Perché la doccia fredda quando fa caldo non fa bene

Salute e Benessere

Introduzione

Con il caldo intenso la tentazione di una doccia gelata è forte, ma il freddo improvviso può ottenere l'effetto opposto a quello sperato. La vasocostrizione riduce la dispersione del calore corporeo e l'esposizione brusca all'acqua molto fredda può innescare il cosiddetto "cold shock response", con un aumento di pressione e frequenza cardiaca che mette sotto sforzo il cuore, soprattutto nei soggetti predisposti. Ecco cosa dice la scienza sui meccanismi della termoregolazione, perché la doccia rapida va distinta dall'immersione e come rinfrescarsi nel modo corretto durante le ondate di calore.

Quello che devi sapere

Il sollievo immediato che inganna il corpo

Quando il termometro sale, infilarsi sotto un getto d'acqua gelata sembra la soluzione più ovvia per ritrovare frescura. La sensazione di sollievo, però, è ingannevole: dura pochi minuti e non corrisponde a un reale abbassamento della temperatura interna. Anzi, l'acqua molto fredda può spingere l'organismo a comportarsi nel modo opposto a quello che servirebbe per disperdere il calore in eccesso, lasciando una sensazione di caldo ancora più forte una volta usciti dalla doccia.

 

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Come funziona davvero la termoregolazione

Il corpo umano mantiene la temperatura interna intorno ai 37 °C, valore necessario al corretto funzionamento degli organi. Quando l'ambiente si surriscalda, il centro di regolazione termica nel cervello attiva una serie di meccanismi per dissipare il calore: i vasi sanguigni vicini alla pelle si dilatano per portare più sangue verso la superficie, dove il calore si disperde più facilmente, mentre la sudorazione raffredda la cute attraverso l'evaporazione. È un sistema che lavora già a pieno ritmo durante le giornate più calde.

 

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La vasocostrizione: il freddo blocca la dispersione del calore

Il contatto improvviso con l'acqua fredda fa scattare la reazione contraria. I vasi sanguigni superficiali si restringono (è la vasocostrizione) riducendo il flusso di sangue verso la pelle. Così il calore, invece di essere portato all'esterno e ceduto all'ambiente, resta intrappolato intorno agli organi interni. In pratica si "convince" il corpo che debba conservare calore anziché liberarsene: proprio l'opposto di ciò che serve per rinfrescarsi davvero.

 

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Il "cold shock response": cosa scatta con il freddo improvviso

L'esposizione brusca della pelle al freddo innesca un riflesso noto in fisiologia come cold shock response. Studi sull'immersione in acqua fredda condotti dal gruppo di Michael Tipton (University of Portsmouth) descrivono una reazione mediata dal sistema nervoso simpatico: respiro affannoso e iperventilazione incontrollata, accompagnati da un rapido aumento di frequenza cardiaca, pressione e gittata del cuore. La risposta raggiunge il picco dopo circa 30 secondi e si attenua in un paio di minuti, ma è in quella fase iniziale che si concentrano i rischi maggiori.

 

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Pressione, battito e cuore sotto sforzo

Quando i vasi cutanei si contraggono rapidamente, il cuore deve pompare contro una resistenza maggiore: la pressione sanguigna sale e il battito accelera. In condizioni normali l'organismo gestisce questo stress senza conseguenze, ma il passaggio repentino dal molto caldo al molto freddo rappresenta una sollecitazione importante per l'apparato cardiovascolare. La letteratura scientifica (Shattock e Tipton, Journal of Physiology) ha descritto come, in presenza di fattori predisponenti, lo squilibrio tra le due componenti del sistema nervoso autonomo possa favorire alterazioni del ritmo cardiaco.

I soggetti più a rischio

Per una persona sana una doccia fredda in casa raramente comporta pericoli concreti. La cautela vale soprattutto per chi ha condizioni cardiovascolari preesistenti (come la malattia coronarica o alterazioni del ritmo cardiaco) per cui lo sbalzo termico improvviso può risultare più rischioso. In questi casi è preferibile evitare l'acqua ghiacciata e gli sbalzi estremi, scegliendo modalità di raffreddamento più graduali. Nel dubbio, in presenza di patologie o di terapie in corso, è opportuno confrontarsi con il proprio medico.

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Doccia o immersione: perché la distinzione conta

Va fatta una precisazione importante. Gli studi che documentano i rischi più seri riguardano l'immersione del corpo o del viso in acqua fredda, non la semplice doccia rapida a casa. L'immersione completa amplifica la reazione e, nei casi gravi, è associata a episodi di annegamento legati proprio al cold shock response. Per questo le raccomandazioni più stringenti riguardano i tuffi in acque fredde, i bagni in vasche ghiacciate o le immersioni dopo l'esposizione al sole, più che il gesto quotidiano sotto la doccia. Il meccanismo cutaneo è lo stesso, ma intensità e conseguenze cambiano sensibilmente.

Come rinfrescarsi nel modo corretto

L'indicazione che emerge è privilegiare l'acqua tiepida o fresca anziché gelata: una temperatura moderata favorisce la dilatazione dei vasi e una dispersione del calore più efficace e duratura una volta usciti. Utile anche raffreddare i punti dove i vasi sono più vicini alla pelle, come polsi e caviglie, immergendoli in acqua fresca. Restano fondamentali le buone abitudini durante le ondate di calore: bere a sufficienza, evitare gli sbalzi termici bruschi e limitare l'esposizione al sole nelle ore più calde.

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