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Ascoltare la musica aiuta la crescita cerebrale dei neonati prematuri

I titoli di Sky Tg24 delle 8 del 30/5

2' di lettura

I ricercatori dell’Università di Ginevra hanno dimostrato che l’ascolto della melodia prodotta dal punji, il flauto utilizzato dagli incantatori di serpenti indiani, contribuisce a un migliore sviluppo delle reti neurali dei bambini 

Da una nuova ricerca, condotta dai ricercatori dell’Università di Ginevra e degli Ospedali universitari della stessa città, emerge che far ascoltare la musica ai neonati prematuri aiuta la crescita del loro cervello. I risultati, pubblicati sulla rivista specializzata Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (Pnas), indicano che l’ascolto di un particolare brano, preparato ad hoc, ha permesso un migliore sviluppo delle reti neurali dei bambini nati prima della 37esima settimana di gestazione.

Lo svolgimento dello studio

Tenendo in considerazione che i deficit neurali dei neonati prematuri sono dovuti, almeno in parte, a stimoli inattesi e stressanti, nonché a una mancanza di stimoli adatti alle loro condizioni, i ricercatori di Ginevra sono giusti alla conclusione che il loro ambiente dovrebbe essere arricchito introducendo stimoli piacevoli, tra cui la musica. Per trovare la melodia adatta alle orecchie dei giovanissimi pazienti, il compositore svizzero Andreas Vollenweider ha provato a suonare vari tipi di strumenti. Quello che ha generato la maggior parte delle reazioni è stato il punji, il flauto utilizzato in India per incantare i serpenti. “I bambini molto agitati si sono calmati quasi istantaneamente, la loro attenzione è stata attirata dalla musica”, spiega Lara Lordier, docente di neuroscienze e ricercatrice coinvolta nello studio. Sottoponendo i bambini a una risonanza magnetica, gli esperti hanno notato che quelli che non sentivano la musica avevano generalmente una connettività funzionale più scarsa tra le aree del cervello rispetto agli altri.

Le proprietà terapeutiche della musica

Numerosi studi hanno dimostrato che il potere terapeutico della musica può alleviare le sofferenze di chi soffre di disturbi dell’umore, disagio psichico, depressione, demenza, malattie neurodegenerative ecc. "La musica conforta il paziente, ne migliora l'umore e stimola la memoria autobiografica, facendo riaffiorare ricordi personali e rafforzandone l'identità", spiega Alice Mado Proverbio, docente di psicobiologia e psicologia fisiologica presso l’Università degli studi di Milano-Bicocca. Inoltre, suonare uno strumento contribuisce a rafforzare la ‘riserva cognitiva’, la resilienza del cervello allo sviluppo della demenza. 

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