Il capo dello Stato a sorpresa nella sede del Consiglio superiore della magistratura per un plenum ordinario lancia un monito per "ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione". La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non commenta ufficialmente, ma ribadisce che le sentenze si possono anche "criticare" e lei resta determinata a farlo ogni qualvolta si presenti una decisione "assurda" come quella sul caso Sea Watch
Dopo giorni di scontro tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e le toghe sulla riforma della giustizia, con il Guardasigilli che aveva parlato di "un sistema para mafioso", è arrivato da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un richiamo "alle alte istituzioni" a "rispettare il Csm, organo costituzionale che deve rimanere estraneo alla controversie politiche". E un chiaro messaggio: ora si abbassino i toni della campagna referendaria.
Mattarella a sorpresa al Csm
Mercoledì il capo dello Stato è apparso a sorpresa a palazzo dei Marescialli, sede del Consiglio superiore della magistratura: mai Mattarella nella sua lunga presidenza aveva presenziato a un plenum ordinario. "Non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni", premette il presidente nel silenzio generale, facendo capire che la scelta di affrontare di petto la questione esigeva una sede formale: c'era bisogno di una dimostrazione di solidarietà al Csm. Una sortita preparata, eppure tenuta riservata tanto che non ne era stata informata neanche la premier Giorgia Meloni. "Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura. Soprattutto, la necessità e l'intendimento di ribadire - aggiunge Mattarella - il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione".
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Mattarella: "Le istituzioni non attacchino altre istituzioni"
"Le istituzioni non attacchino altre istituzioni", dice ancora Mattarella, che non gradisce lo scontro politico che accomuna i due fronti referendari su una materia delicata che tocca una profonda riforma della Costituzione. Scontro i cui toni, già incandescenti a oltre un mese dalla consultazione, non devono però toccare le istituzioni come già successo una decina di giorni fa con l'attacco violento alla Corte suprema di Cassazione proprio sulla sentenza sul referendum. "Bisogna rispettare la Cassazione e le sue sentenze", disse informalmente già allora Mattarella di fronte agli attacchi della maggioranza. E al Csm è stato ancora più chiaro: "In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica avverto la necessità di rinnovare con fermezza l'esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell'interesse della Repubblica".
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La reazione della maggioranza
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non commenta ufficialmente le parole di Sergio Mattarella, ma ribadisce che le sentenze si possono anche "criticare" e lei resta determinata a farlo ogni qualvolta si presenti una decisione "assurda" come quella sul caso Sea Watch. La premier poi ragiona sulla necessità di non andare "sopra le righe" - un richiamo ai suoi ministri, Carlo Nordio in primis - in settimane che si stanno infuocando per il referendum sulla giustizia. Rivendicando allo stesso tempo la libertà di sottolineare quello che, a suo avviso, non va. Anche nelle azioni delle toghe. In questi giorni a Nordio non è mancata la copertura politica del suo partito. Nonostante ci sia chi ammette che in effetti alcune uscite "le poteva anche evitare". Ma gli viene riconosciuto di essere costantemente "sotto attacco", e in un clima del genere, è una delle attenuanti, "non è facile mantenere sempre l'equilibrio". Per il ministro - che ha raccolto con un "mi adeguerò" il monito di Mattarella - restano confermati gli impegni da frontman della campagna per il Sì. Intanto la Lega, affidando il suo unico commento a fonti del partito, fa sapere che "l'autorevole richiamo" di Mattarella "al rispetto e alla moderazione" è "condiviso pienamente", ricordando che anche Matteo Salvini si era già pronunciato "in questo senso". Gli "eccessi ci sono da entrambe le parti", osservano dal partito di via Bellerio, sottolineando che le "ottime ragioni per approvare la riforma della giustizia non abbiano bisogno di toni eccessivi". Più o meno le stesse riflessioni che si fanno tra i comitati del "Sì": bisogna concentrarsi sul merito evitando "divagazioni come quelle di Nordio" perché altrimenti si rischia di "pregiudicare l'esito della consultazione".