Introduzione
L'Aula del Senato ha dato il via libera al testo della nuova legge elettorale: hanno votato a favore 113 senatori, mentre 71 sono stati quelli contrari. Il testo ora dovrà tornare alla Camera in terza lettura. A Palazzo Madama c'è stata una protesta delle opposizioni poco prima dell'approvazione della legge elettorale: i senatori hanno protestato mostrando cartelli gialli e rossi con la scritta "No alla legge truffa", subito dopo la dichiarazione di voto di Fratelli d'Italia. (COME FUNZIONA LA NUOVA LEGGE ELETTORALE)
Tra le modifiche introdotte nell'esame a Palazzo Madama le preferenze con capolista bloccati e la revisione della norma sulla raccolta delle firme oltre a una modifica che ridisegna i confini dei collegi della provincia di Bolzano e all'estensione del voto fuorisede ai caregiver.
Quello che devi sapere
Il voto a favore in Senato
L’Aula di Palazzo Madama ha dato il via libera, e adesso la legge elettorale tornerà a Montecitorio per la conferma delle modifiche introdotte, dalle preferenze alle firme. Ma proprio su questo secondo punto è montata la protesta dentro l'Aula e fuori. Sulla misura si sarebbe inoltre acceso il faro del Colle che - come è da prassi, prima di pronunciarsi su qualsiasi norma attende che i provvedimenti siano approvati definitivamente dalle Camere e il testo finale trasmesso al Quirinale.
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Il voto contrario delle opposizioni
Le opposizioni questa mattina in Aula sono state critiche verso la proposta: “Noi voteremo contro questa legge elettorale e le ragioni di fondo non hanno a che fare con la soglia del premio che pure credo vi si ritorcerà contro o con l'indicazione del presidente del consiglio, ma ha che fare con una ragione più di fondo: questa legge mira a perpetuare uno scontro continuo e costante che in questo Paese va avanti da 30 anni e che sarebbe il tempo di chiudere mandando in soffitta questo bipolarismo”, ha detto il leader di Azione Carlo Calenda. E anche Matteo Renzi ha annunciato la contrarierà di Italia Viva: "Voi decidete di cambiare la legge elettorale nel settembre 2026 per avere più stabilità nei governi e nello stesso mese ci fate una capa tanto per festeggiare il governo più longevo della storia italiana. Allora delle due l'una: o la stabilità nasce dalla legge elettorale o quella che c'è va benissimo. Quella che voi cambiate è l'unica che ha consentito la stabilità. Voi non la cambiate per la stabilità ma perché siete convinti che al prossimo giro rischiate seriamente di perdere. Voi l'altra volta non avete vinto per il Rosatellum ma perché la sinistra non si è unita".
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La difesa della maggioranza
A intervenire durante le dichiarazioni di voto è stata anche la senatrice Maria Stella Gelmini: “Sostenere che il centrodestra vuole abolire la democrazia è privo di senso, con questa riforma si sta cercando di affermare un principio sacrosanto: chi vince governa". Per l’ex ministra “nel Rosatellum le preferenze non c'erano e noi abbiamo introdotto un sistema misto molto simile all'Italicum: vogliamo finirla di spendere tempo e parole in contrapposizioni inutili? Possiamo dividerci in chi è più proporzionalista e chi, come noi è più maggioritario ma la differenza che il centrodestra è sempre più per il maggioritario il centrosinistra a seconda delle convenienze. Giorgia Meloni e questa maggioranza approvano una legge che non garantisce la vittoria del centrodestra ma che a Chigi si vada con il voto degli italiani", ha concluso.
PD: “Premio maggioranza mostra idea democrazia”
"Avete previsto che il 42% possa far scattare un premio fino a 70 deputati e 35 senatori, ma che idea di democrazia è? Prendete quasi tutto e sperate di eleggervi da soli il presidente della Repubblica, ma che idea è di democrazia la vostra? Forse che si arriva al Colle, si nominano i 5 giudici della Corte costituzionale perché questa formazione così straordinariamente voluta dai Costituenti non vi è mai piaciuta, così come la Costituzione che non riuscite a sentire vostra infatti fate fatica a definirvi antifascisti”, ha detto il capogruppo del Pd, Francesco Boccia. Mentre Peppe De Cristofaro di Ave ha detto che nel fare questa riforma “avete anche sbagliato i conti: sette mesi fa Vannacci era all'1%, ma nel frattempo è cresciuto e quindi questa legge elettorale che vi siete fatti su misura vi si potrebbe ritorcere contro" e "sono convinto che tutti voi state sperando che questa legge venga affossata alla Camera, è il vostro grande desiderio inconfessabile”.
Casellati a Sky TG24: “Stabilità è un valore”
"La stabilità è un valore, perché significa credibilità a livello internazionale, attrattività degli investimenti esteri, fiducia dei mercati e possibilità, per i cittadini, di programmare la propria vita. Un governo stabile significa anche avere la possibilità di portare a termine tutte le riforme. Dopo dieci anni di instabilità politica, che sono costati agli italiani 265 miliardi di euro di interessi in più sul debito pubblico, credo che questo sia un tema importante”, ha detto la ministra per le Riforme Elisabetta Casellati in mattinata a Start su Sky TG24 difendendo la riforma elettorale. A questo proposito, Casellati ha osservato: “Interessarsi della legge elettorale non significa non occuparsi del resto. Non è che ci interessiamo soltanto di questo provvedimento e non, per esempio, della diminuzione delle accise sul gasolio. Il Governo ha sempre pensato a tutto il resto. Non c'è solo questo provvedimento sul quale stiamo lavorando: stiamo lavorando su più fronti. Quindi anche questa favola secondo cui, con tutti i problemi che abbiamo, ci si occuperebbe soltanto della legge elettorale non corrisponde alla realtà. Gli altri problemi li affrontiamo tutti".
Le novità introdotte in Senato
Ieri il Senato ha approvato l'articolo 6 della riforma respingendo tutti gli emendamenti presentati. Nell'articolo si prevede tra l'altro, la riduzione da 4 a 2 (Europa ed extra Ue) le ripartizioni geografiche della circoscrizione Estero per la Camera e da 4 a una sola area per il Senato. Via libera anche all'articolo che conferma la norma introdotta alla Camera per il voto fuorisede. Si prevede la possibilità di votare nel luogo in cui si è temporaneamente domiciliati da almeno 9 mesi (tre nel caso di persone che sono fuori dal Comune per cure) iscrivendosi entro 30 giorni dalla maturazione dei requisiti e ad almeno 45 giorni dalle elezioni nell'apposito Albo.
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Via libera a estensione a caregiver del voto fuorisede
Ok anche a un emendamento riformulato dal governo a prima firma della senatrice di FdI Domenica Spinelli, che estende ai caregiver la possibilità del voto fuorisede, già prevista nella riforma per motivi di cura. Il testo consente questa possibilità per i caregiver familiari che, per un periodo di almeno tre mesi nel quale ricada la data di svolgimento delle elezioni, presta attività di cura e assistenza in favore di una "persona sottoposta ad assistenza sanitaria, terapia o trattamento medico o riabilitativo presso una struttura situata in un comune appartenente ad una regione diversa da quella del comune nelle cui liste elettorali sono iscritti". Lo stesso vale per "genitori o familiari conviventi di un minore che, per il medesimo periodo, accompagnino o prestino attività di cura e assistenza in suo favore perché sottoposto ad assistenza sanitaria, terapia o trattamento medico presso una struttura sanitaria situata in un comune appartenente ad una regione diversa" da quella nella quale si risulta elettore. Le opposizioni si sono astenute.
La protesta sulle firme
Ieri mentre lo Stabilicum era in votazione in Aula, davanti al Senato Alessandro Onorato, tra le “vittime” della misura che ha quadruplicato le sottoscrizioni necessarie per chi non è presente in Parlamento, ha protestato con i sostenitori di Progetto Civico Italia. Dalla piazza si sono alzati i cori “Mattarella, Mattarella” e anche il leader M5s Giuseppe Conte si è unito alla protesta attaccando una "norma antidemocratica, illiberale e incostituzionale”. Onorato boccia quello che definisce un "salva-casta". Ma fa anche sapere di non voler fare "operazioni tattiche" per aggirare l'obbligo previsto per i nuovi partiti di procurarsi almeno 450mila firme al fine di poter correre ovunque, sia alla Camera che al Senato. Nei giorni scorsi era trapelata l'ipotesi della possibile creazione, con l'aiuto di Pd e M5s, di una componente a suo nome in Parlamento: cosa che gli consentirebbe di dover raccogliere solo 1.500 firme a collegio. Una ipotesi che però al momento non trova conferme concrete.
Testo blindato
Difficile, però, come osserva anche la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati, ipotizzare un cambio del testo a Montecitorio dove approderà blindato per andare in Aula in discussione generale il 28 settembre. Una modifica sul punto "al momento non è nell'aria", osserva la ministra aggiungendo poi di non attendersi "sussulti" nell'esame alla Camera.
L’iter e i possibili ricorsi
Se non ci saranno sorprese a Montecitorio, la tabella di marcia dovrebbe portare all'approvazione finale entro la metà di ottobre, prima che entri nel vivo la sessione di bilancio. Ma subito dopo inizierà la partita dei ricorsi. "Se loro andranno avanti senza ascoltare tutti i rilievi che le opposizioni fanno - sottolinea il presidente dei senatori Dem Francesco Boccia, che ha partecipato anche lui alla protesta di Onorato - non ci resterà altro che fare ricorso alla Corte costituzionale e sostenere tutti i ricorsi che pioveranno". Difficile, però, fare ipotesi sulla tempistica di eventuali pronunciamenti. Dalle opposizioni si sottolinea comunque che sarebbe auspicabile arrivare a una sentenza della Consulta prima dello scioglimento delle Camere anche per evitare un Parlamento in qualche modo delegittimato da rilievi anche parziali.
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La fiducia
Quando la partita si sposterà a Montecitorio è probabile, ma non ancora del tutto scontato, che il governo ricorra all'utilizzo della fiducia (con voto palese) per i vari articoli che sono stati toccati da modifiche. Resterebbe l'incognita del voto finale sul quale le opposizioni dovrebbero chiedere il voto segreto. Una eventualità che mette in guardia la maggioranza perché il rischio di una bocciatura dell'intero provvedimento - si ricorda in alcuni settori del centrodestra - avrebbe l'effetto di far saltare tutto.
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