Dl sicurezza, norma su avvocati e rimpatri: si studia una soluzione

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Il governo starebbe lavorando ad alcune ipotesi per superare l'impasse con il Quirinale sul decreto, in particolare sull’emendamento che prevede un incentivo per i legali che seguono una pratica di rimpatrio volontario, nel caso in cui gli assistiti scelgano di tornare nei Paesi d'origine. La norma ha provocato l'allarme delle opposizioni e rilievi critici di alcuni costituzionalisti. Oggi Mattarella ha avuto un colloquio con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mantovano. Poco tempo per modifiche

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Resta alta l'attenzione - e l'attesa - del Quirinale sull’emendamento contenuto nel decreto Sicurezza che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario, nel caso in cui i loro assistiti scelgano di tornare nei Paesi d'origine. Da giorni è attivo il faro del Colle sulla norma, che ha provocato l'allarme delle opposizioni e rilievi critici di alcuni costituzionalisti. Il governo, a quanto si apprende, starebbe lavorando ad un ventaglio di ipotesi per superare l'impasse con il Quirinale sul decreto. In ambienti di maggioranza si è ragionato su un emendamento di modifica alla norma sugli avvocati e gli incentivi per i rimpatri. Una soluzione che comporterebbe l'automatico ritorno del provvedimento al Senato per una terza lettura dopo il via libera di Montecitorio. Ma secondo fonti parlamentari, la maggioranza non presenterà alcun emendamento alla norma perché i tempi sono troppo stretti. Nelle prossime ore si valuterà il da farsi. Confermata, comunque, la volontà di porre la fiducia al provvedimento.

Cosa può succedere

Sul tavolo ci sarebbe anche l'ipotesi di un nuovo decreto che si limiterebbe ad abrogare la norma contenuta nel provvedimento sulla sicurezza, e la possibilità di lavorare attraverso decreti attuativi. Il nuovo decreto andrebbe in Consiglio dei ministri domani o mercoledì. L'esecutivo è in diretta e continua interlocuzione con il Colle e Montecitorio su questo argomento. E di queste ipotesi dovrebbe aver parlato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano nell'incontro avuto con il capo dello Stato Mattarella in giornata. La situazione è in itinere e in commissione si attendono le decisioni finali dell'esecutivo per poi procedere. 

I lavori in commissione 

Intanto le opposizioni alla Camera hanno chiesto la sospensione dei lavori di commissione sul dl Sicurezza per approfondimenti dopo le indiscrezioni di stampa che vedrebbero il Colle in allarme per il provvedimento, con il rischio di mancata controfirma del presidente della Repubblica a causa della norma sugli incentivi agli avvocati per i rimpatri. In serata la riunione delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera è stata sospesa e dovrebbe riprendere in serata. "Abbiamo chiesto e ottenuto la sospensione dell'esame dell'emendamento sull'avvocatura in attesa dell'esito dell'incontro in corso tra Governo e Quirinale", riferisce il Partito Democratico. I dem denunciano un iter "compresso e forzato", con il provvedimento "trattenuto a lungo al Senato" e l'approvazione di norme ritenute "palesemente sbagliate e incostituzionali".

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Cosa fa la maggioranza? 

Finora la maggioranza non è sembrata intenzionata a cambiare la norma, che ha sollevato gli scudi del centrosinistra, degli avvocati e dell'Anm. Da domani il provvedimento sarà in aula, alla Camera, per l'ok finale. Ma nonostante sia blindato dalla fiducia, ha i giorni contati: va convertito in legge entro sabato o decade. Perciò il governo è restio a fare dietrofront. “Non c'è nulla da correggere", ha detto Marco Lisei, senatore di Fratelli d'Italia e “padre” dell'emendamento, poi condiviso dagli alleati e presentato a marzo. Come detto, un'ulteriore modifica costringerebbe il decreto a tornare al Senato per la terza lettura.

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