Dopo giorni di lavoro tra il Ministero della Salute, le Regioni e le categorie professionali, il progetto voluto dal ministro della Salute Orazio Schillaci e dalle Regioni non trova l'appoggio della maggioranza. Al centro della questione c'è il rapporto di lavoro dei medici di medicina generale
La riforma dei medici di famiglia si ferma. Dopo giorni di lavoro tra il Ministero della Salute, le Regioni e le categorie professionali, il progetto voluto dal ministro della Salute Orazio Schillaci e dalle Regioni non troverebbe l'appoggio delle forze del centrodestra. Come riferisce Repubblica, una parte della maggioranza avrebbe infatti deciso di frenare sul provvedimento. Una posizione che potrebbe mettere a rischio anche il percorso delle Case della Comunità finanziate dal Pnrr. Al centro della questione c'è il rapporto di lavoro dei medici di medicina generale.
La riforma Schillaci
La bozza della riforma proposta da Regioni e Ministero aveva l'obiettivo di superare l’attuale assetto proponendo una convenzione riformata come modello ordinario e una forma di dipendenza selettiva per le funzioni da svolgere nelle Case della Comunità. Come specifica il Quotidiano Sanità, la soluzione avrebbe quindi dovuto permettere al Servizio sanitario nazionale di “contare su una presenza più stabile dei medici di famiglia nelle nuove strutture territoriali, senza cancellare il rapporto convenzionale”.
Il "no" della maggioranza
La proposta non ha ottenuto il pieno appoggio della maggioranza, con il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato che ha ribadito la contrarietà di FdI all’ipotesi di trasformare i medici di famiglia in dipendenti pubblici. Anche il vicepremier Antonio Tajani e la senatrice Stefania Craxi si sono schierati contro l’idea di far “regredire” i medici di famiglia ad “anonimi burocrati” chiusi nelle Case della Comunità, ribadendo l'importanza di "valorizzare il rapporto fiduciario tra medico e cittadino". Anche la Lega ha espresso "forti dubbi" sulla riforma. Come riferisce una nota del dipartimento Sanità del partito, il progetto sarebbe "impostato quasi esclusivamente sul cambio di tipologia contrattuale dei medici di famiglia e sull'obbligo di presenza nelle Case della Comunità". La Lega si è detta "pronta a lavorare per una vera riforma condivisa che metta al centro medici e pazienti, non la sola ridefinizione del contratto di lavoro".
Le reazioni delle opposizioni
"La destra è divisa, schiava di chi preferisce la privatizzazione della sanità, e una riforma che aveva avuto l’ok delle regioni ora viene affossata", ha detto il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, parlando de "l'ennesimo annuncio che questo governo non realizza e a pagare saranno ancora una volta famiglie e cittadini". Secondo il presidente dei senatori del Pd, "per colpa del governo Meloni e delle sue divisioni rischiamo che risorse e investimenti importarti per rafforzare la sanità territoriale diventino inutili e sprecati".
Sulla situazione si è espressa anche Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato e Capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Sociali. "Ancora una volta prevalgono i veti, le resistenze corporative e gli interessi organizzati, mentre i cittadini continuano a fare i conti con carenza di medici, servizi territoriali insufficienti e Case della Comunità che rischiano di rimanere scatole vuote". Per Castellone "il sostanziale fallimento della riforma della medicina generale certifica l'incapacità di questo governo di affrontare uno dei principali nodi della sanità italiana".