Covid, Fondazione Gimbe: un italiano su 100 è positivo al coronavirus

Salute e Benessere
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Rispetto alla scorsa settimana, dal 4 al 10 novembre si è registrato un amento di oltre 235 mila casi di coronavirus e sono aumentati del 70% i decessi. Oggi sono 2918 a fronte dei 1702 di quella precedente. Lo dice l'ultimo rapporto della Fondazione Gimbe. Per il suo presidente Nino Cartabellotta "l'epidemia è fuori controllo" perché è infetto oltre l'1% della popolazione italiana

“Terapie intensive sopra la soglia di saturazione in 11 regioni, 2.918 decessi in una settimana, impennata di contagi tra il personale sanitario, oltre 19mila operatori positivi negli ultimi 30 giorni. Serve un cambio di rotta su criteri di monitoraggio e dati open". Ad affermarlo è la Fondazione Gimbe, nel suo rapporto. L’ente rileva che nella settimana dal 4 al 10 novembre, rispetto alla precedente, c’è stato un amento di oltre 235 mila casi di coronavirus con 590 mila attualmente positivi. Inoltre, salgono a 28.633 i pazienti ricoverati e a 2.971 quelli in terapia intensiva con soglie di saturazione degli ospedali superate rispettivamente in 11 regioni". È a causa di questi numeri che la Fondazione Gimbe richiede “la revisione del sistema di monitoraggio e ribadisce la necessità di rendere accessibili tutti i dati dettagliati e interoperabili in formato aperto".

I numeri nel dettaglio

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Nei giorni dal 4 al 10 novembre si conferma l'incremento dei nuovi casi di coronavirus: 235.634 contro 195.051. Lieve quello dei casi testati (872.026 vs 817.717), ma continua a salire il rapporto positivi/casi testati: 27% rispetto al 23,9% della scorsa settimana. Così gli attuali contagiati salgono del 41,1% arrivando a quota 590.110. I morti aumentano del 70%. I numeri parlano di 2.918 decessi a fronte dei 1.712 nei precedenti sette giorni.

 

Questo il trend della settimana dal 4 al 10 novembre:

Decessi: 2.918 (+70,4%)

Terapia intensiva: +746 (+33,5%)

Ricoverati con sintomi: +7.519 (+35,6%)

Nuovi casi: 235.634 (+31%)

Casi attualmente positivi: +171.968 (+41,1%)

Casi testati +54.309 (+6,6%)

Tamponi totali: +121.410 (+9,1%)

 

"Nell'ultima settimana - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - si conferma l'incremento di oltre il 40% dei casi attualmente positivi che

si riflette sul numero dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva, con gli ospedali sempre piu' vicini alla saturazione, oltre che sul numero di decessi, che nell'ultima settimana hanno superato quota 2.900". La Fondazione fa sapere che in quasi tutte le regioni, però, si rileva un lieve rallentamento dell'incremento percentuale dei casi che potrebbe dipendere sia dall'effetto delle misure di contenimento introdotte a fine ottobre, sia dalla saturazione della capacità di testing, visto che i casi attualmente positivi continuano ad aumentare ovunque.

Cartabellotta: “Epidemia fuori controllo”

"Mercoledì 11 novembre abbiamo superato i 600.000 casi totali attualmente positivi in Italia, un dato che mette insieme isolamento domiciliare, ricoverati con sintomi e in terapia intensiva. Questo è un numero importante perché, come sappiamo, un'epidemia si definisce 'fuori controllo' nel momento in cui i positivi superano l'1% della popolazione" spiega il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, intervenendo alla trasmissione Agorà su Rai 3. E ieri, in Italia, "oltre ad aver superato il milione di casi da inizio pandemia, abbiamo sfondato la soglia dell'1% di popolazione attualmente con infezione da Sars-cov-2". Al momento, quindi, un italiano su 100 è positivo al coronavirus.

Preoccupazione per gli ospedali

Destano particolare preoccupazione i tassi di occupazione ospedalieri: in 16 regioni è stata superata la soglia di saturazione del 40% dei posti letto in area medica e in 11

regioni quella del 30% per le terapie intensive. Altro dato critico sulla gestione e sull'evoluzione dell'epidemia è il numero degli operatori sanitari contagiati dal momento che "negli ultimi 30 giorni – commenta Cartabellotta - si sono verificati 19.217 contagi, rispetto ai 1.650 dei 30 giorni precedenti. Oltre al rischio di focolai ospedalieri, in Rsa e in ambienti protetti, preoccupa l'impatto sul personale sanitario, già in carenza di organico oltre che provato dalla prima

ondata".

Limiti dell'indice Rt

"L'attribuzione dei colori alle regioni - prosegue Cartabellotta - viene effettuata utilizzando due parametri principali: lo scenario identificato dai valori dell'indice Rt e la classificazione del rischio attraverso i 21 indicatori del DM 30 aprile 2020. Tuttavia, il valore di Rt è inappropriato per informare decisioni rapide perché, oltre ad essere stimato sui contagi di 2-3 settimane fa, presenta numerosi limiti”.  “In particolare – aggiunge - viene stimato solo sui casi sintomatici (circa un terzo del totale) si basa sulla data di inizio dei sintomi (che molte regioni non comunicano per il 100% dei casi) determinando una sottostima dell'indice che è strettamente dipendente dalla qualità e tempestività dei dati inviati dalle regioni. Quando i casi sono pochi, rischia di sovrastimare la diffusione del contagio”.

 

Cambio di rotta sulle decisioni o lockdown

Per il presidente della Fondazione Gimbe, “il sistema di monitoraggio che informa le decisioni politiche secondo il Dpcm del 3 novembre non è uno strumento decisionale adeguato. È tecnicamente complesso, soggetto a numerosi 'passaggi'

istituzionali, risente di varie stratificazioni normative, attribuisce un ruolo preponderante all'indice Rt che presenta numerosi limiti e, soprattutto, fotografa un quadro relativo a 2-3 settimane prima. Ovvero, usando lo specchietto retrovisore,

invece del 'binocolo', si rallenta la tempestività e l'entità delle misure per contenere la curva epidemica". "Senza un immediato cambio di rotta sui criteri di valutazione e sulle corrispondenti restrizioni, solo un lockdown totale potrà evitare il collasso definitivo degli ospedali e l'eccesso di mortalità, anche nei pazienti non Covid" conclude.

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