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Diabete in gravidanza, studio fa luce sui possibili danni ai nascituri

I titoli di Sky Tg24 delle ore 13 del 22/10

2' di lettura

Può alterare le capacità cognitive dei bambini ma anche delle generazioni successive. La scoperta è frutto di un team di ricerca italiano, pubblicata sulla rivista ‘Nature Communications’ 

Il diabete gestazionale potrebbe compromettere le funzioni cognitive, tra cui per esempio la capacità di apprendimento e di memoria, non solo del nascituro ma anche delle generazioni successive. A sostenerlo è uno studio tutto italiano, che ha coinvolto ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma, e della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, pubblicato sulla rivista scientifica ‘Nature Communications’.

Test su modelli animali

“La nostra ricerca sottolinea come problemi metabolici durante la gravidanza possano ridurre la ‘plasticità’ del cervello anche nelle generazioni successive, compromettendone l’apprendimento e la memoria’, ha detto il professor Claudio Grassi che ha coordinato i giovani ricercatori dell’Istituto di Fisiologia Umana dell’Università Cattolica. I risultati sono stati ottenuti lavorando su modelli animali di diabete gestazionale grazie ai quali i ricercatori hanno potuto stabilire che i cuccioli delle femmine con diabete in gravidanza avevano ridotte capacità di apprendimento e memoria, stessa condizione che ha riguardato poi i figli dei figli e le generazioni successive. In sostanza, dicono gli esperti, il diabete in gravidanza incide sulle capacità cognitive di tre generazioni.

Il segno sul Dna

I ricercatori hanno anche potuto scoprire come il diabete gestazionale possa lasciare il segno sul Dna dei cuccioli, alterando il funzionamento di alcuni geni praticamente a vita. Ma non solo, perchè i ricercatori hanno anche potuto stabilire che a questa alterazione dell'attività dei geni corrisponde parallelamente la carenza nel cervello dei cuccioli di un fattore importante per lo sviluppo e il funzionamento del cervello, ovvero quello che gli esperti chiamano il ‘fattore di crescita BDNF’. La controprova è stata poi quella di ripristinare concentrazioni adeguate di BDNF nel cervello dei topi protagonisti dei test: in quel momento gli animali hanno recuperato le funzioni cognitive deficitarie.

L'importanza di un corretto stile di vita

Sebbene gli esperti abbiano sottolineato che una dieta ricca di grassi saturi può produrre insulino-resistenza nella madre e trasmettere alla prole delle ‘impronte molecolari’ che interferiscono con il funzionamento del cervello, un aspetto positivo della scoperta esiste. “La buona notizia è che questa condizione può essere cancellata adottando un corretto stile di vita. Infatti, l’esercizio fisico e l’allenamento mentale sono in grado di correggere il danno, ripristinando le performance cognitive e interrompendo la trasmissione dello stesso alle generazioni successive mediante un’azione esercitata sui medesimi bersagli molecolari alterati dall’insulto metabolico”, ha concluso il professor Grassi.

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