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Decreto Sicurezza, Meloni: "Ci saranno correttivi, ma norma su avvocati resta"

Politica
©Ansa

"Non mi è esattamente chiara la ragione per cui noi, che riconosciamo il gratuito patrocinio all’avvocato che assiste il migrante che fa ricorso contro un decreto di espulsione non dobbiamo invece riconoscere il lavoro di quel professionista che assiste un migrante quando volontariamente scegli di essere rimpatriato", ha detto la presidente del Consiglio parlando con i giornalisti alla Milano Design Week

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"Sul decreto Sicurezza, che io non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo i rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati, li trasformeremo in un provvedimento ad hoc perché non c’erano margini di tempo per la conversione del decreto per correggere la norma. Ma la norma rimane perché è di assoluto buonsenso". A dirlo, parlando con i giornalisti alla Milano Design Week, è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rispondendo a una domanda sul discusso incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario.

Meloni: "Stupita dalle opposizioni"

"Francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni. Non mi è esattamente chiara la ragione per cui noi, che riconosciamo il gratuito patrocinio all’avvocato che assiste il migrante che fa ricorso contro un decreto di espulsione, non dobbiamo invece riconoscere il lavoro di quel professionista che assiste un migrante quando volontariamente scegli di essere rimpatriato", ha aggiunto Meloni. "Mi pare che sui rimpatri volontari assistiti siamo d’accordo, è uno strumento che l’Europa ci chiede di intensificare, è uno strumento che continuiamo a portare avanti e che stiamo lavorando per rafforzare. Almeno su questo mi sembrava fossimo d’accordo - ha concluso la presidente del Consiglio -, ora scopro che non siamo più d’accordo neanche sul rimpatrio volontario assistito, ma noi andiamo comunque avanti con delle norma che consideriamo di assoluto buonsenso".

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Meloni: "Critiche Trump? Coraggio è dire quello che si pensa"

Per le parole di Trump "non sono rimasta male. Penso che il coraggio sia dire quello che si pensa anche quando no si è d'accordo", ha detto poi Meloni a margine della visita al Salone del Mobile. "Me l'aspettavo. Ma penso che questo non debba far rinunciare le persone a dire quello che pensano anche quando non sono d'accordo. L'amicizia è fatta di questo, il coraggio è fatto di questo". E, ha aggiunto, questo "chiaramente non vuol dire mettere in discussione i nostri storici rapporti con gli Usa. Gli amici ti danno una mano anche e forse soprattutto quando ti dicono che non sono d'accordo".

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Meloni: "A Hormuz Italia dovrebbe esserci ma si esprima il Parlamento"

Meloni, interpellata dai cronisti, ha poi parlato della situazione in Medio Oriente: "Noi siamo stati tra i primi a proporre che ci fosse una copertura Onu su una eventuale missione a Hormuz, e questo non è stato possibile per un veto che c'è nel Consiglio di sicurezza da parte di Usa e Cina. Vedremo se nelle prossime settimane questo veto può essere superato". "Se non dovesse essere superato, a condizioni date che abbiamo già chiarito, ci deve essere una cessazione delle ostilità e una ampissima adesione internazionale, la postura della missione deve essere solo difensiva - ha concluso la presidente del Consiglio - Io penso che l'Italia dovrebbe esserci ma deve essere il Parlamento a esprimersi".

Meloni: "Sul taglio delle accise valuteremo in base ai negoziati"

"Ci sono degli importantissimi negoziati in corso e sosteniamo sia quelli che riguardano Islambad, sia quello che riguarda un altro tema per noi molto importante che è il negoziato diretto Israele-Libano. E quindi vediamo", ha proseguito Meloni, rispondendo a chi le chiedeva della possibilità di estendere il taglio delle accise oltre il primo maggio. "Decideremo sulla base di quello che uscirà da questi negoziati, quali sono le priorità che ci dobbiamo dare rispetto a questa situazione", ha concluso la premier.

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Meloni: "Di Foggia scelga tra la presidenza Eni e la buonuscita"

"Credo che sia una scelta della Di Foggia, ovviamente nel caso valuteremo le nostre alternative. Penso che la Di Foggia debba scegliere tra la presidenza dell'Eni e la buona uscita di Terna. Mi pare abbastanza semplice la questione", ha detto ancora Meloni commentando il caso di Giuseppina Di Foggia e dell'indennità di fine mandato da circa 7 milioni di euro cui non vorrebbe rinunciare in uscita da Terna, che ha guidato negli ultimi tre anni, con destinazione Eni, dove dovrebbe succedere a Giuseppe Zafarana alla presidenza. Buonuscita e nuovo incarico non sarebbero compatibili per un passaggio infragruppo (Cdp è il principale azionista di entrambe le grandi partecipate pubbliche), come ha fatto notare il ministero dell'Economia. Meloni ha poi aggiunto che della nomina di Federico Freni alla presidenza della Consob "non ne stiamo discutendo per ora".

ESTERNO DI PALAZZO CHIGI, SEDE DEL GOVERNO (ROMA - 2009-10-28, Antonia Cesareo) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

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