Aids, nel 2019 sono stati diagnosticati 136mila nuovi casi in Europa

Salute e Benessere

Questo dato è contenuto nel report diffuso dal Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) in vista della Giornata mondiale contro l’Aids

In vista della Giornata mondiale contro l’Aids, che si svolge ogni anno il primo dicembre, il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha pubblicato i dati relativi alla malattia nel 2019. Nel corso dell’anno, nella regione europea dell’Oms si sono verificate oltre 136mila nuove diagnosi di Hiv. Si tratta di una cifra alta, ma in leggero calo rispetto al 2018. Il numero di persone che scoprono la sieropositività troppo tardi, quando il sistema è immunitario è già compromesso, resta comunque elevatissimo.

La necessità di diagnosi più tempestive

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Il report dell’Ecdc indica che circa il 20% delle nuove diagnosi si è verificato nel territorio dell’Unione europea, mentre le altre nella parte orientale del continente. Mediamente, per un sieropositivo su due il test arriva troppo tardi. “Una diagnosi più precoce è una priorità urgente. Non possiamo raggiungere gli obiettivi se in media si impiegano tre anni dall’infezione per scoprire la positività, periodo in cui non si possono dare trattamenti salvavita e durante il quale si può trasmettere il virus”, si legge nel rapporto. In generale nell'Ue il tasso di nuovi casi è in declino del 9% dal 2010, un trend che riguarda anche l'Italia, che nel 2019 ha censito circa 2500 casi di Hiv e 571 di Aids. La Penisola, assieme alla Danimarca, è l’unico Paese in cui più di metà dei nuovi sieropositivi ha più di 40 anni e la trasmissione avviene in misura uguale per contatti omosessuali ed eterosessuali.

 

Il possibile impatto della pandemia

"Questi dati - sottolinea Hans Kluge, direttore dell'Oms Europa - sono del 2019, e la domanda nel 2020 deve essere che effetto avrà la pandemia. Al momento il nostro messaggio è di proteggere i progressi dell'ultimo decennio continuando a dare priorità li test e ai trattamenti. Non possiamo permettere alla pandemia di rubarci un futuro senza Aids che è nelle nostre possibilità".

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