Alimentazione in gravidanza: 6 falsi miti su cosa mangiare e cosa no

(Getty Images)
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“Dover mangiare per due” o "evitare pesce e crostacei" sono solo alcuni esempi delle credenze nate intorno alla gravidanza. Affidarsi agli esperti e documentarsi è il modo migliore per evitare equivoci

"Mangia per due". "Bevi birra che produce latte". "Evita il pesce". Queste sono solo alcune delle frasi che una donna in gravidanza può sentirsi dire da amici e parenti sulle presunte regole per evitare di commettere qualche errore nell'alimentazione e mettere quindi a rischio il bambino. Ma molte di queste credenze sono falsi miti, in grado di confondere le future mamme e generare equivoci. Eccone alcuni.

"Mangiare per due"

Chi non ha mai sentito parlare della necessità che una donna incita “mangi per due”? La super-alimentazione in gravidanza rappresenta un errore molto frequente. Stando a quanto riporta la Fondazione del Gruppo Ospedaliero San Donato, è invece importante ricordare “come un controllo qualitativo e quantitativo dell’alimentazione costituisca la base per assicurare un’adeguata copertura delle spese energetiche della madre, sia in gravidanza sia in allattamento”. Per questo motivo, la regola fondamentale per le future mamme dovrebbe essere: “Non mangiare per due, ma due volte meglio”. Ciò che dovrà cambiare saranno quindi non tanto le quantità (che aumentano di poco e comunque in modo controllato) ma la qualità dei cibi, per assicurare i fabbisogni energetici di mamma e bambino.

Il mito delle "voglie"

“Se hai voglia di fragole, non toccarti il naso! Altrimenti il bambino nascerà con una macchia rossa sul viso”. Altra credenza molto diffusa è quella delle voglie alimentari, segno, secondo il mito, che al bambino manca qualche particolare nutriente . Una teoria mai dimostrata, così come quella della comparsa di macchie cutanee se la mamma tocca quella parte del corpo quando ha voglia di un cibo preciso. Al momento, non sono note le ragioni per cui in gravidanza capiti di avere particolari desideri alimentari, ma si ipotizza corrispondano all’aumento di alcuni ormoni, come gli estrogeni. Si legge sul sito del San Donato, che “le cosiddette “voglie” cutanee sono di varia natura e colore: gli angiomi color fragola sono formati dall’accumulo di vasi sanguigni sotto la pelle, mentre gli angiomi color caffè o caffelatte sono causati da una maggior concentrazione di melanina”.

La birra che "produce latte"

L’idea che bere birra aumenti la produzione di latte materno può condizionare le abitudini di una neo mamma sia durante la gravidanza che poi in allattamento. Si tratta però di una credenza sbagliata, in quanto è stato dimostrato che, al contrario, l’abuso di alcolici in gravidanza aumenta il rischio di anomalie fetali. Per questo motivo, è importante limitare al massimo  o, preferibilmente, evitare del tutto il consumo di bevande alcoliche, come sottolinea l’Istituto Superiore di Sanità. La stessa Assobirra ha lanciato una campagna contro l’alcool in gravidanza per prevenire danni fetali.

L’olio di ricino per "curare la stitichezza"

Durante la gravidanza, diversi fattori incidono sulla normale attività intestinale. Questa infatti viene rallentata per garantire un migliore assorbimento delle sostanze nutritive, oltre che dal fatto che l’utero ingrossato schiaccia il retto, ostacolando il passaggio delle sostanze. In più, l’aumento del progesterone, che rilassa i muscoli, rallenta l’attività dell’intestino. A causa di questi fattori, dunque, le future mamme potrebbero soffrire di stitichezza. Una condizione che però non si cura ricorrendo all’olio di ricino, nonostante il falso mito che circola a riguardo. È indicato, invece, mangiare cibi ricchi in fibre, come frutta, verdura e crusca, bere molta acqua e consumare più yogurt.

Il bando al caffè

Se gli alcolici sono da evitare del tutto per non incorrere in rischi, il caffè, al contrario di quanto si pensi, può essere consumato con moderazione. Una o due tazzine al giorno sono in generale ben tollerate. Per le dosi extra, il consiglio è quello di assumere sostanze decaffeinate o sostitutive, come orzo o tisane.

"Meglio evitare il pesce"

Anche il consiglio di evitare del tutto il pesce e i crostacei è privo di fondamento. Da un lato, in effetti, alcuni tipi di pesce è meglio limitarli: si tratta dei grandi pesci predatori (come pesce spada, squaloidi, marlin e luccio che tendono ad accumulare maggiori quantità di mercurio) e del tonno, da limitare a circa 100 grammi alla settimana. Dall’altro lato, invece, sono da mangiare e anzi consigliati pesci come sogliola, merluzzo, nasello, trota, palombo, dentice, orata e sardine (ricchi di omega3 e utili, secondo uno studio, per sviluppare vista e cervello). In ogni caso, il pesce va consumato cotto, evitando quindi il crudo e i prodotti affumicati. Idem per la carne: specie se non si è immuni dalla toxoplasmosi, bisogna evitare di consumarla cruda. E infine la frutta e verdura: prima di consumarle crude è necessario assicurarsi che siano lavate accuratamente.

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