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Giustizia, tensione Nordio-Anm. Meloni: "Su migranti ostacolo toghe politicizzate"

Politica
©Ansa

Il Ministero della Giustizia ha chiesto all'Associazione nazionale magistrati la lista dei donatori del Comitato per il No per il referendum, paventando un "finanziamento indiretto" da parte di privati cittadini. La replica: “Il Comitato è un soggetto autonomo” ed "è contrario alla privacy rendere pubblici dati che riguardano cittadini”. Intanto la premier torna a scagliarsi contro una parte della magistratura che continua "a ostacolare ogni azione volta a contrastare l'immigrazione illegale di massa"

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Il ministro della Giustizia Carlo Nordio smentisce le indiscrezioni di stampa secondo cui sarebbero già pronti i testi dei decreti attuativi della riforma della Giustizia, per cui si vota il 22 e 23 marzo. Non c'è ancora nulla di “definitivo”, dice, ma soltanto “delle bozze preparatorie per non arrivare impreparati”, su cui “è apertissimo e auspicabile il dialogo, per trovare la maggior convergenza possibile tra magistratura, avvocatura e mondo accademico". Intanto, mentre non si placano le polemiche dopo la bufera scatenatasi per le frasi del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul “sistema para-mafioso” in seno al Csm, il suo dicastero ha chiesto all'Anm la lista dei nomi dei donatori del Comitato per il No: viene paventato una sorta di "finanziamento indiretto" da parte di privati cittadini che hanno aderito all'iniziativa. Il presidente dell’Anm Parodi replica: “Contrario alla privacy rendere pubblici dati che riguardano cittadini”. A insorgere è anche l'opposizione, con il Pd che giudica l'iniziativa del ministero della Giustizia “un'intimidazione” e parla di “liste di proscrizione”. E la premier Meloni torna ad attaccare i giudici: "Parte toghe politicizzate continua a ostacolarci sui migranti".

Meloni: "Parte toghe politicizzate continua a ostacolarci sui migranti"

In serata, la presidente del Consiglio, con un video sui social, si è scagliata contro "una parte politicizzata della magistratura" che continua "a ostacolare ogni azione volta a contrastare l'immigrazione illegale di massa". Il riferimento è alla vicenda di un "cittadino algerino, irregolare in Italia, che ha alle spalle 23 condanne, tra le quali lesioni per aver picchiato una donna a calci e pugni", che "non potrà essere trattenuto in un CPR né trasferito in Albania per il rimpatrio". Per lui - dice la premier - "alcuni giudici hanno stabilito addirittura non solo che non ci sarà un'espulsione, ma che il ministero dell'Interno dovrà risarcirlo con 700 euro per aver tentato di far rispettare un provvedimento di espulsione".

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L'attenzione per quello che sarà l'esito del referendum è intanto sempre più alta. Se vincesse il No, Meloni si dovrebbe dimettere? Non secondo la segretaria dem Elly Schlein. "Noi non chiediamo questo, noi la batteremo alle prossime elezioni politiche senza dubbio. Però è chiaro che se vincono il referendum Meloni lo rivendicherà come una loro grande vittoria. Se le perdono, qualche problema dentro la maggioranza ci sarà. Noi la batteremo alle prossime elezioni politiche. Stiamo facendo una campagna sul merito per cercare di spiegare perché questa riforma è sbagliata e non aiuta", ha detto la segretaria Pd Elly Schlein a DiMartedì su La 7. 

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Tornando alle polemiche intorno al Comitato del No, sul caso è intervenuto oggi anche il vicepremier e ministro alle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini:  rispondendo a una domanda sulla richiesta di conoscere i finanziatori, ha detto che “è giusto chiedere chi finanzia chiunque”. Per il leader della Lega “mensilmente escono articoli su alcuni giornali su chi finanzia la Lega in maniera trasparente, non mi offendo, è giusto”.

Lo scontro sulle parole di Nordio

Oltre alle polemiche per la mossa del ministero della Giustizia, continua anche lo scontro sulle affermazioni del Guardasigilli, in particolare dopo che Nordio aveva citato il magistrato Di Matteo nel denunciare la degenerazione correntizia nel Csm. “Questa riforma accentua il rischio di un controllo politico sull'intera magistratura”, ha affermato Di Matteo. I magistrati della Corte dei Conti hanno espresso solidarietà agli ordinari, e l'Anm ha parlato di "delegittimazione sistematica". Fratelli d’Italia ha invece difeso il ministro: "Nordio, al di là dei toni, non è molto distante dal merito, il sistema paramafioso esiste", ha precisato il responsabile Giustizia del partito Andrea Delmastro.

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"Il ministro Nordio o non sa cos'è la mafia e chi è il mafioso, o forse è lui che deve chiarire. Peraltro stiamo parlando dello stesso sistema che lo ha nominato procuratore aggiunto a Venezia", afferma il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, in un'intervista al Messaggero Veneto. Gratteri risponde sul prossimo referendum: "Nulla è stato fatto di quello che veramente serve per rendere più efficiente il sistema giustizia. Chiediamo riforme che possono rendere più efficiente il servizio che offriamo. Ed è la stessa ragione per cui diciamo No al referendum". Sulla frase da lui pronunciata - voteranno per il sì "indagati, imputati e massoneria deviata" - spiega che "è stata estrapolata da un'intervista durata circa un'ora" non è uno "spartiacque tra buoni e cattivi. La divisione è tra chi vuole e ritiene giusto un controllo di legalità da parte della magistratura sulle azioni della collettività, e quindi mantenere l'attuale separazione tra poteri per cui necessariamente voterà No, e chi vuole, se non eliminare, fortemente diminuire il controllo di legalità da parte della magistratura, per abrogare il sistema attuale".

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