Covid, Brusaferro: “Necessari degli interventi per abbassare la curva”

Salute e Benessere

Nel corso della conferenza stampa sull’analisi dei dati del Monitoraggio Regionale della Cabina di Regia per illustrare gli indicatori che hanno portato all’ultimo Dpcm, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità ha parlato delle misure necessarie per abbassare la curva

“Siamo qui per illustrare e condividere gli strumenti che stanno accompagnando questa fase della pandemia”, ha spiegato Silvio Brusaferro all’inizio della conferenza stampa al ministero della Salute per illustrare gli indicatori che hanno portato all’ultimo Dpcm. “L’aggiornamento dei nuovi dati avverrà nelle prossime ore, tramite il consueto monitoraggio settimanale dell’Iss e del ministero della Salute”, ha poi specificato Brusaferro. Il professore ha spiegato che sono previsti degli obiettivi diversificati per ogni fase dell’epidemia di coronavirus. “Siamo in una fase di transizione e rimodulazione in cui ci sono delle ricrescite su cui bisogna intervenire per controllare la diffusione, riportandola a valori più labili o a velocità più controllata in modo tale da poter affrontare i prossimi mesi”.

Silvio Brusaferro dell'Iss risponde ai giornalisti in conferenza stampa alla Protezione civile, Roma, 7 marzo 2020. ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Silvio Brusaferro, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità - ©Ansa

Gli indicatori valutati

approfondimento

Covid, le misure per le zone rosse: cosa si può fare e cosa no

Nel corso del suo intervento, Brusaferro ha sottolineato l’importanza della cabina di regia, che fa capo al ministero della Salute, e si avvale delle Regioni e dell’Iss per fare una valutazione settimanale del rischio. “A partire dal 4 maggio, su base settimanale, questa valutazione è stata prodotta e ha cominciato a diventare un report di routine. Tramite la cabina di regia abbiamo censito l’evoluzione dell’epidemia e siamo riusciti a individuare il passaggio di fase avvenuto all’inizio di ottobre”. Altri indicatori che aiutano a monitorare l’andamento dell’epidemia sono l’indice Rt e l’occupazione dei posti letto. “Se c’è una regione che ha apparentemente pochi casi, ma un’alta occupazione delle terapie intensive, quella una regione in sofferenza. Sono dati che vanno letti nella loro interezza”, ha aggiunto Gianni Rezza, il direttore Prevenzione del ministero della Salute. "Dopo 14 giorni - ha aggiunto Rezza - ci potrà essere una descalation per le regioni, cosi come se nella prossima cabina di regia ci fossero situazioni diverse, altre regioni potrebbero diventare rosse. Inoltre il sistema non è così rigido ed esiste la possibilità di introdurre delle zone rosse anche in una regione che non è rossa".

Brusaferro: “Escluderei il dolo delle regioni”

Parlando dell’incompletezza dei dati a disposizione, Brusaferro ha escluso “il dolo delle regioni”. “C’è stato un grande aumento dei casi nelle ultime settimane, con una rapida crescita della curva e questo mette in difficoltà il sistema. Il carico di lavoro notevole può portare dei ritardi”. L’esperto ha poi sottolineato che “l’analisi del rischio guarda il trend, non è uno strumento che fa delle valutazioni sulle singole Regioni o Province”. Il suo uso aiuta a capire “come si evolve la situazione e dove si sta andando. È un processo automatico con regole rigide molto definite”.

L’indice Rt della Campania è inferiore a quello di Lombardia e Calabria

Parlando della scelta di non rendere la Campania una zona rossa, Rezza ha spiegato che l’indice di trasmissibilità (Rt) della regione è inferiore a quello della Lombardia o della Calabria. “Questo significa che la trasmissione, che nelle scorse settimane era molto aumentata, si è stabilizzata, anche se il numero dei casi è ancora alto”.

In Calabria indice Rt a 1.84

Rezza ha spiegato che la Calabria si trova in zona rossa perché il suo Rt è piuttosto elevato: 1.84. Questo dato suggerisce un possibile incremento della trasmissione e una probabile criticità nel numero dei casi nel prossimo futuro. Inoltre, potrebbe verificarsi un’occupazione delle terapie intensive superiore al 50%. 

La percentuale di tamponi positivi supera il 10%

"L'aggiornamento sui dati di oggi non va bene. 34.500 casi non sono un buon segnale, anche perché la percentuale di tamponi positivi supera il 10%. Anche i decessi, 445, sono molti. Circa 220 mila tamponi, 99 in terapia intensiva. Nei giorni scorsi la situazione sembrava essersi stabilizzata pur tenendo conto della variabilita quotidiana ma il dato di oggi ci dice che sembra che globalmente ancora il virus corre e frenarlo è necessario", ha detto Rezza, parlando degli ultimi dati disponibili.

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