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Giustizia, l'iter della riforma su separazione carriere: dalla legge Nordio al Referendum

Politica
©Ansa

Introduzione

Il referendum costituzionale sulla Giustizia del 22 e 23 marzo 2026 rappresenta l'ultima tappa di un percorso di riforma iniziato con la campagna per le scorse elezioni politiche. Ecco l'iter che in quasi quattro anni di gestazione ha portato all'approvazione del testo in Parlamento e al voto definitivo degli elettori

Quello che devi sapere

I contenuti principali della riforma

La riforma, che in totale modifica sette articoli della Costituzione, introduce la distinzione tra le carriere dei magistrati giudicanti e quelle dei pubblici ministeri. L’intervento - spiegano i sostenitori - non mette in discussione i principi di autonomia e indipendenza della magistratura, ma riguarda soprattutto la sua struttura organizzativa e i sistemi di autogoverno. Tra le principali novità c'è l’istituzione di due distinti Consigli Superiori, uno destinato ai giudici, l'altro ai magistrati requirenti eletti tramite il sorteggio. Il progetto di riforma prevede inoltre la nascita di una Corte disciplinare con rango costituzionale, alla quale verrebbero affidati i procedimenti disciplinari riguardanti i magistrati.

 

Per approfondire: Referendum Giustizia 2026, come si vota: tutto quello che c'è da sapere

Riforma giustizia nel programma di coalizione Cdx

L'annuncio di una riforma della giustizia sui temi sopracitati risale al 2022 quando la coalizione di centrodestra, formata all'epoca da Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, inserisce nel suo programma elettorale la separazione delle carriere tra i magistrati. "Riforma della giustizia e dell'ordinamento giudiziario: separazione delle carriere e riforma del Csm", si legge nel punto tre del documento "Per l'Italia - Accordo quadro di programma per un governo di centrodestra". Dopo la vittoria nel voto del 25 settembre 2022 e la nascita, un mese più tardi, del Governo Meloni il dicastero della Giustizia viene affidato a Carlo Nordio, ex magistrato ora deputato in quota Fdi.

 

Per approfondire: Referendum riforma Giustizia, il confronto tv di Nordio e Grosso su Sky TG24. VIDEO

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29 maggio 2024 - Cdm approva il testo base

L'iter ufficiale parte un anno e mezzo più tardi quando il 29 maggio 2024 il Consiglio dei Ministri approva il testo base proposto da Nordio. Dalla separazione tra carriera giudicante e requirente all'istituzione dei due Csm e dell'Alta Corte disciplinare: il disegno di legge costituzionale contiene i punti cardine della riforma.

 

Per approfondire: Referendum Giustizia 2026, quando e per cosa si vota

16 gennaio 2025 - La Camera approva il Ddl Nordio

Come stabilito dall'articolo 138 della Costituzione, i disegni di legge costituzionali richiedono un procedimento speciale tramite la doppia lettura. Il testo deve affrontare due passaggi in ciascuna Camera con un intervallo temporale di tre mesi tra una votazione e l'altra. Il primo sì al Ddl Nordio giunge il 16 gennaio 2025 quando la Camera del Deputati approva in prima lettura con 174 voti a favore, 92 voti contrari e 5 astenuti. Oltre alla maggioranza, si esprimono a favore Azione e +Europa mentre Italia viva si astiene.

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30 ottobre 2025 - Il Senato approva in seconda lettura

Il 30 ottobre 2025 la riforma della giustizia sulla separazione delle carriere incassa il via libera definitivo del Senato. Nel quarto e ultimo passaggio parlamentare il testo passa con 112 voti a favore 59 contrari e 9 astensioni. Come nelle sedute precedenti, l'esame avviene tra le proteste delle opposizioni: il mancato appoggio da parte di una maggioranza qualificata apre la strada al referendum. L'articolo 138 della Carta stabilisce infatti che non occorre il voto confermativo "se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti".

4 novembre 2025 - La maggioranza deposita le firme in Cassazione

L'esito dell'esame parlamentare spiana dunque la strada al referendum che secondo l'articolo 138 della Costituzione può essere indetto quando "entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali". A prendere l'iniziativa è la stessa maggioranza che alla Camera raccoglie 85 firme di deputati per la richiesta di consultazione confermativa. È il 4 novembre 2025 quando i capigruppo di Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati depositano le firme in Cassazione.

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18 novembre 2025 - Via libera della Cassazione sul quesito

Il 18 novembre 2025 l'Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione approva con un'ordinanza il quesito del referendum proposto.

14 gennaio 2026 - Indetto il referendum

Spetta al Presidente della Repubblica il potere di indire il referendum, sia esso abrogativo o confermativo, su proposta del governo. La Gazzetta Ufficiale del 14 gennaio 2026 riporta il decreto firmato dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, con il quale viene fissata la consultazione sulla riforma della giustizia per i giorni di domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026.

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6 febbraio 2026 - Il nuovo quesito

Il 6 febbraio 2026 l'Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione accoglie il nuovo quesito per il referendum sulla riforma della giustizia, nella versione formulata dai 15 giuristi promotori della raccolta di firme di 500mila cittadini. Il giorno successivo, il Quirinale adotta il Decreto del Presidente della Repubblica dopo la delibera del Consiglio dei Ministri, che integra il quesito del referendum con gli articoli della Costituzione modificati dalla riforma. La parziale modifica del quesito non cambia le date stabilite in precedenza e la consultazione viene confermata per marzo.

22 e 23 marzo 2026 - Il Referendum

La votazione sulla riforma della giustizia ha luogo in tutta Italia domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. Seggi aperti domenica dalle 7:00 alle 23:00 e lunedì dalle 7:00 alle 15:00. Si tratta di un referendum confermativo, non abrogativo: non occorre alcun quorum di partecipazione. L'esito dipende unicamente dal numero dei voti validamente espressi: prevale l’opzione che ottiene la maggioranza.

 

Per approfondire: Referendum in Italia, dal primo nel 1946 a quello del 2026: tutti i voti

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