Coronavirus, cosa sono i test sierologici che individuano gli anticorpi

Salute e Benessere

Permettono di rivelare in tempi rapidi la presenza nel sangue di anticorpi contro Sars-Cov-2 riuscendo così a stabilire se un individuo ha avuto l’infezione da coronavirus e se è immune al Covid-19. Tuttavia, la loro efficacia deve ancora essere del tutto certificata 

A differenza dei test di biologia molecolare effettuati con tampone rinofaringeo, i test sierologici sono eseguiti tramite un piccolo prelievo di sangue al dito e permettono in pochi minuti di rivelare la presenza nel sangue di anticorpi sviluppati contro il virus Sars-Cov-2, riuscendo così a stabilire se un individuo ha avuto l’infezione da coronavirus, magari senza sviluppare sintomi o avendone avuti di lievi, e se quindi è immune al Covid-19 (LE ULTIME NOTIZIE IN DIRETTA).
Tuttavia, nonostante siano molto rapidi, la loro efficacia deve ancora essere del tutto certificata.

Dubbi sull’affidabilità dei test sierologici

Sull'affidabilità di questi test sierologici ci sono ancora molti dubbi. Il ministero della Salute nell'ultima circolare di aggiornamento delle indicazioni sui test diagnostici, emanata il 3 aprile, sostiene che siano “molto importanti nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale. Diversamente, come attualmente anche l'OMS raccomanda, per il loro uso nell'attività diagnostica d’infezione in atto da SARS-CoV-2, necessitano di ulteriori evidenze sulle loro performance e utilità operativa”.

Locatelli: pochi giorni per la validazione

Il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, si è recentemente espresso in merito in un’intervista all’Ansa, nel corso della quale ha dichiarato che ci saranno risposte “in tempi brevi” ed in “pochi giorni” per avere l’ok alla validazione dei test sierologici da poter usare così su larga scala su campioni della popolazione.
La validazione di questi test, come ha spiegato l’esperto, “avverrà sulla base di 4 criteri”: l'elevata sensibilità e specificità dei test per evitare falsi positivi o falsi negativi, test realizzabili in tempi brevi, applicabili su larga scala e di facile applicazione. Inoltre, “dovranno essere test con una valenza nazionale, in modo che non vi sia il rischio di difformità tra le varie Regioni”.
In attesa che i tecnici del Comitato Scientifico ne valutino la validità, diverse Regioni, tra cui il Piemonte, la Puglia e il Veneto, hanno iniziato la sperimentazione, eseguendo test su personale sanitario e su persone ricoverate nelle case di riposo. In altre Regioni, come la Sicilia, si inzierà a breve, mentre la Lombardia resta scettica e aspetta le evidenze scientifiche.

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