Vaccino Covid, calano le adesioni per la prima dose nella fascia 20-40

Salute e Benessere

Negli ultimi giorni, il numero delle persone che hanno ricevuto il richiamo è stato maggiore di quello di chi ha ricevuto il vaccino per la prima volta. Si tratta di un cambio di passo in parte organico e in parte dovuto a fattori come le vacanze e un leggero calo delle forniture in alcune Regioni

Nell’ultimo periodo, l’andamento della campagna vaccinale è cambiato. Il numero dei richiami ha superato quello delle prime dosi, anche se il ritmo è rimasto comunque elevato (circa 550mila somministrazioni al giorno). Questo “sorpasso” si è registrato per la prima volta il 21 giugno, ma è diventato strutturale solo negli ultimi giorni. Alcuni numeri possono chiarire le idee: l’11 luglio, gli italiani che hanno ricevuto la prima dose sono stati 54mila, mentre altri 351mila hanno ricevuto il richiamo. Un divario tanto ampio quanto prevedibile: dopotutto, molte persone si sono vaccinate per la prima volta a inizio giugno e ora devono sottoporsi alla seconda dose.

(VACCINO COVID: DATI E GRAFICI SULLE SOMMINISTRAZIONI IN ITALIA, REGIONE PER REGIONE)

Il calo delle adesioni nella fascia 20-40

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Ci sono però anche altri fattori dietro a questo cambio di passo. In alcune Regioni le forniture dei vaccini a mRna si sono ridotte del 5% all’inizio di luglio, creando una situazione in cui le prime dosi sono state posticipate per garantire i richiami. Questi ultimi devono avvenire tra 21 e 42 giorni per conservare l’efficacia sulla copertura dal Covid. Inoltre, in quasi tutte le Regioni sono diminuite le adesioni alla campagna vaccinale all’interno della fascia tra i 20 e i 40 anni. Potrebbe rendersi necessario trovare il modo di convincere gli indecisi, soprattutto a fronte della maggiore circolazione della variante Delta e dei nuovi focolai che si sono verificati nelle ultime settimane, coinvolgendo soprattutto i più giovani. Il ministero della Salute e il Comitato tecnico-scientifico (Cts) non nascondono la propria preoccupazione nei confronti del possibile impatto della mutazione del coronavirus.

La situazione del personale scolastico

Per capire perché molti giovani stanno rinviando la vaccinazione, bisogna anche considerare il fattore “vacanze”. Sono in parecchi, infatti, a non voler fare la prima dose ora per evitare il richiamo ad agosto. Meno chiare le motivazioni di altre categorie. Le stime attuali, per esempio, indicano che 200mila componenti del personale scolastico non si sono ancora vaccinati. Per capire meglio la situazione, il generale Figliuolo ha chiesto alle Regioni di fornire entro il 20 agosto un’analisi qualitativa della categoria, effettuando una distinzione tra chi non può vaccinarsi per ragioni di salute e chi, invece, non si fida dal vaccino.

Passando alle fasce d’età, i dati attuali indicano che il 27% dei cittadini tra i 50 e i 59 anni non si è vaccinato. Questa percentuale scende a circa il 19% tra i 60 e i 69 anni, al 13,4% tra i 70 e i 79 e al 7,4% tra gli over 80. Complessivamente, sono almeno 5 milioni gli italiani che non si sono ancora sottoposti alla prima dose.

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