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Referendum, Bartolozzi: "'Plotone' era riferito agli effetti drammatici sugli innocenti"

Politica
©Ansa

Il ministro della Giustizia afferma che "probabilmente arriveranno delle scuse" e ribadisce che la capa di Gabinetto "non deve dimettersi, ha chiarito il suo punto di vista". La Giunta esecutiva centrale dell'Associazione nazionale magistrati torna a richiamare tutte le parti all'abbassamento dei toni nel dibattito sul referendum sulla giustizia, citando l'appello del Capo dello Stato. M5s, Avs, Pd e Iv hanno chiesto che il ministro della Giustizia riferisca in Aula sul caso: “Bartolozzi non può restare”

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"Nel confronto di sabato avevo ribadito la piena fiducia verso la categoria nel suo complesso e l'importanza della riforma come strumento in grado di restituirle una credibilità offuscata dalla degenerazione delle correnti. Il riferimento al plotone di esecuzione alludeva allo stato di assoluta prostrazione in cui ci si trova quando si è coinvolti in un processo, specie se innocenti. Effetti che nessuna assoluzione può cancellare". In questo modo la capa di Gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, ha risposto alle polemiche seguite al suo intervento su TeleColor. A Milano, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha aggiunto: "Penso che probabilmente farà le sue scuse per parole forse troppo enfatizzate". Le opposizioni chiedono che il ministro riferisca in Aula. "Non sapevo avessero chiesto chiarimenti - ha affermato il ministro arrivando a un evento sul referendum promosso da Noi Moderati - ma ho già espresso il mio pensiero".

Bufera per le parole della capa di Gabinetto del ministro Nordio

A innescare la polemica erano state le dichiarazioni di Bartolozzi sul referendum pronunciate durante un dibattito televisivo su una tv siciliana. "Finché la giustizia non ti marchia tu non lo capisci. Faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle: votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione", aveva detto. Parole che hanno subito acceso la reazione delle opposizioni: per il Movimento 5 Stelle si tratta di dichiarazioni “eversive”, il Partito democratico le definisce “inaccettabili”, mentre Alleanza Verdi e Sinistra ne chiede le dimissioni. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si era detto dispiaciuto. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un video pubblicato sui social aveva invitato a “votare sì per una giustizia più libera”. 

Anm: “Tono contro magistratura a un livello inaccettabile”

L’Anm spiega di aver finora evitato di replicare alle critiche, pur ritenendo che “il tono e le argomentazioni contro la magistratura italiana sono oramai giunte a un livello inaccettabile per chi auspica la rispettosa collaborazione tra le istituzioni del nostro Paese”. La Giunta ribadisce la scelta  di “a mantenere inalterata la nostra linea”. 

 

Nordio: “Bartolozzi non deve dimettersi, ha chiarito il suo punto di vista”

 

Sul tema erà già intervenuto anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. "No, non deve dimettersi. La stessa dottoressa Bartolozzi ha chiarito il suo punto di vista, che non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura, ma soltanto a quella piccola parte minoritaria, che ha definito politicizzata. Sicuramente, come ho già detto, sono certo che si chiuderà con un'espressione che può essere stata interpretata in modo improprio, ma che, conoscendola anche come magistrato, non rappresenta certamente il suo pensiero”, aveva detto in un incontro per il sì al referendum sulla giustizia, a Torino, rispondendo ai giornalisti su quanto affermato dalla sua capa di gabinetto.

 

Nordio: “Alla magistratura va tutta la mia solidarietà”

 

"Alla magistratura, alla quale io mi sento ancora di appartenere, perché una volta magistrato si è sempre magistrato, va tutta ovviamente la mia solidarietà, anche se militiamo in questo momento in posizioni diverse per quanto riguarda il referendum, non con tutti i magistrati, ma con una parte di loro”, ha riferito il ministro. Comunque, ha aggiunto, “il dissenso è il sale della democrazia e quindi io auspico che, tra l'altro, i toni vengano tenuti sempre bassi, secondo i saggi suggerimenti del presidente della Repubblica”.
"Io sono entrato in magistratura nel '75 e la prima indagine che ho fatto è stata sulle Brigate Rosse. Ero il primo in vista nella nei covi quando trovavano i nominativi dei magistrati da ammazzare, perché seguivo la colonna veneta, che ha avuto parecchie vittime. Ho tenuto la toga per oltre quarant'anni, figurarsi se un magistrato che si sente ancora magistrato vuole umiliare la magistratura. Ecco - ha sottolineato il ministro -questa è la considerazione che è stata fatta negli ultimi mesi che mi ha ferito di più: è una riforma che anzi libererà la magistratura da quella che è l'ipoteca delle correnti e da quella degenerazione che tra l'altro è stata”, ha sottolineato.  

 

Opposizioni: “Nordio in Aula, Bartolozzi non può restare”

 

M5s, Avs, Pd e Iv in apertura della seduta della Camera hanno chiesto che il ministro della Giustizia riferisca in Aula sul caso Bartolozzi. "Chiediamo che Nordio venga a riferire sui provvedimenti che intende adottare nei confronti di Bartolozzi che ha pronunciato" parole "eversive" contro la magistratura, "che non si possono minimizzare", ha detto Valentina D'Orso del M5s. Anche Angelo Bonelli di Avs ha chiesto "una informativa urgente di Nordio perché le dichiarazioni del suo capo di gabinetto sono indecenti, inaudite. Facciamo fatica a comprenderle. È come se il capo di gabinetto del ministro degli Interni dicesse che bisogna sbarazzarsi della polizia. Facciamo fatica a comprendere come Nordio ritenga che Bartolozzi debba rimanere al suo posto". "Cosa nasconde? Credo che a questo punto ci sia qualcosa che il Parlamento non sa", ha affermato Angelo Bonelli. Per il dem Federico Gianassi, "come può il governo fare spallucce e girarsi dall'altra parte? Bartolozzi non può rimanere un secondo di più in quel luogo". Secondo Roberto Giachetti di Iv, che si è associato alla richiesta dell'informativa, "l'intergruppo per il sì" dovrebbe citare "per danni il capo di Gabinetto del ministro Nordio". "Chiediamo le dimissioni di un magistrato fuori ruolo, perché quella che vuole spazzare via la magistratura è un magistrato. Cominci ad andarsene lei!".

Nordio: “Vinto referendum apriremo tavolo di confronto sulle leggi attuative”

 

"Non dico se vincerà il sì, ma quando avrà vinto il sì, cosa in cui confido, ho già detto che apriremo subito un tavolo di confronto per leggi attuative assieme alla magistratura, all'avvocatura e al mondo accademico”, ha ribadito il ministro della Giustizia. Nordio ha poi risposto a proposito dei precari. "In Piemonte - ha detto - li abbiamo praticamente già quasi tutti sistemati, 9.500 circa su 10.000 e qualcosa e entro metà dell'anno contiamo di stabilizzarli tutti. Faccio presente che erano stati assunti a tempo determinato secondo le regole del Pnrr e noi con i soldi nostri e senza aver rimodulato gli impegni con l'Europa li abbiamo appunto assestati, come abbiamo fatto con i giudici onorari, che per la prima volta sono stati, diciamo così, garantiti anche sotto il punto di vista previdenziale, mentre fino a ieri queste garanzie non c'erano". 

Mantovano: “Da Bartolozzi una frase infelice, lo sottolinea anche Nordio”

 

Un commento alle dichiarazioni di Bartolozzi è arrivato anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. "La frase del capo di gabinetto del ministro della Giustizia è infelice, come lo stesso ministro Nordio ha sottolineato, ma la cosa importante adesso è esaminare il merito della riforma, che è l'oggetto del referendum”, ha detto Mantovano, ospite della trasmissione Ping Pong, su Rai Radio1. 

 

“Il referendum non decide le sorti del governo”

 

"La cosa importante adesso è esaminare il merito della riforma, che è l'oggetto del referendum" e "a prescindere dagli schieramenti, mi auguro che le polemiche, in questi giorni che mancano al voto, siano veramente messe da parte e prevalga il merito". È l'auspicio espresso dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.   "Non si tratta di decidere le sorti del governo per l'anno che manca alla fine della legislatura. Si tratta di capire se queste modifiche alla Costituzione, che riguardano l'amministrazione della giustizia, siano condivise o meno dagli italiani”, ha aggiunto. Mantovano ha preferito evitare un pronostico o dirsi ottimista. "L'ottimismo è una categoria emozionale. Io credo che questi ultimi giorni debbano molto razionalmente essere impegnati per per spiegare fino in fondo la riforma e gli effetti che potrà avere”, ha concluso.

"La riforma non è bacchetta magica"

Durante il confronto pubblico al Centro Studi Americani di Roma, inoltre, Mantovano ha dichiarato: "Da realista dico: non è la bacchetta magica. Non sta bene immaginare e far immaginare, da parte dei sostenitori del sì, che con questa riforma cambi il mondo dalla sera alla mattina. Ma visto che ogni palazzo si costruisce dalle fondamenta, queste" con la riforma "saranno più solide di quelle attuali". Ha poi aggiunto: "Non mi pare che la presidente del Consiglio stia rinunciando al suo ruolo di sostenitrice della riforma, avendola voluta per prima. Non credo ci sia da scegliere tra due estremi, ma da mantenere un equilibrio, come fatto finora. Sperando che altri mantengano il loro equilibrio". Secondo il sottosegretario, "non credo ci siano stati tentennamenti" da parte del governo nel sostegno alla riforma.

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