Una cellula immunitaria tra le cause della parodontite

Immagine di archivio (Getty Images)
3' di lettura

Un nuovo studio ha analizzato il ruolo dei linfociti Th17, che rappresenterebbero il legame tra i batteri del cavo orale e l’infiammazione gengivale

Non vi sono soltanto i germi tra le cause della parodontite, un disturbo gengivale particolarmente comune dai 65 anni in su. L’infiammazione dei tessuti, che può causare una perdita ossea e di attacco dentale, sarebbe infatti favorita da una specifica cellula immunitaria. La scoperta giunge da uno studio ripreso dalla rivista Science Translational Medicine, che ha visto la collaborazione di scienziati e clinici del National Institute of Dental and Craniofacial Research (NIDCR) e University of Pennsylvania School of Dental Medicine di Philadelphia. La ricerca si basa su diversi esperimenti condotti sui topi e sull’analisi di alcuni pazienti, e potrebbe essere il punto di partenza per lo sviluppo di nuove cure per l’infiammazione.

Parodontite, terapia attuale poco efficace

Terapie antibiotiche volte ad eliminare i batteri, pulizie dentali e controlli periodici, oltre a una dieta che preveda il consumo di determinati alimenti, in particolare quelli ricchi di Omega 3. Sono queste ad oggi alcune delle strade più popolari percorse da chi soffre di parodontite, cure che tuttavia non sono sufficienti per ridurre la diffusione del grave disturbo gengivale che rimane piuttosto comune. L’infiammazione colpisce infatti un soggetto su due dopo i 30-40 anni, e arriva a riguardare circa il 70% di persone oltre i 65 anni. I ricercatori potrebbero però aver trovato la chiave del problema, almeno parzialmente: si tratta dei linfociti T Helper 17 (Th17), una sottocategoria delle cellule generalmente coinvolte nella risposta immunitaria, che favorirebbero l’acutizzarsi del problema e di altre malattie, come colite e psoriasi.

Linfociti Th17, mediatori della parodontite

Niki Moutsopoulos del NIDCR, che ha coordinato il lavoro, spiega che la rimozione dei germi del cavo orale non è sufficiente a risolvere il problema, il che suggerisce la presenza di altri fattori. I ricercatori hanno quindi guardato al ruolo del linfociti Th17, che fungerebbero da legame tra i batteri e l’infiammazione gengivale. Disattivando le specifiche cellule immunitarie nei topi, infatti, l’intensità del disturbo diminuiva in modo significativo. Lo stesso risultato è stato osservato in 35 pazienti che disponevano, per ragioni genetiche, di un numero minore di linfociti Th17, che risultava in un’incidenza molto inferiore della parodontite, problema che quei soggetti non presentavano del tutto o in maniera molto più lieve. Cristiano Tomasi, del dipartimento di Paradontologia dell’Università di Goteborg, sottolinea come il nuovo studio abbia “indubbie potenzialità di ricadute terapeutiche”, ma il numero ridotto di persone a cui si riferisce dovrebbe spingere la comunità medica a non trarre conclusioni troppo nette.

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