Legge elettorale, via libera del Senato all'emendamento di maggioranza sulle preferenze
PoliticaProsegue l'esame del testo a Palazzo Madama. Approvato l'emendamento unitario del centrodestra che introduce il meccanismo delle preferenze con capolista bloccati. Superate le divisioni tra i partiti di governo sul tema. Meloni: "Preferenze tornano su proposta di FdI, la sinistra non è credibile"
Prosegue al Senato la discussione sulla legge elettorale, approdata in Aula tra varie tensioni, a partire dal braccio di ferro sulle preferenze pure in maggioranza. Via libera all'emendamento unitario della maggioranza che introduce nella riforma il meccanismo delle preferenze con capolista bloccati. Tutte respinte le proposte di modifica di opposizione tranne una tecnica di drafting approvata all'unanimità. I si sono stati 97, i contrari 67 e 2 astenuti. Il testo prevede la possibilità di esprimere fino a tre preferenze con alternanza di genere (pena l'annullamento della seconda e della terza preferenza nell'ordine di lista) con una una croce segnata accanto a uno dei sei nomi scritti sulla scheda, prevista l'alternanza dal primo nome sotto il capolista. Salta la quota di genere 60 a 40 per i capolista prevista dal Rosatellum. In precedenza Palazzo Madama ha bocciato il sub-emendamento Pd per sopprimere i capolista bloccati e prevedere il voto di preferenza. Sulla proposta di modifica all'emendamento di maggioranza alla legge elettorale il governo si era rimesso all'Aula. Sul tema è stata una giornata con diversi colpi di scena, in cui la maggioranza sembrava essere divisa prima di compattarsi. L'esame degli emendamenti riprenderà domani alle 10 e i lavori dovrebbero andare avanti fino alle 14, per poi continuare lunedì, fino al voto finale previsto martedì 15. Se non ci saranno modifiche, la legge tornerà alla Camera per l'ultimo passaggio: sarà in Aula il 28 per il via libera definitivo (nonostante le opposizioni abbiano chiesto di allungare i tempi di esame).
Meloni: "Preferenze tornano su proposta di FdI, la sinistra non è credibile"
"Le preferenze, nel voto per il Parlamento, mancavano dal 1993, cioè da quasi 35 anni. Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di Fratelli d'Italia", ha scritto sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. "Alla sinistra, che oggi sostiene che non basta, devo ricordare che non è credibile, su questo tema, chi non le ha mai volute in questi 35 anni e ha votato per bocciarle anche un mese fa. Quindi - conclude - la differenza non è tra chi vuole più preferenze e chi ne vuole meno. È tra chi le ha rimesse nella legge e chi no".
Cosa è successo oggi
Indiscrezioni della mattinata davano FdI sul punto di strappare con gli alleati valutando, in nome di una propria battaglia storica, il sostegno a una serie di emendamenti del Pd sulle preferenze pure (per tutti gli eletti e senza i capolista bloccati). In mattinata Roberto Vannacci ha chiesto al governo di votare l'emendamento dem. Dopo un vertice di maggioranza a metà giornata, la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati aveva annunciato che il governo si sarebbe rimesso all'Aula su alcuni emendamenti, perché "come sempre il Parlamento è sovrano", quindi non dovrebbe opporsi alle modifiche delle opposizioni. Nel pomeriggio, dalla maggioranza era invece trapelata una ritrovata compattezza contro il subemendamento sulle preferenze proposto dalle opposizioni. "Tra un emendamento strumentale sulle preferenze delle opposizioni e mantenere gli accordi di maggioranza noi non abbiamo dubbi: manteniamo la parola e votiamo contro questo emendamento", ha chiarito il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan.
Salgono a 9mila le firme da raccogliere per chi non è in Parlamento
Cresce da 1.500 a 9mila (fino a un massimo di 10mila) il numero delle firme minime che le nuove formazioni politiche che non sono presenti in Parlamento dovranno raccogliere per presentarsi alle elezioni. Lo prevede la riformulazione del governo all'emendamento di FdI a prima firma di Antonella Zedda che toglie inoltre qualsiasi soglia per contribuire alla cifra elettorale nazionale di coalizione per il calcolo del premio. Resta esentato, come previsto nella legge attuale, chi ha due gruppi in Parlamento, così come chi, in base alla riforma, ha almeno un gruppo formatosi entro il 31 dicembre 2025, Iv o Az. Per chi, come +Europa o FnV ha una componente in almeno uno dei due rami del Parlamento il numero delle fime da raccogliere resta tra 1.500 e 2mila. Aumenta da un terzo alla metà il numero delle circoscrizioni nelle quali è necessario presentarsi. La proposta di modifica verrà posta in votazione tra oggi e domani.
Vedi anche
Legge elettorale, ministro Casellati: "Norma non per opportunismi ma per dare opportunità"
Renzi: "Meloni non tema alleati, voti preferenze e rispetti promesse elettorali"
Matteo Renzi aveva rivolto un appello a Giorgia Meloni: "Non si faccia impaurire da Salvini e Tajani, anche perché sarebbe l'unico essere vivente che si fa impaurire da Salvini e Tajani. Abbia il coraggio di andare fino in fondo, voti il nostro sub emendamento, vada fino in fondo, porti le preferenze nella legge elettorale e se per caso Forza Italia e Lega avranno il coraggio di votare contro a scrutinio palese qui o contro a scrutinio segreto alla Camera, Giorgia Meloni dichiari chiusa questa esperienza di governo e ci porti alle elezioni che vedono il centrosinistra avanti in tutti i sondaggi".
Il premio al 42%
La coalizione di centrodestra sembra avanzare verso la quadra finale. Confermata la soglia per il premio al 42% (e non al 41%, cifra su cui FdI aveva presentato un proprio emendamento).
Leggi anche
Legge elettorale, FdI valuta di votare emendamenti Pd su preferenze
La norma "anti-cespugli"
Tramonta invece, definitivamente, l'ipotesi del ballottaggio: l'ipotesi che venisse introdotto nell'esame a Palazzo Madama, è tramontata per la contrarietà di Lega ed FI. Resta invece da risolvere la questione della norma “anti-cespugli”. Sul piatto ci sono tre proposte di modifica per l'esclusione dal computo di chi è sotto il 2%, di chi è sotto l'1%, come previsto nel Rosatellum, ma anche un’opzione zero: nessun voto escluso. Una previsione che vedrebbe favorevole FdI ma con i dubbi di Lega e FI. Certo è che dalle parti del Quirinale sarebbe stato fatto notare che, mettendo una soglia per il computo dei voti per i partiti coalizzati, con la novità del premio di maggioranza, esiste il rischio concreto di un esito elettorale in contrasto con la volontà espressa dagli elettori. Altro discorso è non calcolarli ai fini dell'attribuzione dei seggi, ma per il calcolo del premio il punto è delicato.