Hantavirus, il precedente di Chubut in Argentina nel 2018: 11 morti su 34 casi

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Uno studio pubblicato nel 2020 sul New England Journal of Medicine ha analizzato il focolaio di ceppo Andes avvenuto tra il 2018 e il 2019 nella provincia argentina di Chubut. I ricercatori ricostruirono diverse catene di contagio da persona a persona, individuando anche alcuni “super-diffusori”

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Tra i precedenti focolai legati al virus Andes, lo stesso ceppo di hantavirus coinvolto nel focolaio registrato sulla nave MV Hondius (LE ULTIME NOTIZIE IN DIRETTA), c’è quello avvenuto tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 nella provincia di Chubut, in Argentina. Il caso venne descritto in uno studio pubblicato nel 2020 sul New England Journal of Medicine, che analizzò nel dettaglio la catena dei contagi e le possibili modalità di trasmissione del virus. In quell’occasione furono registrati 34 casi e 11 decessi.

Il focolaio in Argentina tra il 2018 e il 2019

Secondo quanto riportato nello studio, il focolaio iniziò dopo un singolo salto di specie da un roditore all’uomo. Successivamente, il virus Andes si trasmise da persona a persona, generando fino a quattro generazioni di contagi. Tra gli episodi ricostruiti dai ricercatori c’era quello del cosiddetto “paziente zero” che, pur avendo già febbre e sintomi, partecipò a una festa con circa cento invitati. Cinque persone sedute vicino a lui svilupparono poi l’infezione tra i 17 e i 24 giorni dopo il contatto. Gli studiosi identificarono inoltre tre “super-diffusori”, ritenuti responsabili del 64% dei casi secondari registrati durante il focolaio. Lo studio analizzò anche l’andamento della trasmissione del virus attraverso il numero di riproduzione R, cioè il numero medio di persone contagiate da ogni infetto. Prima delle misure di contenimento, il valore mediano era pari a 2,12, quindi ogni persona infetta trasmetteva il virus in media a più di due individui. Dopo l’introduzione dell’isolamento dei sintomatici e della quarantena dei contatti stretti, l’R scese a 0,96, portando la catena di trasmissione al di sotto della soglia epidemica. 

 

Le ipotesi sulla trasmissione del virus

Uno degli aspetti approfonditi nello studio riguardava la possibile modalità di trasmissione del virus Andes tra esseri umani. Gli autori scrissero che “sulla base delle indagini epidemiologiche e genomiche sugli eventi di trasmissione da persona a persona, sembra che l'inalazione di goccioline o virioni aerosolizzati possa essere stata la via di infezione”. Lo studio, però, parlava di una possibilità e non di una prova definitiva di trasmissione aerea. I ricercatori ipotizzavano infatti che droplets e aerosol potessero aver avuto un ruolo nei contagi osservati in contesti di contatto stretto e prolungato, ma senza dimostrare una diffusione paragonabile a quella di virus come il Covid-19. Gli stessi autori evidenziarono inoltre che “la trasmissione da persona a persona fosse correlata a un'elevata carica virale e a una funzionalità epatica più compromessa nel paziente infetto”.

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