Coronavirus, Regno Unito: scontro tra scienziati sui test sierologici

Salute e Benessere

14 accademici in una lettera aperta pubblicata sul Bmj mettono in discussione l’affidabilità di questo particolare metodo diagnostico. I colleghi, in risposta, rimproverano loro di aver sottovalutato il valore dei test a prescindere dalle certezze sull'immunità acquisita

Nel Regno Unito, dopo l’approvazione dell’uso dei test sierologici da parte del Governo, per tracciare una mappa il più accurata possibile dei contagi pregressi sull'isola, si è acceso il dibattito tra gli esperti del settore. 

Questo particolare metodo diagnostico, che si affianca all’ormai noto tampone, consente di rivelare la presenza nel sangue di anticorpi sviluppati contro il virus Sars-Cov-2, “ma non risulta ancora in grado di verificare l'immunità prolungata”, come  sottolineato da 14 accademici in una lettera aperta pubblicata sul British Medical Journal (Bmj), in cui mettono in discussione l’affidabilità di questi test. 

Lo scontro tra gli scienziati britannici 

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A maggio il Governo di Boris Johnson britannico ha acquistato 10 milioni di test sierologici, messi a disposizione a partire dagli operatori medico-sanitari, dai degenti e dai residenti nelle case di riposo. Test destinati ad avere un “ruolo sempre più importante" nella lotta contro il coronavirus, secondo il ministro della Sanità britannico Matt Hancock, che dovrebbero aiutare “a dar vita a un sistema di certificazione su cosa sia possibile fare in sicurezza" laddove si siano sviluppati gli anticorpi, nonostante non potranno rilasciare una "patente di immunità". Non sono dello stesso parere i 14 autori della lettera divulgata sulla rivista specializzata. “Non solo resta incerta la reazione del sistema immunitario al Covid-19, ma soprattutto non si ha certezza della durata della copertura immunitaria né della trasmissibilità del virus tra gli ex contagiati”, scrivono gli esperti, le quali dichiarazioni sono state prontamente contestate da altri luminari del settore. Il professor Martin Hibberd, della London School of Hygiene and Tropical Medicine, per esempio, rimprovera ai colleghi di aver sottovalutato il valore dei test sul sangue a prescindere dalle certezze sull'immunità acquisita. 

"Dobbiamo sapere quanta gente è stata infettata, e l'unico modo per saperlo è tramite i test sierologici", ha dichiarato alla Bbc il professor John Bell dell'Università di Oxford.

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