Decreto sicurezza, Quirinale in attesa di una soluzione per norma su avvocati e rimpatri
PoliticaIl Colle vigila sull’emendamento che prevede un incentivo da 615 euro per i legali che seguono una pratica di rimpatrio volontario, nel caso in cui i loro assistiti scelgano di tornare nei Paesi d'origine. La norma ha provocato l'allarme delle opposizioni e rilievi critici di alcuni costituzionalisti. Intanto questo pomeriggio il presidente Mattarella ha avuto un colloquio con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Al momento la maggioranza sembra intenzionata a non fare modifiche
Resta alta l'attenzione - e l'attesa - del Quirinale sull’emendamento contenuto nel decreto Sicurezza che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario, nel caso in cui i loro assistiti scelgano di tornare nei Paesi d'origine. Da giorni è attivo il faro del Colle sulla norma, che ha provocato l'allarme delle opposizioni e rilievi critici di alcuni costituzionalisti. Il presidente - si osserva - parla per atti e quando la norma arriverà sul suo tavolo deciderà se firmarlo, se rinviarlo alle Camere o se firmarlo con una lettera. Intanto questo pomeriggio il capo della Repubblica ha avuto un colloquio al Quirinale con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Ma al momento non è filtrato nulla sui contenuti del faccia a faccia.
Cosa può succedere
L'impressione è che la soluzione individuata dal capogruppo di Forza Italia alla Camera, Enrico Costa, di affidare la soluzione ad un ordine del giorno sul tema non possa essere sufficiente. Difficilmente, spiegano fonti politiche, il presidente Mattarella potrebbe firmare il testo senza modifiche. Il decreto deve essere convertito entro il 25 aprile pena la decadenza. Intanto le opposizioni alla Camera hanno chiesto la sospensione dei lavori di commissione sul dl Sicurezza per approfondimenti dopo le indiscrezioni di stampa che vedrebbero il Colle in allarme per il provvedimento, con il rischio di mancata controfirma del presidente della Repubblica a causa della norma sugli incentivi agli avvocati per i rimpatri. In serata la riunione delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera è stata sospesa e dovrebbe riprendere alle 21. "Abbiamo chiesto e ottenuto la sospensione dell'esame dell'emendamento sull'avvocatura in attesa dell'esito dell'incontro in corso tra Governo e Quirinale", riferisce il Partito Democratico. I dem denunciano un iter "compresso e forzato", con il provvedimento "trattenuto a lungo al Senato" e l'approvazione di norme ritenute "palesemente sbagliate e incostituzionali".
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La maggioranza tira dritto
Finora la maggioranza non sembra intenzionata a cambiare la norma, che ha sollevato gli scudi del centrosinistra, degli avvocati e dell'Anm. Da domani il provvedimento sarà in aula, alla Camera, per l'ok finale. Ma nonostante sia blindato dalla fiducia, ha i giorni contati: va convertito in legge entro sabato o decade. Perciò il governo non vuole fare dietrofront. “Non c'è nulla da correggere", ha detto Marco Lisei, senatore di Fratelli d'Italia e “padre” dell'emendamento, poi condiviso dagli alleati e presentato a marzo. Un'ulteriore modifica costringerebbe il decreto a tornare al Senato per la terza lettura.