"Antidoto" botulismo, perché la sua gestione è affidata al Centro antiveleni di Pavia

Salute e Benessere
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Introduzione

La morte di una donna di 38 anni a Cagliari per l'intossicazione da botulino e i recenti casi di sospetta intossicazione da tossina botulinica registrati in Calabria e in Sardegna hanno riacceso i riflettori su un aspetto poco noto del sistema sanitario italiano: la gestione e la distribuzione della cura specifica del botulismo, un "antidoto" il cui utilizzo è regolato da protocolli rigorosi. Il siero anti-tossine botuliniche, fondamentale per il trattamento tempestivo, non è disponibile in tutte le strutture ospedaliere, poiché nessuna Regione e nessun ospedale del Paese ha l’autorizzazione a conservarlo in proprie sedi. La sua distribuzione è coordinata a livello nazionale dal Centro Antiveleni di Pavia, unico centro deputato alla gestione del botulismo. La distribuzione avviene tramite una rete d’intervento d’urgenza che coinvolge il ministero della Salute, l’Istituto superiore di sanità e la Farmacia militare. Ecco, nel dettaglio, cos’è l’”antidoto” contro il botulismo e perché la gestione è affidata a Pavia

Quello che devi sapere

Cos’è il l’”antidoto” contro il botulismo

Come riporta l’Istituto superiore di sanità sul suo portale ISSalute, il botulismo è una malattia che richiede cure ospedaliere e, nei casi sospetti, il ricovero in terapia intensiva per garantire assistenza in caso di problemi respiratori o ad altri organi vitali. La cura specifica consiste nella somministrazione di un siero anti-tossine botuliniche, in grado di neutralizzare le tossine presenti nel sangue.  Tuttavia, questo antidoto non agisce sulle tossine già penetrate nei neuroni e quindi non ha effetto sui sintomi già manifestati

 

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L’efficacia dell’”antidoto”

Il trattamento della tossina botulinica è possibile solo con la somministrazione di un’antitossina nelle prime ore dalla comparsa dei sintomi. Come sottolineato dall’Iss, il recupero è molto lento. La maggior parte dei pazienti va incontro a guarigione dopo settimane o mesi di terapia di supporto. Come detto, l’”antidoto” agisce neutralizzando la tossina ancora presente nel sangue, ma non può riparare i danni già causati alle terminazioni nervose. Per questo motivo, una somministrazione tardiva riduce drasticamente l’efficacia. Il trattamento con l’antitossina è infatti efficace soltanto nei primi giorni dopo l’assunzione dell’alimento contaminato. A seconda della quantità di tossina ingerita, il quadro clinico può andare da sintomi lievi a forme molto gravi, con una mortalità stimata intorno al 5%. Anche nei casi trattati in tempo, il recupero è lento e può richiedere settimane o mesi di terapia di supporto

L’efficacia dell’”antidoto”
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Perché la gestione parte da Pavia

In Italia, come si legge in una nota del dipartimento Salute e Welfare della Regione Calabria, la gestione dell’antidoto contro il botulino è affidata esclusivamente al Centro antiveleni di Pavia. “Nessuna Regione e nessun ospedale del Paese ha l'autorizzazione a conservare l'antidoto in proprie strutture”. Siero che, invece, è “nell'esclusiva disponibilità del ministero della Salute, che lo detiene in determinati luoghi sicuri e che lo distribuisce solo attraverso il Centro antiveleni lombardo”. Questa centralizzazione risponde a ragioni normative e sanitarie, legate alla gestione e al controllo di un farmaco delicato e soggetto a vincoli di conservazione

Come avviene la richiesta in emergenza

In caso di sospetto botulismo, l’ospedale o il servizio sanitario locale attiva la procedura di emergenza, contattando il Centro antiveleni di Pavia. Dopo aver valutato la gravità del caso, il Centro inoltra al ministero della Salute la richiesta di rilascio dell’antidoto. Il farmaco viene quindi prelevato dai depositi autorizzati e inviato con trasporto rapido. Come detto, il ministero della Salute ha stabilito che nessuna struttura ospedaliera può conservare il farmaco in autonomia. L’unica eccezione è prevista in situazioni di emergenza, come accaduto nelle scorse ore a Cosenza, dove è stata autorizzata una scorta temporanea

Come avviene la richiesta in emergenza
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Botulino e botulismo, come si sviluppano le spore dannose

Come spiega l’Epicentro Iss, tutto nasce dalle spore di questi microrganismi: si tratta di “forme di resistenza” che vengono adottate “in condizioni avverse” che permettono di “rimanere quiescenti per lunghi periodi (anche diversi decenni) e di trasformarsi in cellule vegetative non appena le condizioni ambientali diventano favorevoli”. Le condizioni a cui si fa riferimento sono: l’assenza di ossigeno, substrati con pH inferiore a 4.6 (quindi “non troppo acidi”), con grande quantità di acqua libera (che permette ai microrganismi di vivere) e con “fonti di proteine consistenti”

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