Coronavirus, il virologo Clementi: “Non ci sarà la seconda ondata”

Salute e Benessere

Lo ha affermato l’ordinario di virologia al San Raffaele di Milano, in un'intervista al quotidiano “La Stampa”. “L'autunno sarà come adesso, il virus si sta adattando all'uomo, ma non se ne andrà fino al vaccino”, ha detto l’esperto

Seconda ondata, stato di emergenza in Italia, allarmismo legato al coronavirus, le distanze su treni e aerei. Sono questi alcuni dei temi, tutti molto attuali, su cui ha espresso il proprio parere il professor Massimo Clementi, ordinario di virologia al San Raffaele di Milano, in un'intervista al quotidiano “La Stampa”. "Non ci sarà una seconda ondata, l'autunno sarà come adesso, il virus si sta adattando all'uomo, magari farà un ping pong con il pipistrello, cioè ce lo ripasseremo tra specie, ma non se ne andrà fino al vaccino", ha detto il virologo.

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A proposito dello stato di emergenza nel nostro Paese, recentemente prolungato fino al 15 ottobre, Clementi ha commentato che "non si capisce perchè lo Stato europeo con la situazione epidemiologica migliore sia l'unico a prorogare lo stato di emergenza. Francia e Spagna, messe peggio dell'Italia, non si sono sognate nulla del genere. Lo stato d'emergenza andava bene a marzo e aprile, ma non adesso”, ha detto l’esperto. La guardia, comunque, non va abbassata. “L'attenzione invece servirà ancora molti mesi. Se i focolai non dovessero scemare, in attesa di un vaccino o di un farmaco antivirale specifico, non esiste altra misura che la prevenzione".

Le mascherine per i bimbi più piccoli

Con il rientro a scuola, a settembre, si porrà di nuovo la questione sicurezza, soprattutto per i più piccoli. “Sono stato additato come punto di riferimento dei negazionisti, ma ho sempre detto che tutte le misure di precauzione vanno mantenute. Solo nelle scuole, in particolare per i bimbi piccoli, trovo sbagliato l'utilizzo delle mascherine”. Poi l’autodifesa, rispetto alle accuse: “Mi differenzio invece per il valore che do a certi dati. Non voglio dire che il virus sia mutato, perché non è dimostrabile e questa teoria fa venire le crisi epilettiche a qualcuno, ma si sono modificate la malattia e la caratteristica dell'infezione, che ormai avviene con una carica virale molto bassa".

Troppo allarmismo?   

Clementi, poi, si è soffermato su un ultimo tema caldo: c’è troppo allarmismo nel nostro Paese, in questo momento? "Certamente, per esempio si parla di 138 nuovi casi in Lombardia, ma 97 vengono da un focolaio a Mantova circoscritto e sotto controllo: i focolai sono la coda di una grave epidemia, spesso sono composti da asintomatici, per cui serve attenzione, ma tornando a vivere, se siamo bravi ad affrontarli come finora". Infine, a proposito dell’importanza e della necessità di un maggiore coordinamento a livello internazionale, il virologo non ha usato giri di parole. "Difficile se l'Oms si smentisce, se l'Unione Europea va in ordine sparso e se il governo italiano tiene i verbali secretati".

Treni, aerei e frontiere

Treni e aerei, sono al centro del dibattito di questi giorni, soprattutto in merito poi alle regole legate al distanziamento. “Si tratta di un esempio delle indecisioni e incongruenze cui assistiamo da mesi. Senza citare l'episodio kafkiano della marcia indietro sui treni, il rischio su qualsiasi mezzo è identico per cui manterrei le distanze ovunque. Il problema immagino sia che gli aerei mezzi vuoti non si ripaghino per cui le compagnie annullerebbero i voli. A quel punto però andrebbero tolte le distanze pure sui treni", ha spiegato Clementi. Una criticità? Quella rappresentata dalle frontiere: "Trovo giusta l'idea del ministro Speranza di chiudere i voli con i Paesi a rischio”. Più che l'immigrazione, ha concluso il virologo, un rischio "è la provenienza da Paesi con un alto indice di contagio, compresi Stati Uniti e Brasile".

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