Caldo, quanto costa rinfrescare casa? Dai condizionatori ai ventilatori: spese in bolletta
EconomiaIntroduzione
Mantenere gli ambienti domestici freschi durante un'estate torrida come quella che stiamo vivendo può avere un impatto molto diverso sui consumi elettrici, a seconda della soluzione scelta. Non è soltanto il livello di comfort a distinguere ventilatori, deumidificatori e climatizzatori, ma soprattutto la spesa che questi apparecchi comportano nel tempo. Ecco cosa sapere
Quello che devi sapere
Le differenze
Il costo finale dipende da diversi fattori, tra cui la potenza assorbita, la durata quotidiana di utilizzo e l'efficienza energetica del dispositivo. Considerando, a giugno 2026, un prezzo medio dell'elettricità di circa 0,28 euro per kWh, la differenza è notevole: un ventilatore può costare meno di 3 euro al mese, mentre un climatizzatore acceso ogni giorno per diverse ore può superare i 100 euro mensili.
Per approfondire: Condizionatore, la guerra di coppia tra caldo e freddo: come usarlo bene e fare pace
Consumi e spesa oraria dei principali apparecchi
La prima differenza tra i vari sistemi di raffrescamento emerge osservando la quantità di energia richiesta durante il funzionamento, dalla quale deriva il relativo costo in bolletta. Ecco le differenze:
- Ventilatore: Con un assorbimento medio di circa 40 watt, richiede appena un centesimo di euro per ogni ora di utilizzo. Lasciandolo acceso per otto ore consecutive, la spesa sfiora i 9 centesimi. È la soluzione economicamente più vantaggiosa, anche se si limita a muovere l'aria senza abbassarne la temperatura.
- Deumidificatore: Il consumo medio si aggira intorno ai 300 watt, con un costo di circa 8 centesimi ogni ora e circa 67 centesimi dopo otto ore di funzionamento. Pur non raffreddando direttamente gli ambienti, elimina parte dell'umidità, aumentando la sensazione di benessere.
- Condizionatore portatile: Necessita mediamente di circa 1.000 watt di potenza. L'utilizzo comporta una spesa di circa 28 centesimi all'ora, che sale a oltre 2,20 euro per otto ore consecutive. Il principale punto di forza è la possibilità di utilizzarlo senza effettuare interventi di installazione.
- Condizionatore fisso: Con una potenza indicativa di 1.500 watt, richiede circa 42 centesimi per ogni ora di funzionamento, pari a circa 3,36 euro dopo otto ore. I climatizzatori inverter di ultima generazione, tuttavia, riducono progressivamente l'assorbimento energetico una volta raggiunta la temperatura impostata.
Per approfondire: Condizionatori, quanto costano e quanto tempo serve per installarli?
Quanto pesa sulla bolletta un mese di utilizzo
L'incidenza economica diventa più evidente osservando i consumi nell'arco di un mese. Immobiliare.it ha ipotizzato un funzionamento di otto ore al giorno per trenta giorni consecutivi, scoprendo come le differenze risultino significative:
- Il ventilatore resta la soluzione meno onerosa, con una spesa inferiore ai 3 euro mensili. È spesso la scelta preferita da chi vuole contenere i consumi, anche se durante le giornate più torride può non garantire un sollievo sufficiente, soprattutto negli ambienti poco arieggiati;
- Il deumidificatore comporta invece una spesa di circa 20 euro al mese. Sebbene non riduca la temperatura dell'aria, contribuisce a rendere più sopportabile il caldo eliminando parte dell'umidità, caratteristica particolarmente apprezzabile nelle zone più afose.
- Per un condizionatore portatile il costo mensile oscilla generalmente tra 60 e 80 euro, variando in base alle ore di utilizzo e alle condizioni climatiche. La possibilità di trasferirlo facilmente da una stanza all'altra rappresenta uno dei principali vantaggi, mentre i consumi risultano spesso superiori rispetto ai climatizzatori fissi più recenti.
- Un impianto fisso, considerando una potenza di riferimento di 1.500 watt, può invece superare i 100 euro al mese. In compenso offre prestazioni migliori, un controllo più preciso della temperatura e, nei modelli ad alta efficienza energetica dotati di tecnologia inverter, consumi inferiori rispetto agli apparecchi di vecchia generazione.
Cos’è la cooling poverty
Il costo del raffreddamento domestico rappresenta oggi anche una questione sociale. L'aumento delle temperature registrato negli ultimi anni ha trasformato l'aria condizionata, in molte situazioni, da semplice comfort a necessità, soprattutto durante le ondate di calore. Questo fenomeno è noto come cooling poverty, ovvero la difficoltà economica nel sostenere le spese necessarie per mantenere fresca la propria abitazione.
Secondo i dati dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), nel 2024 oltre 2,4 milioni di famiglie – circa il 9,1% del totale – vivevano in condizioni di povertà energetica, con un’incidenza più elevata tra i nuclei con minori e nei contesti caratterizzati da maggiori fragilità socioeconomiche.
Uno studio pubblicato sul Journal of Environmental Economics and Management ha inoltre evidenziato come i nuclei familiari con redditi più bassi possano destinare fino all'8% delle proprie risorse economiche ai costi della climatizzazione. Nelle famiglie economicamente più solide, invece, questa quota varia generalmente tra lo 0,2% e il 2,5%.
Temperature in aumento e possibili soluzioni
L'innalzamento delle temperature potrebbe aggravare ulteriormente questo scenario. In Paesi come l'India, ad esempio, soddisfare la futura richiesta di climatizzazione potrebbe richiedere un incremento della capacità produttiva del sistema elettrico nazionale fino al 29%. Esistono però strategie capaci di attenuare l'impatto dei consumi. Sempre secondo la ricerca pubblicata sul Journal of Environmental Economics and Management, nelle aree caratterizzate da un'elevata disponibilità di energia solare il fabbisogno elettrico destinato al raffrescamento potrebbe ridursi fino a un quarto. Per questo motivo, scegliere il sistema più adatto non significa valutare soltanto il comfort garantito, ma anche bilanciare consumi energetici, costi di esercizio ed efficienza.
Per approfondire: Condizionatori portatili, la classifica dei migliori secondo Altroconsumo