Latte crudo, 43 casi di sindromi gravi nel 2025. Esperti: bimbi più a rischio. I consigli
Salute e BenessereIntroduzione
Il 2 agosto 2026 è morto Mattia Maestri, il bambino di Coredo (Val di Non, in Trentino) che dal 2017 era in uno stato vegetativo permanente dopo avere mangiato formaggio lavorato con latte crudo contaminato dal batterio dell'Escherichia coli. All’epoca, nove anni fa, Mattia Maestri aveva 4 anni. La notizia della sua morte ha riacceso l’attenzione sui rischi legati al consumo di latte crudo, soprattutto tra i più piccoli. Secondo gli esperti, il picco dei casi si verifica in estate e tra gli alimenti da evitare ci sono anche carne, uova e pesce non cotti bene. Ecco i consigli per cercare di ridurre i rischi
Quello che devi sapere
I casi in Italia nel 2025
Al consumo di latte crudo sono collegate possibili infezioni che rischiano di rivelarsi molto gravi e, in alcuni casi, anche fatali. A essere a rischio sono soprattutto i bambini, ma non solo. La complicanza più grave che può derivare dal consumo di latte crudo si chiama Seu, Sindrome emolitico-uremica. In Italia esiste un registro Seu che raccoglie i casi che si verificano sul territorio: nel 2025 nel nostro Paese sono stati registrati 43 casi, distribuiti in 15 regioni. Riguardavano tutti bambini sotto i 15 anni. L’estate è il periodo più a rischio.
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Gli esperti invitano alla cautela
Gli esperti, più volte, hanno richiamato l’attenzione sui rischi del latte crudo e hanno messo in guardia chi lo mangia: questo prodotto, hanno sottolineato, va consumato con cautela e andrebbe evitato nel caso di bambini piccoli o soggetti fragili. Il latte crudo, infatti, non ha subito alcun trattamento termico superiore ai 40° gradi, come la pastorizzazione o la sterilizzazione: può, quindi, contenere batteri nocivi per le persone.
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I rischi del latte crudo
“In estate bisogna fare molta attenzione sul versante degli alimenti, in particolare al latte crudo che soprattutto per i bambini più piccoli può essere pericoloso”, ha avvertito Marina Vivarelli, pediatra nefrologa e componente del Consiglio superiore di sanità, in un video sul profilo Instagram del ministero della Salute nell'ambito della campagna “Estate in sicurezza”. La dottoressa ha spiegato che “all'interno del latte crudo ci possono essere dei batteri. In particolare la tossina Stec, Shiga-tossina di Escherichia coli, che negli adulti e nei bambini più grandi può causare gastroenterite ma nei bimbi piccoli – ha ribadito – può dare una complicanza piuttosto grave che è la sindrome emolitico-uremica Seu”.
Per approfondire: Le Faq del ministero sul latte crudo
Cos’è la Seu
La Seu, secondo gli esperti, rappresenta la principale causa di insufficienza renale nell'età pediatrica e nei casi più gravi può presentare manifestazioni di carattere neurologico, coma e può avere esito fatale.
Gli altri alimenti a cui fare attenzione
Oltre al latte crudo, ha detto ancora la dottoressa Vivarelli, ci sono altri alimenti a cui bisogna fare attenzione per evitare rischi. “Bisogna fare attenzione anche ai liquidi non controllati, ad esempio acqua di pozzi, e poi anche a carni, pesci e uova che non siano completamente cotti", ha sottolineato.
Prudenza non solo con i bambini
I rischi maggiori, comunque, non riguardano solo i bambini. Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell'Università degli Studi di Milano, ha ricordato che "particolare prudenza è raccomandata per bambini sotto i 5 anni, donne in gravidanza, anziani e persone fragili, categorie per le quali è preferibile consumare latte e derivati pastorizzati ed evitare alimenti che possono comportare un maggiore rischio microbiologico".
Ministero Salute: “Rischio contenuto ma non deve essere trascurato”
Il ministero della Salute ha fatto sapere che il rischio legato al consumo di latte crudo "è generalmente contenuto”, ma ha aggiunto che “non deve essere trascurato, specialmente in bambini, anziani e persone immunodepresse".
Come ridurre i rischi
Come detto, il latte crudo può contenere batteri nocivi anche perché non ha subito alcun trattamento termico superiore ai 40° gradi: i trattamenti termici di pastorizzazione o la bollitura, quindi, permettono di ridurre o eliminare i rischi. È per questo motivo, ad esempio, che negli agriturismi non si può somministrare il latte crudo se non si procede prima alla sua bollitura. “È bene accertarsi che il latte sia stato bollito chiedendo, ad esempio, alla persona addetta alla somministrazione della colazione e dei pasti”, ha raccomandato il ministero della Salute. Sono state pubblicate, ha ricordato, anche delle linee guida per “il controllo di Stec nel latte non pastorizzato e nei prodotti derivati”.
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