Covid-19, Aifa: boom consumo di idrossiclorochina. Dubbi sull’utilità

Salute e Benessere

Secondo l’ultimo rapporto OsMed dell’Agenzia italiana del farmaco tra aprile e maggio la richiesta si è impennata. Nonostante diversi studi abbiano escluso la sua efficacia contro Sars-Cov-2

Il rapporto OsMed presentato mercoledì 29 luglio dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) evidenzia un boom di consumo di idrossiclorochina, che ha fatto registrare una variazione di 4.662% di confezioni per 10mila abitanti al giorno a livello nazionale. L’obiettivo del report è quello di analizzare la tipologia di farmaci utilizzati per fronteggiare il Covid-19, a livello ospedaliero e a livello territoriale, anche in considerazione delle decisioni regolatorie assunte dall’Aifa.

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“Il confronto tra i mesi dell'emergenza con i due mesi precedenti, mostra "un incremento temporalmente più repentino per tocilizumab antivirali e antibiotici, mentre l'incremento dei consumi di idrossiclorochina, pur più rilevante e sostenuto, appare lievemente ritardato raggiungendo il picco tra aprile e maggio 2020", si legge nel documento dell’Aifa. “Un aumento si nota anche in aree non colpite dall'emergenza, cosa che fa "supporre fenomeni di accaparramento” soprattutto in regioni confinanti con quelle più lese. Per quanto concerne i farmaci delle terapie intensive, salgono, come da previsione, ossigeno, anestetici generali, sedativi e miorilassanti a partire dal mese di febbraio. Incremento che ha portato a diversi interventi da parte dell'Aifa per "calmierare distorsioni distributive e nell'approvvigionamento".

I dubbi sull’idrossiclorochina

Il boom dell’idrossiclorochina fa riflettere la comunità scientifica, divisa sulla sua efficacia anche se numerosi studi hanno ormai escluso la sua utilità nei trattamenti per il Covid-19. L’Aifa, ad esempio, aveva vietato il suo utilizzo al di fuori degli studi clinici. Ne rimane un estimatore il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che aveva affermato pubblicamente il proprio supporto all'idrossiclorochina già nel primo periodo della pandemia. Come riporta la Cnbc dopo che ieri Twitter ha sospeso l'account di suo figlio proprio per un video che promuoveva il farmaco, Trump ha dichiarato che “in base a molte cose che ho letto e che conosco sul tema, penso che possa avere un impatto molto positivo nelle prime fasi della malattia. Non penso che si perda niente nel provare, se non che politicamente non sembra essere troppo popolare”.

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