Decreto Sicurezza, voto di fiducia alla Camera. In arrivo dl su incentivi agli avvocati

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Il provvedimento approda a Montecitorio dopo l’altolà del Colle sulla norma che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario. Sfumato lo scenario di un emendamento per modificarla, sul tavolo c’è la possibilità di un intervento in un prossimo Consiglio dei ministri. Donzelli: "Il provvedimento verrà approvato così com'è. Poi vedremo se ci sono aggiustamenti tecnici", ma "non su questo provvedimento"

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Prosegue con la discussione generale e il voto di fiducia oggi alla Camera il difficile percorso del decreto Sicurezza. L'emendamento di maggioranza che avrebbe dovuto modificare la norma che prevede un incentivo per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario è sfumato. L'ipotesi di una modifica da presentare nella riunione congiunta delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera per venire in contro alle sollecitazioni del Colle è caduta, in considerazione del possibile muro delle opposizioni sul provvedimento nel suo insieme e dei tempi che si preannunciavano troppo stretti per un doppio passaggio parlamentare. La deadline per non far decadere il provvedimento è dietro l'angolo: sabato 25 aprile. Di conseguenza, spunta l’ipotesi di un intervento in un prossimo Consiglio dei ministri: un nuovo decreto stralcio o, comunque, un correttivo dell'attuale decreto in discussione a Montecitorio. Stamattina la seduta dell'Aula della Camera si è aperta tra le polemiche delle opposizioni: "Lo scontro istituzionale" sul decreto sicurezza "non può essere banalizzato", ha detto in apertura la capogruppo del Pd Chiara Braga. "Quello che accaduto è di una gravità straordinaria", ha detto il segretario di +Europa, Riccardo Magi. "I rilievi del Colle sono stati molto chiari", ha affermato Marco Grimaldi di Avs.

Opposizioni: "Si convochi la conferenza dei capigruppo"

"Non siamo disponibili ad iniziare i lavori senza chiarezza. A difesa delle istituzioni chiediamo di convocare la conferenza dei capigruppo" per fare "chiarezza su come" maggioranza e governo "intendono adempiere agli impegni che - crediamo - Mantovano si sia assunto ieri" al Colle sulla norma sui "rimpatri volontari", ha detto la capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga in Aula. Si sono uniti alla richiesta +Europa, Avs e M5s. "Ci sarà questo emendamento?", ha chiesto il deputato di Avs Marco Grimaldi, rivendicando anche lui "una conferenza dei presidenti dei gruppi: chiediamo di fermarvi".

Donzelli: "Sarà approvato così com'è, poi vedremo aggiustamenti"

"Il provvedimento verrà approvato così com'è. Poi vedremo se ci sono aggiustamenti tecnici", ma "non su questo provvedimento", ha detto il deputato e responsabile organizzativo di FdI Giovanni Donzelli, interpellato dall'Ansa su quale soluzione si sia individuata per modificare la norma sugli incentivi agli avvocati. Alla domanda se ci si possano attendere aggiustamenti al decreto sicurezza già oggi in Cdm, risponde: "Non lo so, non credo".

Il dietrofront sull’emendamento

Sotto i riflettori c'è la norma che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario. Da giorni è acceso il faro del Quirinale su questa misura e la sola ipotesi che Sergio Mattarella possa non controfirmare il provvedimento in assenza di modifiche sostanziali manda in fibrillazione la maggioranza. Che prima ha fatto sapere di voler presentare un emendamento in Commissione per modificare la norma contestata ma poi, nella tarda serata di lunedì, ha bloccato tutto per lo spauracchio dell'ostruzionismo delle opposizioni che potrebbe portare in decadenza il provvedimento. Sarebbe stata necessaria infatti la terza lettura in Senato, dopo l'ok di Montecitorio, per farlo diventare legge. Ma con tempi talmente stretti il rischio di non farcela sarebbe stato decisamente alto.

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L’ipotesi di un nuovo decreto in Cdm

Lunedì pomeriggio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano è salito al Colle per incontrare il capo dello Stato, molto contrariato per le norme sui rimpatri. Subito dopo era spuntata l'idea di un emendamento in Commissione per modificare la disposizione incriminata: una cosa data per fatta fino alla tarda serata. Nelle triangolazioni tra Parlamento, Palazzo Chigi e Quirinale, fino alla fine erano rimaste sul tappeto anche altre possibilità come la leva dei decreti attuativi e un nuovo decreto, da presentare in Cdm, che si limiti ad abrogare il punto contestato. Ed è proprio quest'ultima possibilità che, in nottata, sembra aver preso quota.

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