Legge sul fine vita, quali regioni lo hanno introdotto e cosa prevede

Politica
©Ansa

Introduzione

Il Consiglio dei ministri - a pochi giorni dalla scadenza dei termini per presentare il ricorso alla Corte Costituzionale - ha deciso di impugnare la legge della Regione Veneto sul fine vita che regolamenta le procedure e i tempi per l'accesso al suicidio medicalmente assistito. Di recente, invece, l’Umbria ha approvato la legge sul suicidio medicalmente assistito andando a disciplinare le procedure sanitarie. I provvedimenti regionali puntano a definire le modalità di presentazione delle richieste, i tempi delle verifiche e il ruolo delle strutture sanitarie, nel rispetto dei criteri fissati dalla Corte costituzionale. Ecco quali Regioni sono intervenute, quali requisiti sono previsti e come si articola il percorso per i pazienti.

Quello che devi sapere

La legge sul fine vita in Umbria

L’Umbria ha approvato la legge regionale sul suicidio medicalmente assistito. L’Assemblea legislativa ha dato il via libera alla proposta di iniziativa popolare “Liberi subito” con 11 voti favorevoli, 6 contrari e 3 astensioni. L'esito della votazione, a cui non ha partecipato la presidente della Regione Stefania Proietti, è stato accolto con un lungo applauso in Aula.

 

Per approfondire:

Umbria ha approvato la legge sul suicidio medicalmente assistito

Le leggi regionali

Con il voto dell’Umbria, sono cinque le Regioni che hanno approvato una legge per disciplinare le procedure sanitarie relative al suicidio medicalmente assistito. Le leggi regionali definiscono il percorso sanitario, individuano gli organismi incaricati delle verifiche e stabiliscono il modo in cui viene gestita la richiesta, nel rispetto dei principi fissati dalla Corte costituzionale.

pubblicità

Toscana

La Toscana è stata la prima regione italiana ad approvare una legge sul suicidio medicalmente assistito, nel febbraio 2025, dopo un’iniziativa popolare promossa dall’Associazione Luca Coscioni. Il provvedimento, promulgato a marzo, disciplina le modalità di presentazione delle richieste e le procedure di verifica dei requisiti da parte delle strutture sanitarie. La legge è stata impugnata dal Governo davanti alla Corte costituzionale.

Sardegna

Il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato la legge il 17 settembre 2025. Il testo definisce le procedure per l’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito prevedendo verifiche affidate a una commissione multidisciplinare. L’obiettivo è stabilire un percorso chiaro per i pazienti, nel rispetto delle condizioni fissate dalla Corte costituzionale.  

pubblicità

Emilia-Romagna

L'Emilia-Romagna ha approvato il provvedimento nel luglio 2026, diventando la terza Regione a introdurre una disciplina regionale. Il provvedimento, che definisce le modalità organizzative per gestire le richieste e verificare i requisiti previsti dalla Consulta, è stato impugnato dal Governo nel settembre successivo per presunte violazioni delle competenze statali.  

Veneto

Il Consiglio regionale veneto aveva dato il via libera alla legge lo scorso 2 settembre, con un testo che stabilisce procedure e tempi per l’assistenza sanitaria, dopo un lungo confronto politico iniziato nella precedente legislatura. Ma il Consiglio dei ministri - a pochi giorni dalla scadenza dei termini per presentare il ricorso alla Corte Costituzionale - ha deciso di impugnare la legge della Regione Veneto sul fine vita che regolamenta le procedure e i tempi per l'accesso al suicidio medicalmente assistito.

pubblicità

Il commento

"L'impugnazione da parte del Governo della legge di iniziativa popolare sul fine vita 'Liberi Subito', promossa dall'associazione Luca Coscioni, integrata e approvata dal Consiglio regionale del Veneto, rappresenta un'ottima occasione per confermare quanto già la Corte costituzionale ha affermato a più riprese: la piena competenza delle Regioni in materia di organizzazione sanitaria nel regolare l'applicazione del diritto (che già esiste da 7 anni in tutta Italia) all'aiuto medico alla morte volontaria da parte del Servizio sanitario nazionale". Lo hanno riferito Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria e tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, sottolineando che "la Corte costituzionale infatti si è già pronunciata sulla legge approvata in Toscana e in Sardegna, e ha chiarito che le Regioni possono legittimamente intervenire per organizzare il Servizio sanitario e rendere effettivi i diritti già riconosciuti dalla Corte costituzionale stessa anche in assenza di una legge nazionale, respingendo le censure del Governo rivolte contro l'intero impianto della legge". 

Umbria

La legge approvata dall’Assemblea legislativa dell'Umbria disciplina le modalità organizzative per accedere al suicidio medicalmente assistito. Il testo, nato da una proposta di iniziativa popolare sostenuta da 4.801 firme, stabilisce le procedure per verificare la presenza dei requisiti previsti dalla disciplina statale e dalla giurisprudenza costituzionale.  

pubblicità

La procedura

La procedura prevede che il paziente presenti un’istanza all’azienda sanitaria locale competente per territorio. Ogni Asl dovrà istituire una commissione multidisciplinare permanente, incaricata di verificare la sussistenza dei requisiti per l’accesso. La commissione sarà composta da un medico palliativista, uno psichiatra, un anestesista rianimatore, uno psicologo, un medico legale e un infermiere. Sarà inoltre integrata da uno specialista della patologia della persona richiedente e alle riunioni potrà essere invitato anche il medico di fiducia del paziente. 

La relazione medica

Al termine delle verifiche, la commissione trasmetterà la relazione medica al Comitato etico regionale dell’Umbria, che comunicherà il proprio parere all’azienda sanitaria. Le risultanze degli accertamenti saranno infine trasmesse al paziente che ha presentato la richiesta. 

pubblicità

Nessuna legge in Italia

In Italia non esiste ancora una legge nazionale organica che disciplini il suicidio medicalmente assistito. Il quadro di riferimento è stato delineato soprattutto dalla Corte costituzionale, con la sentenza n. 242 del 2019 sul caso Cappato-Antoniani. La Consulta ha stabilito le condizioni in presenza delle quali l’aiuto al suicidio non è punibile: una patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche che la persona considera intollerabili, la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e la capacità di assumere decisioni libere e consapevoli. La sussistenza dei requisiti e le modalità di esecuzione devono essere verificate dalle strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale, con il parere del comitato etico territorialmente competente.  

pubblicità