“Virus zombie” preistorici in Siberia, rischi per l’uomo se riaffiorano dal ghiaccio

Scienze
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Il cambiamento climatico sta provocando un assottigliamento del permafrost nel quale sono racchiusi, in stato di ibernazione, microrganismi che potrebbero tornare a minacciare l’essere umano. Uno studio francese ha permesso di isolare e analizzare alcuni di questi megavirus preistorici in Siberia. L'epidemiologo Gianni Rezza: “Virus ancora infettivi? È una possibilità”

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I virus del passato, quelli risalenti a secoli se non migliaia di anni fa, potrebbero tornare a minacciare il mondo. Un rischio concreto dovuto al cambiamento climatico che sta pian piano scongelando anche gli strati più antichi dei ghiacciai, il cosiddetto permafrost. Lì, in quel grande mondo di ghiaccio della Siberia, sono rimasti intrappolati virus e altri patogeni che, dall’epoca preistorica, sono rimasti intrappolati in uno stato di ibernazione. Complici anche l’assenza di ossigeno e di luce che, insieme alle bassissime temperature, hanno conservato nel tempo alcune forme di vita e microrganismi non graditi all’uomo.

“Virus zombie”

L’innalzamento delle temperature sta assottigliando il permafrost: questo potrebbe riportare alla luce quelli che i ricercatori hanno chiamato “virus zombie” perché, una volta usciti dallo stato di ibernazione, potrebbero essere ancora infettivi. Gli scienziati sono al lavoro per capire se ci sono rischi concreti: gli esperti dell’università di Marsiglia e Aix en Provence, in uno studio francese di alcuni anni fa, hanno isolato nel permafrost della Siberia dei megavirus preistorici che si sono rivelati capaci di infettare organismi unicellulari come le amebe. Tuttavia, non hanno rappresentato un pericolo per forme di vita più complesse. Un episodio non altrettanto rassicurante, però, si è verificato nel 2016 quando, sempre in Siberia, un’ondata di calore ha provocato lo scongelamento di una renna. La carcassa dell’animale, morto decenni prima, ha liberato spore di antrace che hanno avuto ripercussioni negative sulla salute della popolazione locale e anche la morte di un bambino. 

L’esperto: “Virus ancora vitale? È una possibilità”

“Dal punto di vista scientifico non possiamo escludere del tutto che un virus ibernato possa in qualche misura tornare vitale, replicarsi, infettare animali o anche l'uomo”. Lo ha spiegato all'Adnkronos l'epidemiologo Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Che i “virus zombie” possano rappresentare un rischio per l’uomo, ha sottolineato il medico, “è una possibilità. Quanto probabile nessuno lo sa, allo stato attuale delle conoscenze". Rezza ha ricordato come ricerche di questo tipo sui virus del passato abbia avuto inizio con gli studi sull’influenza Spagnola. “Si studiavano i corpi congelati delle persone morte per il virus, isolando il patogeno conservato dal ghiaccio. Ovviamente non è detto che il virus rimanga vitale o intatto. Nel caso della Spagnola furono trovate sequenze di Dna e di Rna. Anche nel caso del gruppo francese che scoprì i megavirus in Siberia - ha spiegato l'epidemiologo - i patogeni risultarono in grado di infettare solo le amebe, non l'uomo”.

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