Influenza aviaria, seconda ondata in Giappone in meno di un mese

Salute e Benessere

L’agenzia di stampa nipponica Jiji Press riporta che le autorità locali dovranno abbattere 36.000 polli a Miyakonojo, città sede di uno dei principali stabilimenti di produzione di carne della prefettura di Miyazaki

Oltre all’epidemia di coronavirus, il Giappone sta affrontando anche un altro problema strettamente legato alla sanità pubblica. Per la seconda volta in meno di un mese una nuova ondata di influenza aviaria è stata localizzata nella prefettura di a Miyazaki, sull’isola di Kyūshū. L’agenzia di stampa nipponica Jiji Press rende noto che le autorità locali dovranno abbattere 36.000 polli a Miyakonojo, città sede di uno dei principali stabilimenti di produzione di carne della regione. Nel frattempo, cresce il nervosismo degli agricoltori della zona nei confronti del virus, che sembra avere un’alta patogenicità.

L’identificazione del virus

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In seguito alla morte sospetta di 72 galline sono stati condotti dei test genetici sul pollame, che hanno permesso di confermare la positività all’influenza aviaria. La prefettura di Miyazaki ha ordinato lo stop del trasferimento di animali e di merce per 94 fattorie localizzate in un perimetro di dieci chilometri dallo stabilimento in cui è apparso il virus, per un totale di 4,3 milioni di animali. Altri casi di influenza aviaria erano stati segnalati all’inizio della settimana nelle città di Hyuga e Tsuno, non molto distanti da Miyakonojo, mentre un mese fa, nella prefettura di Kagawa, la scoperta del virus aveva portato all’abbattimento di circa 330.000 polli. L’operazione era stata eseguita in dieci giorni con l’aiuto delle forze di Autodifesa. In tale occasione il governo aveva deciso di alzare l’allerta al massimo livello su una scala di 3, in seguito all’analoga emergenza riscontrata in Corea del Sud una settimana prima.

Cos’è l’influenza aviaria?

L’influenza aviaria è una malattia infettiva contagiosa dovuta a un virus influenzale di ceppo A (H5N1) che colpisce diverse specie di uccelli selvatici e domestici. Dal 1997 a oggi, la trasmissione all’uomo dell’agente patogeno (che nel Sudest asiatico ha infettato oltre 150 milioni di uccelli) si è verificata molto raramente. La maggior parte dei casi registrati risalgono al 2004, quando il virus provocò 34 casi di infezione e 23 morti.

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