Dolore acuto per 12 milioni di italiani: servono terapie su misura

Salute e Benessere

Il dato è emerso nel corso del congresso ‘Unmet Needs in Pain Medicine’, co-organizzato da Fondazione Internazionale Menarini. Per gli esperti è necessario un approccio differente alla terapia antalgica 

In Italia circa 12 milioni di italiani soffrono di dolore acuto e persistente e il 90% della popolazione lo ha sperimentato almeno una volta nella vita: è questo il quadro che è emerso nel corso del congresso ‘Unmet Needs in Pain Medicine’ che si è svolto a Berlino, co-organizzato da Fondazione Internazionale Menarini. Per guarire è necessario seguire delle terapie ‘su misura’, come hanno spiegato gli esperti intervenuti al convegno. Dai dati diffusi emerge che tra i 20 e i 44 anni una persona su quattro soffre di dolore per la durata di un anno, mentre tra i 45 e i 64 anni il numero sale a una su tre. La condizione interessa circa la metà degli over 65. Nella Penisola la spesa per il consumo di analgesici ammonta a circa a un miliardo di euro all’anno, di cui 500 milioni per gli antinfiammatori non steroidei, 150 milioni per gli oppioidi forti, 130 milioni per gli oppioidi deboli e 150 milioni per il paracetamolo.

La necessità di un approccio differente

Il co-presidente del congresso ‘Unmet Needs in Pain Medicine’ e presidente del World Institute of Pain (Wip) Giustino Varrassi spiega che da molti anni il percorso alla terapia antalgica prevede una scala con tre passaggi progressivi. “Dall’uso degli antinfiammatori non steroidei si passa agli oppioidi deboli e in seguito ai forti”, chiarisce Varrassi. “È però necessario un approccio differente, che preveda una valutazione attenta delle cause scatenanti il dolore e la possibile terapia con associazioni di principi attivi. Secondo le più recenti evidenze i farmaci non vanno scelti in base all’intensità del dolore, ma secondo i loro meccanismi di azione”, prosegue l’esperto. Negli Stati Uniti l’iper-prescrizione degli oppiodi è al centro di uno scandalo e ciò potrebbe avere una ripercussione negativa sull’utilizzo di questi farmaci. “Nella maggior parte dei casi però, oltre che di una prescrizione in dosi eccessive e non controllate, si è trattato anche di una sbagliata associazione tra oppioidi e altri farmaci usati contro il dolore”, spiega Joseph Pergolizzi, esperto dell’Ente di Ricerca NEMA Research Naples in Florida. “È importante che questo messaggio arrivi in modo corretto, perché la lezione che dobbiamo imparare dalla "crisi degli oppioidi" negli USA non è quella di evitare tout-court l'uso di questi farmaci bensì promuoverne l'utilizzo nei casi in cui sono realmente necessari", conclude Pergolizzi. 

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