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Una regolare attività sessuale può ritardare la menopausa: lo studio

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4' di lettura

Soprattutto per le donne che hanno superato i 45 anni, avere un’attività sessuale a cadenza settimanale può ridurre del 28% le probabilità di entrare in menopausa rispetto a coloro che la praticano con meno frequenza 

Superata la soglia dei 45 anni, le donne che svolgono un’attività sessuale con cadenza settimanale hanno il 28% di probabilità in meno di entrare in menopausa, ad una certa età, rispetto a chi fa sesso meno di una volta al mese. La tesi è sostenuta da un team di ricercatori del dipartimento di Antropologia dell’University College of London, che hanno analizzato nel dettaglio i dati di uno studio sulla salute delle donne americane (Swan) che rappresenta il più importante rapporto sugli effetti che la menopausa ha sulla salute femminile.

Coinvolte quasi 3000 donne

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Royal Society Open Science”, ha preso in esame i dati ottenuti dalle interviste a 2.936 donne, monitorate costantemente a partire dal 1996-97. L'età media delle donne coinvolte, alla prima intervista, era proprio di 45 anni. Le donne caucasiche (non ispaniche) erano le più rappresentate nel campione (48%) e la maggior parte di esse aveva un livello di istruzione base legato al diploma di scuola superiore. In media le donne coinvolte avevano due figli, erano per lo più sposate o coinvolte in una relazione stabile (78%) e vivevano a stretto contatto con il proprio partner (68%). Alle intervistate è stato chiesto di rispondere a diverse domande, tra le quali quelle riguardanti i rapporti sessuali avuti con il proprio partner negli ultimi sei mesi e la frequenza della loro attività sessuale (compresa l’auto-stimolazione) sempre negli ultimi sei mesi. Per quanto riguarda la frequenza, la risposta più gettonata è stata quella che riguardava rapporti sessuali a cadenza settimanale (64%).

I dati emersi dallo studio

Come si legge in un articolo pubblicato sul sito dell’University College of London, nessuna delle donne intervistate era ancora entrata in menopausa, ma il 46% di loro era in peri-menopausa precoce, cioè stava iniziando a manifestare sintomi della menopausa, tra cui cambiamenti nel ciclo mestruale e vampate di calore e il 54% si trovava invece in una fase di pre-menopausa, caratterizzata da cicli regolari e senza sintomi di peri-menopausa o menopausa. I dati sono stati rilevati in un periodo totale di studio pari a dieci anni, durante il quale 1.324 donne (il 45% del totale) sono entrate in menopausa naturale ad un'età media di 52 anni. Quindi, modellando la relazione tra la frequenza sessuale e l'età della menopausa naturale, è emersa una probabilità secondo cui le donne di qualsiasi età che hanno fatto sesso settimanalmente avevano il 28% in meno di probabilità di sperimentare la menopausa rispetto a quelle che avevano fatto sesso meno di una volta al mese. Allo stesso modo, le donne che avevano un’attività sessuale frequente (una o più volte al mese) riscontrava un tasso più basso del 19% di menopausa precoce, rispetto a chi aveva una minore attività sessuale. Nell’ambito della ricerca sono state prese in considerazione anche caratteristiche quali il livello di estrogeni, l’istruzione, l’indice di massa corporea, l’abitudine al fumo, l’età delle prime mestruazioni, l’età al momento della prima intervista e gli indici di salute generale.

Le teorie degli esperti

Megan Arnot, docente di antropologia alla UCL e prima autrice dello studio ha dichiarato che “i risultati suggeriscono che se una donna non sta facendo sesso e non vi è alcuna possibilità di gravidanza, l'organismo sceglie di non investire energie nell'ovulazione, dal momento che sarebbe inutile. Potrebbe dunque esserci un compromesso energetico e biologico tra l'investimento di energia nell'ovulazione e in altre attività, come mantenersi attivi occupandosi dei nipoti. Come spiega l’esperta, l'idea che le donne cessino di essere fertili per investire più tempo nella famiglia è nota come “ipotesi della nonna”, teoria che prevede che la menopausa si sia originariamente evoluta nell'essere umano per ridurre i conflitti riproduttivi tra le diverse generazioni di femmine e consentire alle donne di dedicarsi ad altro, come appunto la cura dei nipotini. Secondo Ruth Mace, altra autrice dello studio, “la menopausa è un'inevitabilità per le donne e non esiste alcun intervento comportamentale che impedisca la cessazione della fertilità. Tuttavia, questi risultati sono un'indicazione iniziale che i tempi della menopausa possono essere adattivi in risposta alla probabilità di rimanere incinta", ha spiegato.

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