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Hiv, “allarmante aumento” della resistenza ai farmaci in 12 Paesi

I titoli di Sky Tg24 delle ore 8 del 31/7

3' di lettura

Una forma del virus resistente ai farmaci è stata riscontrata a livelli preoccupanti in Africa, Asia e America. A rivelarlo è un report dell'Organizzazione Mondiale della Sanità 

Un allarme lanciato direttamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con un report pubblicato sulla rivista Nature, rivela che, negli ultimi 4 anni, in 12 Paesi (Argentina, Swaziland, Cuba, Guatemala, Honduras, Namibia, Nepal, Nicaragua, Papua Nuova Guinea, Sud Africa, Uganda, Zimbabwe) distribuiti tra Africa, Asia e America sono stati superati livelli di guardia dell’Hiv relativi in particolare alla resistenza a due farmaci, efavirenz e nevirapina, tra i più importanti per il trattamento della malattia.

I dati del rapporto

Come si può leggere direttamente su Nature, i pazienti affetti da Hiv vengono normalmente curati con un cocktail di farmaci, noto come terapia antiretrovirale, ma il virus anche nel corso delle cure può mutare in una forma resistente. I sondaggi condotti dall’Oms tra il 2014 e il 2018 in cliniche selezionate a caso in 18 Paesi, hanno stabilito che in 12 di questi i pazienti dimostravano elevati livelli di resistenza ai farmaci utilizzati per le terapie. Si tratta, nello specifico, di oltre il 10% degli adulti vittime di Hiv che ha sviluppato questa particolare resistenza, al di sopra della quale non è considerato sicuro prescrivere gli stessi medicinali per l'Hiv al resto della popolazione, perché la resistenza potrebbe aumentare. Complessivamente, il 12% delle donne intervistate presentava una forma di HIV resistente ai farmaci, rispetto all'8% degli uomini.

Un preoccupante “limite superato”

"Penso che abbiamo in qualche modo superato il limite", ha afferma Massimo Ghidinelli, specialista in malattie infettive presso la Pan American Health Organization di Washington DC. Particolarmente preoccupante, afferma il rapporto, è l'alto livello di resistenza formatosi nei neonati con hiv nell'Africa sub-sahariana. Tra il 2012 e il 2018, circa la metà dei neonati cui è stata diagnosticata la malattia in nove dei paesi di questa regione, presentava una forma di Hiv resistente a efavirenz, nevirapina o addirittura ad entrambi. “Le cause della resistenza ai farmaci rimangono sconosciute”, ha affermato Silvia Bertagnolio, esperta di malattie infettive presso l'Oms a Ginevra e coautrice del rapporto. “Ma è possibile sostenere che l'Hiv resistente ai farmaci possa svilupparsi quando le persone interrompono il proprio trattamento”, ipotizza. Questo può capitare, ad esempio, in molte donne che potrebbero aver assunto antiretrovirali durante la gravidanza per prevenire l'infezione dei loro bambini, ma non hanno proseguito dopo il parto. Tra l’altro, secondo i dati, la prevalenza della resistenza del virus nelle persone che hanno ripreso ad utilizzare efavirenz e nevirapina dopo l'interruzione del trattamento è stata molto più elevata (21%) rispetto a chi non ha sospeso il trattamento (8%).

Il farmaco risolutivo

In risposta ai dati elaborati, l'Oms ha raccomandato ai Paesi in questione di utilizzare dolutegravir, farmaco che è più efficace e tollerabile di altri, nel trattamento dell’Hiv. La probabilità che il virus sviluppi mutazioni è più bassa con dolutegravir che con altri antiretrovirali, così come ha affermato Roger Paredes, esperto di malattie infettive all'ospedale universitario tedesco Trias i Pujol di Barcellona, in Spagna. "Dobbiamo incoraggiare una transizione mondiale verso questo farmaco", ha aggiunto.

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