Il Presidente della Repubblica richiama il valore dell'8 marzo come occasione per riconoscere il contributo decisivo delle donne alla società e alla democrazia italiana. Il Presidente lega la ricorrenza all’ottantesimo anniversario della Repubblica, ricordando il ruolo storico del voto femminile nel 1946
Sergio Mattarella, nel suo intervento per la Giornata Internazionale della Donna, sottolinea il valore del contributo femminile alla società italiana e ripercorre il lungo cammino verso la parità, ricordando come il voto alle donne nel 1946 abbia segnato una svolta storica nella democrazia repubblicana. "Celebrare oggi la Giornata Internazionale della Donna significa - ha detto Mattarella - riconoscere la ricchezza della presenza femminile nella società e il contributo decisivo che le donne offrono ogni giorno. Significa anche riflettere sul lungo e impegnativo percorso compiuto dalle italiane per conquistare spazi, diritti e una reale uguaglianza, come affermato dall’articolo 3 della Costituzione". "Quest’anno - ha aggiunto il presidente - la ricorrenza assume un valore particolare: si avvicina l’ottantesimo anniversario della Repubblica, nata il 2 giugno 1946, quando le italiane - chiamate al voto dopo le prime elezioni comunali che avevano restituito democrazia ai Municipi - diedero un contributo decisivo alla costruzione della nuova Italia". Il Presidente ha ringraziato la ministra Roccella e le ospiti intervenute, sottolineando come le loro testimonianze rappresentino l’impegno e il successo di professioniste affermate in diversi ambiti. Storie che affondano le radici proprio in quel 1946, quando, dopo anni di guerra, sofferenze e lotta per la libertà, le donne furono finalmente chiamate alle urne.
Voto donne segnò inizio nuova stagione
Il Presidente della Repubblica ha ricordato come quel passaggio fosse stato "un'autentica rivoluzione, che poneva fine a una secolare storia di discriminazione e di emarginazione e segnava l’inizio di una nuova stagione, dove responsabilità, opportunità, diritti valevano per donne e uomini, finalmente su un piano di totale parità". Ha sottolineato che le donne avevano sempre testimoniato il proprio ruolo da protagoniste, sostenendo la società e l'economia italiana durante i penosi anni dei due conflitti mondiali e partecipando attivamente alla Liberazione "come staffette partigiane, come attiviste, come combattenti". Mattarella ha osservato che "dopo secoli in cui la donna era considerata in posizione subordinata e il suo ruolo nella società era confinato nella sfera familiare e domestica, il voto alle donne rappresentò il traguardo per il quale tante si erano impegnate". Ha poi ricordato che quella svolta sarebbe stata presto scolpita nella Costituzione, all'articolo 3, dove l'eguaglianza, la dignità e la libertà delle donne vengono riconosciute non come concessioni dall'alto, ma come diritti fondamentali della persona. Il Presidente ha ammesso che non si trattò ancora della piena parità, ma ha spiegato che la Costituzione "pose le basi del dovere della Repubblica di realizzarla e svilupparla, aprendo la strada a progressive conquiste legislative, realizzate soprattutto grazie all’impegno delle donne nel Parlamento e nella società". "Ne vanno ricordate alcune" - ha proseguito - "il divieto di sfruttamento della prostituzione nel 1958; la legge sulla tutela delle lavoratrici madri nel 1971, la riforma del diritto di famiglia in cui, nel 1975, si sanciva, tra l’altro, la parità effettiva tra coniugi; la liberatrice, anche se tardiva nella sua ovvietà, abolizione del delitto d’onore e del cosiddetto matrimonio riparatore nel 1981; la legge sulle pari opportunità, che ha aperto la strada al raggiungimento dell'uguaglianza nei luoghi di lavoro e nell’accesso ai ruoli decisionali; la fondamentale legge 66 del 1996 sulla violenza sessuale, finalmente reato contro la persona e non più contro la morale, che ha consentito alle donne di denunciare i propri aguzzini senza dover provare vergogna o solitudine". Ha aggiunto, inoltre, che questo percorso è stato completato dalle norme contro lo stalking, contro la discriminazione di genere e per il contrasto al femminicidio. "Ricordo anche i ripetuti e importanti interventi legislativi a tutela della maternità e per favorire la conciliazione vita-lavoro". Matterella ha ricordato anche che "nel corso della storia repubblicana, la presenza crescente delle donne nei diversi ambiti professionali ha segnato una trasformazione profonda dello Stato italiano.
Per lungo tempo era scontato che gli incarichi di vertice fossero rivestiti da uomini. Alle donne era riconosciuto un ruolo confinato ai livelli esecutivi, amministrativi, di supporto". "Le italiane hanno progressivamente conquistato, classificandosi sovente ai primi posti nei concorsi, spazi sempre più rilevanti nella magistratura, nella diplomazia, nella carriera prefettizia, nelle università, nel campo medico e scientifico, nelle amministrazioni locali: tra i sindaci le donne sono oltre otto volte di più rispetto agli anni Ottanta". Ha ricordato che sono trascorsi venticinque anni tra la prima donna sottosegretario di Stato, Angela Cingolani Guidi nel 1951, e la prima donna ministra, Tina Anselmi, nel 1976. Seguita tre anni dopo dalla prima presidente della Camera, Nilde Jotti. E ha osservato come è stato necessario attendere "un quarantennio per avere, nel giro di pochi anni, la Presidente Alberti Casellati al Senato, la Presidente Cartabia alla Corte costituzionale, la Presidente Cassano alla Corte di Cassazione e la Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni. Fino a qualche tempo fa nel nostro Paese, lo sport di cui si parlava in casa e al lavoro o nei bar, era coniugato, con ampia prevalenza, al maschile. Oggi lo scenario è ben diverso. Le nazionali femminili e le atlete italiane vincono, entusiasmano, sollecitano partecipazione e orgoglio". "La donna italiana è scienziata - ha proseguito -"imprenditrice, artista, magistrata, astronauta, campionessa, leader politica e sindacale; è ai vertici dello Stato. Quante risorse, quanti talenti abbiamo perduto nel corso dei tempi passati".
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Vera parità con ruolo donne in società e non solo istituzioni
"Le istituzioni hanno offerto e offrono un esempio - ha continuato il Presidente della Repubblica - "Ma la questione non riguarda singole figure di eccellenza. La sfida riguarda milioni di donne, lavoratrici, professioniste, madri di famiglia. Il percorso potrà dirsi concluso soltanto quando non si chiederà più alle donne di assumere, nei diversi ambiti della società, modelli di comportamento maschili per vedere riconosciute le proprie capacità e qualità. Finché questo non avverrà, continuerà a esserci una perdita di valori e di opportunità per l’intera società italiana. Questi ottant'anni non ci narrano soltanto una vicenda di emancipazione, ma una storia di crescita della nostra Repubblica e della qualità della democrazia. Dal contributo di competenza e di senso di responsabilità delle donne la Repubblica ha tratto vigore", ha aggiunto.
Le donne hanno dato tanto alla Repubblica
Mattarella ha ricordato che la presenza femminile nelle professioni e nelle istituzioni "non è una questione di quote: è il segno di una Repubblica che riconosce e valorizza tutte le energie migliori di cui dispone. La Repubblica ha dato molto alle donne. Le donne hanno dato molto alla Repubblica. Guardando al futuro, la nostra Repubblica deve continuare a valorizzare il ruolo delle donne, abbattendo gli ostacoli che tuttora ne limitano le potenzialità: il divario salariale, la scarsa presenza nei ruoli apicali delle aziende, la violenza di genere, la conciliazione tra vita e lavoro". Il Presidente ha osservato che una società che investe nelle donne diventa non solo più equa, ma anche più forte, innovativa e dinamica. "Tutti i fattori - ha ricordato - "indicano che l'economia cresce con il lavoro femminile e che con esso cresce anche la qualità complessiva della vita". "Promuovere politiche che favoriscano l'inclusione, la formazione, la leadership femminile, sostenere la maternità senza penalizzazioni di carriera, sono fattori fondamentali per il futuro della nostra Italia", ha proseguito.
"Per tutti questi aspetti, per il valore di questa storia, appare - ed è - paradossale doversi occupare sovente di violenza di genere. Eppure, purtroppo, è necessario. L’impegno di civiltà di consegnarla al passato non richiede soltanto il rafforzamento delle norme di legge e gli strumenti di tutela, ma richiede soprattutto di depurare gli animi da una mentalità distorta, che si alimenta di pregiudizi atavici e di ignoranza colpevole", ha aggiunto Mattarella.
Educare al rispetto è la risposta giusta per la parità
Mattarella ha ribadito che educare al rispetto - in famiglia anzitutto, poi a scuola e nei luoghi di lavoro - rappresenta la risposta più efficace per costruire una società in cui nessuna donna debba avere paura o sentirsi sola. "La Repubblica Italiana, nei suoi ottant'anni di storia, ha saputo svilupparsi e consolidarsi nella libertà anche grazie al contributo delle donne. Continuerà a farlo se continuerà a dare voce, spazio e libertà ai loro talenti. Buona Giornata della Donna, viva la Repubblica!", ha concluso il Presidente.