Covid-19, anestesisti: possibile raddoppio ricoveri in terapia intensiva entro 15 giorni

Salute e Benessere

Questo scenario potrebbe concretizzarsi se la curva dei contagi manterrà l’attuale andamento. A lanciare l’allarme è Alessandro Vergallo, presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani

L’aumento della curva dei contagi di Covid-19 preoccupa gli anestesisti, che temono un incremento dei ricoveri in terapia intensiva nelle prossime settimane. “Temiamo un raddoppio dei ricoveri in Terapia intensiva entro quindici giorni, se la curva dei contagi manterrà l’attuale andamento e nell’attesa di vedere gli effetti delle misure dell’ultimo dpcm: questo sarà il punto di rottura e il momento in cui entreremo in crisi perché la dotazione organica disponibile di anestesisti-rianimatori non sarà sufficiente a fare fronte all’emergenza”, spiega Alessandro Vergallo, presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani. Vergallo sottolinea anche che gli anestesisti ospedalieri “sono già sovraccarichi di turni”.

“Il virus non sembra meno aggressivo”

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All’inizio di settembre, Vergallo aveva spiegato che i nuovi pazienti non erano meno gravi rispetto a quelli di marzo o aprile. “Non siamo convinti del fatto che il virus sia diventato meno aggressivo, come sostenuto da alcuni esperti negli ultimi mesi. La curva epidemica sta salendo così come i casi in terapia intensiva, che hanno un’età media più bassa”, aveva aggiunto il presidente dell’associazione di anestesisti rianimatori, sottolineando che, almeno in quel periodo, la situazione era lontana dai livelli di allarme rosso di marzo e aprile.

 

“Necessario equilibrio tra negazionismo e allarmismo”

“Il virus sembra sempre lo stesso e anche i pazienti che arrivano in terapia intensiva non sono cambiati: si tratta prevalentemente di anziani con precedenti patologie”, aveva ribadito Vergallo in un intervento successivo. Parlando della contrapposizione negazionismo-allarmismo, l’esperto aveva dichiarato di essere interessato a ristabilire un equilibrio tra i due poli, ormai radicalizzati. “Serve equilibrio: non ci sono al momento segnali di allarme per il carico ospedaliero come nelle prime fasi dell’epidemia, ma dobbiamo sempre prestare attenzione al rischio, rispettando le misure precauzionali che condividiamo in toto”. Ora quei segnali di allarme che a settembre non erano ancora emersi iniziano a destare una certa preoccupazione, soprattutto nei confronti dei pazienti in terapia intensiva.

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