Coronavirus, sindrome di burnout in 7 operatori sanitari su 10 coinvolti nell’emergenza

Salute e Benessere

Lo ha riscontrato un lavoro di ricerca condotto da EngageMinds HUB, laboratorio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, sottoponendo 1.150 professionisti ad una serie di test sul loro stato di salute psico-fisica

La salute psico-fisica di medici e infermieri è stata messa a dura prova dalla crisi sanitaria che è scaturita in seguito alla pandemia del nuovo coronavirus. A dirlo è un dettagliato lavoro di ricerca promosso dal Centro di Ricerca EngageMinds HUB che fa parte dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in collaborazione con la Società Italiana di Management e Leadership in Medicina (SIMM) e con il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.), condotta nelle prime quattro settimane dell’emergenza sanitaria in Italia. Ne è emerso come sette operatori sanitari su dieci, cioè il 70%, impegnati nel fronteggiare l’emergenza Covid-19 nelle regioni italiane più colpite dall’epidemia abbiano mostrato sintomi di burnout.

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ll burnout, si legge sul portale di Humanitas, rinomato polo ospedaliere nel Milanese, è un problema associato all’occupazione lavorativa. Alla sua origine ci sono i ritmi frenetici che possono spingere le persone a ritmi lavorativi molto pressanti, al punto che molti rischiano di cadere in una sorta di “esaurimento da lavoro”. Può succedere per imposizione o semplicemente, come nel caso degli operatori sanitari, per le circostanze legate all’emergenza. Da maggio 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ne ha riconosciuto lo status di sindrome, con dei sintomi ben definiti quali la sensazione di esaurimento, sia mentale sia fisico, il distacco mentale dal proprio lavoro, spesso accompagnato da negatività o cinismo relativi a esso e, in alcuni casi, una conseguente riduzione della propria produttività. A completare il quadro sensazioni di mancanza di stima verso se stessi e una sorta di senso di colpa legato al non riuscire a stare dietro alle incombenze del lavoro. Nel caso dello studio proposto da EngageMinds HUB, nello specifico, nove operatori sanitari su dieci hanno dichiarato di avere avvertito nei mesi più drammatici dell’emergenza sanitaria sintomi di stress psico-fisico. Sono stati coinvolti 1.150 professionisti in tutto, tra infermieri, medici e altri operatori, di cui 575 medici che lavorano nelle regioni più colpite dall’emergenza Covid-19 (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte) che hanno risposto a un questionario sul loro stato di salute, riportando la loro esperienza di sintomi psico-fisici, tra cui irritabilità, difficoltà ad addormentarsi la notte, tensioni muscolari e i loro livelli di burnout.

Alcuni risultati emersi

A coloro che hanno partecipato alla ricerca è stato chiesto, ad esempio, di valutare l’entità del livello di preoccupazione relativo all’emergenza sanitaria e di rischio percepito di contagio. Sono emersi, in media, alti livelli di preoccupazione (8 in una scala da 1 a 10) e di percezione del rischio di essere contagiati (4 in una scala da 1 a 5) e questo al di là degli anni di esperienza professionale o dal ruolo specifico. Ecco poi altri dati: il 93% ha ammesso di aver avvertito nell’ultimo mese almeno un sintomo di stress psico-fisico. Nello specifico, il 65% ha dichiarato di aver provato stati di irritabilità più del normale, il 62% di avere avuto maggiori difficoltà ad addormentarsi, poco meno del 50% di aver sofferto di incubi notturni, circa il 45% di aver avuto crisi di pianto e il 35% palpitazioni. “Mentre la crisi Covid-19 ha messo sotto pressione i servizi sanitari in tutto il mondo e i governi si sono mossi per rallentare la diffusione del virus, gli operatori sanitari sono dall’inizio in prima linea nella gestione quotidiana della pandemia. Il personale sanitario si è trovato a dover fronteggiare una situazione estremamente stressante e complessa, dai tratti imprevedibili, mettendo a serio rischio la propria salute non solo fisica, ma anche emotiva e psicologica, salute già messa a dura prova in tempi ordinari e che - è verosimile immaginare - possa essere stata ulteriormente compromessa dal peso della crisi sanitaria generata da Covid-19, inasprendo aspetti di vulnerabilità la cui tenuta è già precaria”, ha commentato Serena Barello, ricercatrice di EngageMinds e responsabile dello studio.

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