant'Anna di Pisa, in robotica afferrare un oggetto in natura è un’azione perfezionata molti anni fa, ma tutt’oggi rappresenta una sfida ancora da completare. La maggior parte delle macchine utilizzate finora nelle fabbriche lavora in maniera automatica, raccogliendo oggetti in luoghi e tempi prestabiliti. Per garantire che ciò avvenga, è necessaria l’interazione di più tecnologie complesse che includono sistemi di visione e Intelligenza Artificiale in grado di far vedere alla macchina l’oggetto e determinarne la proprietà e la forza di presa. Per fare un esempio concreto, Ortenzi cita quello di un robot a cui viene chiesto di consegnare all’uomo un cacciavite in un laboratorio. “I codici in possesso del robot lo spingeranno a impugnare il manico e passarvi il cacciavite dalla parte sbagliata, compiendo un passaggio di consegne pericoloso. Il robot invece ha bisogno di sapere qual è l’obiettivo finale di un’azione, al fine di ripensare la sua attività e di adattarla al contesto”, sostiene il ricercatore. Un altro esempio che si inserisce nell’ambito della proposta può riguardare un robot in una casa di cura che passa un bicchiere d’acqua ad un anziano. “Il robot non deve solo impedire che il bicchiere caschi o che si versi l’acqua, ma capire a chi passerà il bicchiere per favorire il passaggio dell’oggetto. In altre parole, quello che è ovvio per un essere umano deve essere programmato in un robot e questo implica un approccio totalmente diverso", conclude Ortenzi.

Una nuova generazione di robot

Una nuova e più completa generazione di robot, insomma, può essere possibile, come sostiene Marco Controzzi, ricercatore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna e altro autore dello studio. “Siamo convinti che una nuova metrica basata sull’osservazione di come l’uomo interagisce con le cose e con l’ambiente, sia fondamentale per lo sviluppo di una nuova generazione di robot in grado non solo di operare con successo in situazioni complesse, ma soprattutto di collaborare in modo sicuro ed efficace con l’uomo".

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