Secondo il ministro Lollobrigida “il gabinetto deve corrispondere alle esigenze funzionali, almeno per alcuni ruoli direttamente dipendenti dal ministro, a un rapporto di totale sintonia”. Per Ruotolo del Pd invece è “il segno di una maggioranza attraversata da guerre interne, regolamenti di conti, scontri tra correnti e leadership in competizione”, mentre Matteo Renzi chiede le dimissioni di Giuli
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha deciso di azzerare i vertici dello staff del ministero. Sono infatti pronti i decreti di revoca per Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e per Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro. Alla base alla decisione ci sarebbe la gestione dell'erogazione dei finanziamenti al documentario su Giulio Regeni, che non ha ricevuto i fondi nonostante la richiesta del produttore. Fratelli d'Italia, però, tramite il suo capodelegazione al governo Francesco Lollobrigida getta acqua sul fuoco: ”Il ministro Giuli ha ritenuto, come è d'altronde suo diritto, modificare l'assetto della sua segreteria. Il gabinetto deve corrispondere alle esigenze funzionali, almeno per alcuni ruoli direttamente dipendenti dal ministro, a un rapporto di totale sintonia. Sono certo che il collega Giuli saprà individuare le persone più idonee".
Le ragioni degli allontanamenti
Giuli avrebbe licenziato Merlino per non aver vigilato sulla vicenda del documentario su Giulio Regeni, a cui il ministero ha negato i finanziamenti. Il ministro aveva bollato come "inaccettabile" il rifiuto, di cui non era a conoscenza a differenza, a quanto pare, del responsabile della segreteria tecnica. Nel corso della cerimonia al Quirinale per i premi David, Giuli, parlando del docufilm, aveva promesso "di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale laddove hanno prevalso invece l'opacità o l'imperizia". Differente la motivazione che sarebbe alla base del licenziamento di Proietti, esponente di spicco di Fratelli d'Italia in Umbria, che non si sarebbe presentata all'aeroporto e non avrebbe quindi partecipato alla missione del ministro a New York lo scorso mese.
Le critiche dell’opposizione
Secondo l'opposizione invece dietro all'accaduto ci sarebbe un regolamento di conti all'interno di Fratelli d'Italia, che fa il paio con le divisioni sulla presenza della Russia alla Biennale e il licenziamento di Beatrice Venezi da direttrice della Fenice. "È il segno di una maggioranza attraversata da guerre interne, regolamenti di conti, scontri tra correnti e leadership in competizione”, ha detto Sandro Ruotolo del Pd. Ancora più duro l’attacco dell’ex premier Matteo Renzi, che sui social ha scritto: “Si dimetta subito questo ministro incompetente e porti la sua tracotante incapacità lontano dal Collegio romano. Il ministero della Cultura non merita un tale scempio”.