Lo studio della Facoltà di Scienze Agrarie dell'Università Cattolica ridimensiona di fatto le promesse su latte e carne hi-tech. I dati scientifici parlano chiaro: le alternative sintetiche affrontano rese microscopiche, costi esorbitanti e un'impronta ecologica che, tra le quattro pareti di un laboratorio energivoro, supera quella della zootecnia reale
“Senza studi clinici e pre-clinici obbligatori sarà molto complicato capire se i cibi a base cellulare prodotti in laboratorio siano sicuri o meno per la salute dei cittadini.
A dirlo è Antonio Gasbarrini, Direttore Scientifico di Fondazione Policlinico Universitario Gemelli IRCCS e Presidente Comitato Scientifico Fondazione Aletheia a margine dell’evento realizzato al Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e intitolato “Il cibo fatto in laboratorio. I rischi per la salute e l’ambiente”, in cui è stato presentato uno studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Piacenza, sui cibi prodotti in laboratorio.
Lo studio
Lo studio della Facoltà di Scienze Agrarie dell'Università Cattolica ridimensiona di fatto le promesse su latte e carne hi-tech. I dati scientifici parlano chiaro: le alternative sintetiche affrontano rese microscopiche, costi esorbitanti e un'impronta ecologica che, tra le quattro pareti di un laboratorio energivoro, supera quella della zootecnia reale.
La ricerca dell'Università Cattolica ha analizzato le due principali innovazioni del settore: la fermentazione di precisione (utilizzata per replicare le proteine del latte) e la carne coltivata in vitro. I risultati scientifici smontano la retorica della convenienza di queste tecnologie: se la fattibilità biologica in laboratorio è stata raggiunta, mancano del tutto la sicurezza su scala industriale e la sostenibilità economica e ambientale. I dati scientifici mostrano come la fermentazione di precisione presenti rese contenute e un consumo energetico elevato. I test condotti sul lievito Komagataella phaffii per isolare la beta-caseina hanno registrato la produzione di soli 6 milligrammi di proteina per litro di coltura. L'indagine evidenzia resistenza agli antibiotici da parte del costrutto e ricorda come la produzione di una singola proteina non consenta di riprodurre la struttura organolettica e nutrizionale del latte, nonché un impatto ambientale non competitivo rispetto agli allevamenti tradizionali a causa dei consumi operativi dei laboratori. Contestualmente, lo studio ha preso in esame la carne coltivata in vitro, riscontrando un divario di produttività stimato in 40 a 1 rispetto ai modelli teorici, con forte spreco di risorse e un impiego di terreno di coltura oltre trenta volte superiore e l'assenza di componenti strutturali come tessuto connettivo e grasso nel prodotto finale. In definitiva, produrre proteine del latte o carne in un bioreattore è biologicamente possibile, ma la complessità, il valore nutrizionale e l'efficienza della filiera agroalimentare tradizionale e dei formaggi certificati restano insostituibili.
Il ministro
L'incontro ha visto la partecipazione dei rappresentanti del settore e delle istituzioni. Il Ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha commentato i risultati emersi: "L'Italia è stata pioniera nel vietare i cibi sintetici per tutelare la salute pubblica e il lavoro dei nostri agricoltori. I dati della Cattolica ci danno ragione: i laboratori consumano più della zootecnia tradizionale e offrono cibi qualitativamente inferiori. Continueremo a difendere il modello agroalimentare italiano, che garantisce qualità reale e sostenibilità vera".
"Sappiamo sicuramente che sono prodotti ultraformulati per eccellenza e sono molte ancora le incognite che li accompagnano", aggiunge ancora Gasbarrini. "Per tutelare la salute pubblica la vera terapia alimentare resta il cibo naturale e un’alimentazione varia ed equilibrata. Lo studio dell’Università Cattolica, campus di Piacenza, conferma che siamo molto distanti dai prodotti tradizionali che assunti in modo equilibrato rappresentano delle fonti nutrizionali fondamentali per la salute dei cittadini”.