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Alzheimer, scoperta molecola che blocca la malattia

Immagine di archivio (Getty Images)
2' di lettura

Si tratta dell’anticorpo A13, la cui attività favorisce la nascita di nuovi neuroni (neurogenesi), contrastando di conseguenza i difetti che accompagnano le fasi precoci della patologia. È stato individuato dai ricercatori della Fondazione EBRI ‘Rita Levi-Montalcini’ 

Grazie a uno studio svolto sui topi, i ricercatori della Fondazione EBRI ‘Rita Levi-Montalcini’ sono riusciti a scoprire una molecola che ‘ringiovanisce’ il cervello, bloccando l’Alzheimer nella prima fase. Si tratta dall’anticorpo A13, la cui attività favorisce la nascita di nuovi neuroni (neurogenesi), contrastando di conseguenza i difetti che accompagnano le fasi precoci della patologia. Nel corso della ricerca, gli esperti hanno introdotto l’anticorpo A13 all’interno delle cellule staminali del cervello dei topi, riattivando la neurogenesi e ringiovanendo l’encefalo. I roditori sottoposti al trattamento sono tornati a produrre neuroni a un livello quasi normale. Secondo i ricercatori, in futuro questa strategia potrebbe aprire le porte a nuove possibilità di diagnosi e cura. 

Uno studio tutto italiano

La ricerca, pubblicata sulla rivista specializzata Cell Death and Differentiation, è stata coordinata da Antonino Cattaneo, Giovanni Meli e Raffaella Scardigli, presso la Fondazione EBRI (European Brain Research Institute) Rita Levi-Montalcini, in collaborazione con il CNR, la Scuola Normale Superiore e il Dipartimento di Biologia dell'Università di Roma Tre.

Lo svolgimento della ricerca

Nel corso dello studio, i ricercatori della la Fondazione EBRI Rita Levi-Montalcini hanno scoperto che in una fase molto precoce del morbo di Alzheimer la neurogenesi si riduce a causa dell’accumulo, nelle cellule staminali del cervello, degli A-beta oligomeri, degli aggregati tossici della proteina beta Amiloide. L’introduzione dell’anticorpo A13 ha permesso di neutralizzare queste sostanze nell’encefalo dei topi malati e di riattivare la nascita dei neuroni. I risultati della ricerca indicano che questa strategia permette di recuperare per l’80% i difetti provocati dal morbo di Alzheimer nella fase iniziale. Oltre a dimostrare che la diminuzione della neurogenesi anticipa i segni patologici della malattia, lo studio ha anche permesso agli esperti di osservare l’efficacia dell’anticorpo A13 nella neutralizzazione degli A-beta oligomeri all’interno dei neuroni. Questo risultato potrebbe portare allo sviluppo di nuovi trattamenti per contrastare la malattia neurodegenerativa. 

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