Coronavirus, Ema: “Un vaccino potrebbe essere pronto entro un anno”

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E’ la previsione “ottimista” di Marco Cavaleri, membro dell’Agenzia Europea del Farmaco. Intanto il tema vaccino tiene banco, suscitando anche polemiche come nel caso dalle dichiarazioni dell'ad di Sanofi, Paul Hudson, su una presunta via preferenziale concessa agli Usa

Quando potrà essere davvero disponibile un vaccino per il coronavirus? Una tra le tante ipotesi emerse in questo periodo, quella dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA), sostiene che una data plausibile possa essere identificata, in uno scenario "ottimista", entro un anno. Lo ha sottolineato Marco Cavaleri, responsabile dell'Ema per le minacce alla salute biologica e la strategia dei vaccini, durante una conferenza stampa, basandosi sui dati degli studi attualmente in corso. "Siamo in grado di vedere, se tutto procede come previsto, che alcuni di questi vaccini potrebbero essere pronti per l'approvazione tra un anno", ha detto.

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Al momento si tratta solo di previsioni, dettate da ciò che la comunità scientifica mondiale sta mettendo a punto in questo periodo. “Devo sottolineare che questo è uno scenario nel migliore dei casi, sappiamo che non tutti i vaccini che entrano in sviluppo poi arrivano all'autorizzazione", ha aggiunto poi ancora Cavaleri, specificando poi che "sappiamo anche che potrebbero esserci ritardi". La dichiarazione dell’esperto dell’Ema si inserisce nell’ambito di un diffuso scetticismo proprio da parte dell’Agenzia Europea del Farmaco riguardo a tesi e notizie secondo cui un vaccino potrebbe essere pronto già a settembre.

Sanofi e gli Usa: la polemica

Proprio sul tema vaccino, in queste ore, si è poi scatenata una polemica internazionale. Sanofi, gigante farmaceutico francese, tramite le parole del suo amministratore delegato Paul Hudson rilasciate all’agenzia Bloomberg, aveva dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero usufruito di una via preferenziale per la consegna del vaccino, qualora l’azienda fosse riuscita a metterlo a punto con successo. In sostanza, l’ad di Sanofi aveva spiegato che le autorità americane, avendo investito maggiormente nello sviluppo di un vaccino a cui sta lavorando il colosso francese, avrebbero potuto beneficiare di un anticipo di diversi giorni o anche settimane rispetto al resto del mondo. Le dichiarazioni di Hudson hanno suscitato reazioni indignate nel mondo politico francese. Per il primo ministro francese Edouard Philippe, "la parità di accesso per tutti al vaccino non è negoziabile" mentre la dichiarazione di Sanofi era stata definita "inaccettabile" dalla sottosegretaria all'Economia francese, Agnès Pannier-Runacher. L’eco della polemica si è poi esteso oltre i confini nazionali francesi. "Il vaccino per il Covid-19 deve essere un bene pubblico e il suo accesso deve essere equo e universale", ha detto il portavoce della Commissione europea Stefan de Keersmaecker.

Una parziale virata

Dopo il polverone, però, è arrivata una parziale virata. Sanofi non distribuirà prioritariamente negli Usa un eventuale vaccino contro Covid-19, ma solo se l'Unione Europea si mostrerà "altrettanto efficace" nel finanziare lo sviluppo del vaccino. "L'obiettivo è che il vaccino sia disponibile sia negli Stati Uniti sia in Francia che in Europa allo stesso modo", ha detto nel corso di un’intervista Olivier Bogillot, presidente di Sanofi France. Ma in realtà questo sarà possibile "se gli europei lavoreranno velocemente come gli americani. Anche l'Ue deve essere altrettanto efficace, aiutandoci a mettere a disposizione molto rapidamente il vaccino", ha detto.

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