Covid-19, anestesisti: "Impossibile attivare più di settemila posti in terapia intensiva"

Salute e Benessere

Si tratta di un limite strettamente legato al personale a disposizione. A denunciare la situazione, in un’intervista a Repubblica, è stato Alessandro Vergallo, il segretario degli anestesisti Aaroi-Emac

Nel corso di un’intervista a Repubblica, Alessandro Vergallo, il segretario degli anestesisti Aaroi-Emac, ha spiegato che, attualmente, il limite massimo dei posti in terapia intensiva è settemila. Il sindacalista ha aggiunto che questo limite è legato al personale a disposizione. “Siamo intorno al 24% di occupazione media dei posti letto. Ci avviciniamo al famoso 30%, considerato un indicatore preoccupante. Si tratta di “6.500, perché al momento non ce ne sono di più”. Tuttavia, precisa Vergallo, “non sappiamo quali sono i criteri in base ai quali i posti di sub intensiva possono diventare più specialistici. Se si intende un letto semplicemente con ventilatore e magari un monitor, non può essere considerato un posto di intensiva”.

Vergallo: “Manca il personale”

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Vergallo sottolinea che mancherebbe comunque il personale, essenziale per la gestione dei pazienti. “Abbiamo calcolato che con gli aggiustamenti che stiamo riuscendo a fare, cioè la messa all’opera di specializzandi, la riduzione delle attività chirurgiche, l’arruolamento di colleghi che lavorano nelle sale operatorie, il blocco totale delle ferie, l’azzeramento oltre il limite consentito dei riposi previsti dalla legge, non possiamo coprire più di settemila posti. Siamo già al limite”, ha concluso il segretario degli anestesisti Aaroi-Emac.

 

Il possibile raddoppio dei ricoveri in terapia intensiva

Pochi giorni fa, Vergallo aveva dato voce alla preoccupazione degli anestesisti nei confronti dell’aumento della curva dei contagi di Covid-19 e aveva parlato del possibile raddoppio dei ricoveri in terapia intensiva nelle prossime settimane. “Temiamo un raddoppio dei ricoveri in Terapia intensiva entro quindici giorni, se la curva dei contagi manterrà l’attuale andamento e nell’attesa di vedere gli effetti delle misure dell’ultimo dpcm: questo sarà il punto di rottura e il momento in cui entreremo in crisi perché la dotazione organica a disponibile di anestesisti-rianimatori non sarà sufficiente a fare fronte all’emergenza”, aveva spiegato Vergallo. Nella stessa occasione, il sindacalista aveva sottolineato che gli anestesisti ospedalieri erano già sovraccarichi di turni.

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