Montecitorio si esprime sulle pregiudiziali di costituzionalità delle opposizioni, mentre la prossima settimana ci sarà il voto finale. Il timore della maggioranza è legato a possibili franchi tiratori, mentre le opposizioni continuano ad attaccare la riforma per le preferenze, i capolista non alternati per genere, il premio e l'indicazione del presidente del Consiglio
Dopo il via libera del Senato, inizia l’ultimo passaggio alla Camera della legge elettorale, in quello che da molti è visto come lo snodo cruciale della legislatura dato che - come detto più volte dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni - un passo falso in Aula non potrebbe non avere delle conseguenze. Il primo dei due voti a scrutinio segreto sulle pregiudiziali di costituzionalità delle opposizioni è atteso in tarda mattinata, mentre il secondo, quello finale, sarà la prossima settimana, tra il 7 e l’8 ottobre.
Il timore dei franchi tiratori
Il clima è quindi di attesa, con il timore di possibili franchi tiratori di maggioranza. Lega e Forza Italia sono i meno entusiasti dello Stabilicum. Peraltro, secondo alcune proiezioni che circolano tra i deputati, nel caso in cui il centrodestra uscisse sconfitto la riforma produrrebbe una riduzione drastica degli eletti tra i deputati azzurri e del Carroccio. E stavolta non sarà permesso inviare 'controllori' dei deputati dalla tribuna della stampa come accaduto a luglio, quando alcuni dipendenti del gruppo di FdI girarono alcuni video dalla zona destinata ai giornalisti: la tribuna centrale è interdetta agli staff, che possono stare in quelle laterali, destinate ai cineoperatori, firmando come sempre il 'Codice di autoregolamentazione' con cui ci si impegna a non realizzare fotografie e riprese video improprie sullo svolgimento dei lavori.
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Le critiche delle opposizioni
Nel frattempo non si placano gli attacchi delle opposizioni, che criticano le preferenze, i capolista non alternati per genere, il premio e l'indicazione del presidente del Consiglio. Contro l'aumento delle firme il leader di +Europa Riccardo Magi ha avviato uno sciopero della fame per ottenere almeno la raccolta delle sottoscrizioni digitali, mentre si moltiplicano gli appellativi ironici sul nome della legge: per Filiberto Zaratti di Avs è un "Azzeccagarbuglium", e un "Macellum" per Elena Bonetti, che torna a invitare le deputate di centrodestra a dire no a una legge che non prevede quote di genere nei capolista. È "incostituzionale" e, se passasse, "a intervenire sarà la Consulta", ha detto il dem Federico Fornaro. Una riforma che "contiene profili di incostituzionalità" anche per la pentastellata Carmela Auriemma, frutto di un "atto di prepotenza della maggioranza".