Legge elettorale, al via la macchina dei ricorsi: i punti considerati incostituzionali

Politica
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Introduzione

Ha preso il via la macchina dei ricorsi contro la legge elettorale approvata in via definitiva alla Camera l’8 ottobre. L’obiettivo è arrivare alla pronuncia della Consulta prima del voto. I punti al vaglio, nello specifico, sono sei, come annunciato in conferenza stampa a Montecitorio dalla ‘Rete per un voto libero e uguale’.

Quello che devi sapere

I ricorsi

Sono dunque sei i punti ritenuti incostituzionali e argomentati nella bozza elaborata, con un pool di 99 avvocati, dalla 'Rete per un voto libero e uguale' che riunisce organizzazioni, associazioni, comitati di costituzionalisti, giornalisti, legali e cittadini che contestano la nuova legge elettorale.

 

In particolare, si contestano: la consistenza del premio di maggioranza, l’indicazione del candidato premier, il mancato rispetto della parità di genere, l’impossibilità per l’elettore di sapere - ragionevolmente -  gli effetti del voto sul parlamentare che sarà eletto, il premio nazionale assegnato sul Senato che si elegge su base regionale e l’elevato numero di firme da raccogliere per i partiti politici non presenti in Parlamento.

 

I ricorsi (30 in totale) saranno depositati il 26 ottobre in tutte le Corti d'appello italiane. "Abbiamo l'obiettivo ambizioso di presentarli il giorno di entrata in vigore della legge", ha affermato l'avvocato Pietro Adami, durante una conferenza stampa a Montecitorio.   

 

Per approfondire

Come funziona la nuova legge elettorale, dalle preferenze al premio di governabilità

I firmatari

I firmatari hanno già raggiunto quota 500, ha annunciato il coordinatore della Rete, Roberto Zaccaria, bollando la riforma come "gravemente incostituzionale" e definendo "straordinaria" la macchina dei ricorsi che si è messa in moto. A sottoscrivere quegli atti che verranno depositati nei vari tribunali civili del Paese spiccano nomi dell'impegno civile, della cultura, dell'arte e figure storiche della politica: da Marisa Laurito a Romano Prodi, da Lucia Annunziata a Massimo D'Alema, da Monica Guerritore a Pier Luigi Bersani e Fausto Bertinotti. "Riteniamo che molti aspetti" del Melonellum "riflettano punti già dichiarati incostituzionali in passato", è la premessa del professor Enrico Grosso, coordinatore dei contenuti, che assicura come "i ricorsi consentono di eliminare gli aspetti incostituzionali lasciando la legge idonea a essere applicata".

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L'iter per i ricorsi

L'iter prevede che i ricorsi siano depositati alla Corte Costituzionale quando la legge elettorale entrerà in vigore, cioè 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Da quel momento scatterà la corsa contro il tempo per arrivare a una pronuncia della Consulta. In caso di procedimento semplificato, i tribunali potrebbero fissare la prima udienza dopo 40 giorni e valutare se sollevare la questione di legittimità costituzionale. L’eventuale ordinanza dovrà poi essere notificata alle parti interessate, tra cui la presidente del Consiglio, mentre nei 20 giorni successivi alla notifica potrebbe essere fissata la prima udienza davanti alla Corte, da effettuare nei 20 giorni seguenti. L'iter nel complesso durerebbe circa tre mesi. 

Le tempistiche

Per i promotori ragionevolmente "a metà gennaio" potrebbero esserci le udienze nei Tribunali e già a "fine gennaio" la prima ordinanza di un giudice potrebbe arrivare alla Consulta. Proprio il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, che terminerà il suo mandato a metà novembre, ha recentemente ricordato le due precedenti sentenze del 2014 e del 2017, sottolineando che "i nodi principali, in passato, sono stati il premio di maggioranza" e "le liste". Amoroso ha poi assicurato che l'analisi di questioni come l'indicazione del candidato premier o la raccolta delle firme, "se sollevate, saranno affrontate dalla Corte con il consueto approfondimento". 

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I dubbi sulla legge elettorale

La 'Rete per un voto libero e uguale’ ha dunque messo a disposizione un testo in cui vengono "tecnicamente" sollevati una serie di dubbi di costituzionalità e che i singoli avvocati potranno poi "redigere nel modo a cui a loro sembra più efficace".    

 

La prima questione sollevata, come già accennato, è il premio di maggioranza, "sia in termini numerici sia sotto l'aspetto delle modalità di assegnazione dei seggi attraverso un numero fisso di deputati e senatori".

 

Il secondo punto critico riguarda "l'autonomia delle basi elettorali delle due Camere". "Questa legge - dice Grosso - lega l'elezione dell'uno a quella dell'altra". In questo ambito verrà evidenziato anche il nodo del "premio nazionale al Senato".

 

La terza questione interessa le "modalità in cui i seggi vengono assegnati ai singoli". Poi ci sono le criticità sull'alternanza di genere (non è prevista l’alternanza di genere per i capilista, ndr), l'indicazione del candidato premier nelle liste e, infine, il "numero abnorme delle sottoscrizioni per liste che non sono rappresentate in Parlamento". 

 

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