Parkinson e Alzheimer, allo studio nuovi farmaci contro le malattie

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Nuovi medicinali e anticorpi monoclonali messi a punto con l’obiettivo di bloccare la neurodegenerazione, impedendo alle proteine mal ripiegate nel cervello di aggregarsi e formare agglomerati tossici per i neuroni. Di questo si è parlato in un convegno di espert, tenutosi presso l'Accademia Nazionale dei Lincei e promosso tra gli altri anche dal biochimico Maurizio Brunori

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La ricerca sta lavorando su nuove “armi” contro il Parkinson e l’Alzheimer. Lo hanno spiegato gli esperti riuniti in un convegno tenutosi presso l'Accademia Nazionale dei Lincei, dal titolo “Protein Folding and Misfolding in Health and Disease”, promosso tra gli altri anche dal biochimico Maurizio Brunori, professore emerito della Sapienza di Roma e presidente emerito della classe di Scienze Fisiche Matematiche e Naturali dell'Accademia dei Lincei. In base a quanto emerso, infatti, sono allo studio farmaci e anticorpi monoclonali che avranno l’obiettivo di bloccare la neurodegenerazione, impedendo alle proteine mal ripiegate nel cervello di aggregarsi e formare agglomerati tossici per i neuroni.

Lo studio su farmaci e anticorpi ad hoc

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Secondo Brunori, “la forma delle proteine è fondamentale per il loro corretto funzionamento nella cellula”. Infatti, ha proseguito uno dei migliori scienziati italiani nell'ambito della chimica, “le proteine difettose tendono a legarsi fra loro formando fibrille tossiche che nel tempo diventano sempre più lunghe e numerose. Scioglierle una volta formate è ancora impossibile, mentre un tentativo a cui si sta lavorando con qualche prospettiva di successo è quello di inibire con farmaci e anticorpi ad hoc la formazione dell'agglomerato quando è ancora costituito da poche proteine difettose”, ha rilevato. In questo senso, un significativo contributo per quest’ambito di ricerca è stato fornito dal chimico britannico Christopher Martin Dobson, recentemente scomparso. Tra i suoi allievi presso l'Università di Cambridge c'è anche lo studioso italiano Michele Vendruscolo, che ai Lincei ha presentato i risultati più recenti ottenuti nella ricerca di nuovi farmaci per contrastare l'Alzheimer, la forma più comune di demenza. E, sempre presso l’ateneo di Cambridge, lavora Maria Grazia Spillantini, che si è occupata di illustrare alcuni dati che dimostrano come lo studio dei meccanismi di aggregazione delle proteine sia al centro anche della ricerca orientata alla lotta contro il morbo di Parkinson.

La struttura 3D delle proteine

Secondo quanto sottolineato nel convegno, dunque, la struttura 3D delle proteine rappresenta la chiave per la lotta a moltissime malattie, tra cui anche quella relativa al Covid-19. Per gli esperti, infatti, la stessa può aiutare a capire il modo in cui le diverse varianti del virus Sars-Cov-2 interagiscono con le cellule umane, come tra l’altro sottolineato da una serie di studi presentati da Gerhard Hummer, esperto dell'Istituto di biofisica Max Planck in Germania, intervenuto a sua volta durante l’incontro.

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