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Chirurgia della mano, l’ecografia è il terzo occhio del medico

Chirurgia (Getty Images)
1' di lettura

Il suo supporto è fondamentale per guidare lo specialista verso la perfetta riuscita delle operazioni soprattutto durante le ricostruzioni chirurgiche e quando si ha la necessità di effettuare l’anestesia locale

L’ecografia è una tecnica medica fondamentale per guidare lo specialista verso la perfetta riuscita delle operazioni di neurochirurgia della mano. Definita da un team di ricercatori coordinato da Luca Padua, ‘il terzo occhio’ del dottore, il suo impiego ridurrebbe sostanzialmente i rischi associati allo specifico intervento chirurgico, quali quelli insiti nella procedura anestetica. La microchirurgia nervosa della mano spesso viene attuata per curare alcuni problemi derivanti da alcune patologie che colpiscono l’organo prensile.

Il supporto dell’ecografia

A ribadire l’importanza del suo utilizzo è una lettera pubblicata sulla rivista New England Journal of Medicine, scritta da Padua, insegnante di Neurologia all’Università Cattolica e Responsabile dell’Unità Operativa “Neuroriabilitazione ad alta intensità” della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, insieme con i colleghi Daniele Coraci e Claudia Loreti, della Fondazione Don Gnocchi.
L’ecografia permette, infatti, di studiare nel dettaglio il sistema nervoso periferico, rilevando non solo la morfologia dei nervi, ma anche la loro anatomia e quella delle strutture che li circondano.
Impiegandola nel corso di un’operazione di neurochirurgia della mano, i dottori possono avere un quadro completo della condizione anatomica del nervo ed effettuare con precisione tutte quelle pratiche mediche richieste dall’intervento.

Fondamentale per una corretta anestesia locale

Nello specifico, il supporto dell’ecografia è di fondamentale importanza soprattutto durante le ricostruzioni chirurgiche e quando si ha la necessità di effettuare l’anestesia locale. Un’anestesia eseguita alla cieca potrebbe risultare inefficace o comportare diversi effetti collaterali, come quelli derivanti dall’inserimento dell’anestetico in un vaso sanguigno.
“L’ecografia è in grado di ‘vedere’ anche le strutture nervose molto piccole a livello della mano e di scoprire la presenza di eventuali anomalie”, spiega Padua.
Purtroppo, sottolineano gli esperti, l’impiego di questa pratica medica nel corso delle operazioni chirurgiche viene attualmente adottato solo in alcuni centri altamente specializzati. Padua si augura che anche tutte le altre strutture possano beneficiare al più presto dell’utilizzo del supporto ecografico.  

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