Spazio, Cassini ha chiuso la missione record: la storia della sonda

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E' terminata la missione che ci ha fatto conoscere meglio Saturno. Ripercorriamone le tappe: quando è stata lanciata, da chi è stata costruita e quali sono state le sue scoperte  

Il conto alla rovescia sul sito della Nasa è terminato: dopo 20 anni di onorata carriera, Cassini ha chiuso la sua missione con il Grand Finale, un ultimo "tuffo" nell'atmosfera di Saturno con cui la sonda si è distrutta. Vediamo insieme la sua storia, durata quasi due decenni.

Il "Grand Finale" di Cassini

A definirlo "Grand Finale" è la stessa Agenzia aerospaziale statunitense, un evento iniziato il 26 aprile scorso con una serie di passaggi ravvicinati al pianeta. Il 9 settembre la sonda aveva compiuto l'ultimo della serie di cinque "tuffi" programmati tra gli anelli di Saturno (22 in totale), cominciati un mese prima. Per "suicidarsi" – non prima però di aver inviato gli ultimi, importanti dati sulla Terra – Cassini ha utilizzato la massa di Titano, il più grande dei satelliti naturali del Pianeta, già ampiamente studiato dalla sonda, per modificare la sua orbita e virare appunto verso l'atmosfera di Saturno.

 

Cassini-Huygens, storia della missione

La sonda, lanciata il 15 ottobre 1997, era composta da un orbiter (un veicolo che orbita attorno ad un pianeta) e un lander (veicolo d'atterraggio): il primo, prodotto dalla Nasa, è stato ribattezzato appunto Cassini dal nome dall'astronomo italiano – Giovanni Domenico Cassini – che alla fine del Seicento studiò Saturno e i suoi anelli; al lander Huygens dell'Esa è stato dato invece il nome dell'astronomo olandese del XVII secolo, Christiaan Huygens, che con il suo telescopio scoprì Titano. La Cassini-Huygens è dunque una missione interplanetaria congiunta (dal costo di circa 5 miliardi di dollari) tra le agenzie spaziali statunitense ed europea, oltre all'italiana Asi.

Com'era fatta la sonda

Alta sette metri e larga quattro, la sonda pesava circa sei tonnellate. Era dotata di un'antenna parabolica di quattro metri e di un'asta-magnetometro lunga 13, e la maggior parte dei sistemi al suo interno aveva un analogo sistema di riserva (per eventuali guasti). Trovandosi a oltre un miliardo di km dal nostro pianeta, i suoi segnali, che viaggiavano alla velocità della luce, impiegavano circa un'ora per raggiungere la terra.

Alla scoperta di Saturno

Un primo traguardo la sonda lo ha raggiunto nel 2002, quando si trovava ancora tra Giove e Saturno. Fu allora che misurò il ritardo nella propagazione dei segnali radio causata dalla gravità solare: a tutt'oggi, la più accurata conferma sperimentale della teoria di Einstein della relatività generale. La sonda è stata la prima a entrare nell'orbita di Saturno, il 1 luglio 2004, ma solo la quarta a visitare il pianeta (prima di lei anche le sonde Voyager, che da poco hanno festeggiato i 40 anni). Nello stesso anno Huygens si è separata da Cassini per studiare Titano, da cui ha inviato immagini e trasmesso i rumori ambientali.

I successi di Cassini

Negli ultimi tempi Cassini ha inviato nuove immagini delle lune di Saturno, dopo averne precedentemente fotografato anche gli affascinanti anelli di ghiaccio. Tra i suoi successi si deve annoverare anche l'aver scoperto la presenza di laghi di idrocarburi liquidi sulla superficie del satellite e di un oceano sotto la sua crosta ghiacciata. Nel 2014, poi, ha rilevato una grande quantità di acqua al di sotto della crosta ghiacciata della piccola luna di Encelado, che potrebbe ospitare forme di vita. Scoperte che sono andate ben oltre le attese, ad alcune di queste ha contribuito anche l'Università "La Sapienza" con la realizzazione di due importanti strumenti di bordo – il radar e il traslatore di frequenza – costruiti poi da Thales Alenia Space Italia.


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