Coronavirus e farmaci contro l'ipertensione, le precisazioni dell’Aifa

Salute e Benessere

In merito al presunto effetto di terapie a base di medicinali anti-ipertensivi sulla trasmissione e sull’evoluzione della malattia da coronavirus, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha diramato un comunicato, facendo chiarezza sul tema 

Attenersi alle indicazioni delle autorità mediche e scientifiche è quanto mai importante e, a maggior ragione, lo è in questo particolare momento di emergenza legato alla diffusione del coronavirus. Proprio per sottolineare ancora una volta questo aspetto, è scesa in campo l’Aifa, l'Agenzia Italiana del Farmaco, in merito al presunto effetto di terapie a base di medicinali anti-ipertensivi sulla trasmissione e sull’evoluzione della malattia da coronavirus. Anche perchè l'ipertensione è stata riscontrata come una tra le patologie pregresse più comuni tra le persone decedute in Italia a seguito di infezione da Covid-19. (LA TESTIMONIANZA DI UNA DOTTERESSA)

Nessuna evidenza scientifica

Su questa tipologia di farmaci, scrive l’Aifa in un comunicato, “appartenenti alla classe degli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE inibitori) o degli antagonisti del recettore per l’angiotensina II (sartani) ad oggi non esistono evidenze scientifiche in merito, derivate da studi clinici o epidemiologici, ma solamente “ipotesi molecolari verificate con studi in vitro”. Per questo motivo e secondo le conoscenze attualmente in possesso degli esperti, l’Agenzia Italiana del Farmaco precisa che è opportuno “non modificare la terapia in atto con anti-ipertensivi, qualunque sia la classe terapeutica, nei pazienti ipertesi ben controllati, in quanto esporre pazienti fragili a potenziali nuovi effetti collaterali o a un aumento di rischio di eventi avversi cardiovascolari non appare giustificato”. (ANTI INFIAMMATORI, NO ALL'USO FAI DA TE)

Ipertensione e Covid -19

La segnalazione dell'Aifa diventa quanto mai significativa, anche in virtù di alcuni dati recenti che mostrano l'ipertensione arteriosa come la patologia pregressa più comune tra le persone che sono decedute a seguito di infezione da Covid-19. In un recente rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità, datato 13 marzo, il 76.5% di essi, infatti, soffriva di ipertensione arteriosa. Le altre patologie più diffuse sono state la cardiopatia ischemica ed il diabete mellito, emtrambe riscontrate nel 37.3% dei casi. 

L’indicazione ai soggetti sani

La precisazione ulteriore, fatta dall’Aifa, è indirizzata ai soggetti sani, per i quali per le stesse motivazioni, rispetto all’ipotesi di utilizzare farmaci ACE-inibitori e sartani a fini profilattici, “è opportuno ricordare che tali farmaci vanno utilizzati esclusivamente per il trattamento delle patologie per le quali vi sia un’indicazione approvata e descritta nel riassunto delle caratteristiche del prodotto e del foglio illustrativo”. Posizioni analoghe, spiega Aifa, sono state assunte anche dalla Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, dalla Società Italiana di Medicina Generale e delle cure Primarie, dalla Società europea di Cardiologia e dalla Società Italiana di Farmacologia. (COVID-19, LA SITUAZIONE IN ITALIA)

Cos’è l’ipertensione

La diagnosi di ipertensione si basa sulla misurazione della pressione arteriosa, come spiega a fondo il portale della Fondazione Umberto Veronesi, che può subire delle variazioni in relazione al sesso, all'età, al peso corporeo, ma anche allo stato psicofisico e di salute generale. Tenuto conto di queste possibili variabili, in età adulta si ritiene ideale una pressione contenuta fra 115-130 mmHg nei valori massimi (pressione sistolica) e fra 75-85 mmHg nei valori minimi (pressione diastolica). Valori che superano queste soglie determineranno una condizione ancora di normalità, ma meritevole di attenzione e periodiche misurazioni. Si può parlare invece di ipertensione quando la pressione massima è superiore ai 140 mmHg e la minima ai 90 mmHg: si tratta di valori che consentono di definire una persona come ipertesa. Nella maggior parte dei casi l’ipertensione è asintomatica, quindi non dà disturbi specifici, ma diventa un rischio laddove i parametri si elevano ulteriormente rispetto ai valori considerati a norma.  

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