Il capo della segreteria politica di Fdi e sorella della premier annuncia: "Saremo tra la gente a spiegare che non c'è nessun attacco alla libertà, ma solo la voglia di rendere migliore il nostro sistema". Intanto il procuratore antimafia, dopo le polemiche, puntualizza: "Non ho mai detto che i cittadini che voteranno Sì sono tutti appartenenti a centri di potere o a malavita e massoneria. Chi lo ripete è in malafede e vuole alzare lo scontro. Non mi si mette a tacere con le minacce"
Il referendum sulla Giustizia "non è un voto su Giorgia Meloni, come qualcuno vorrebbe far passare. Il giudizio su quello che avrà fatto il governo arriverà alle elezioni del 2027". A dirlo in un'intervista al Corriere della Sera è Arianna Meloni, capo della segreteria politica di Fratelli d'Italia."Non esiste possibilità di elezioni anticipate. Finché ci sarà il sostegno della maggioranza, che non è mai venuto meno, andremo avanti", aggiunge la sorella della premier, che non teme la possibile rimonta del No. "I sondaggi non ci appassionano, vedremo il giorno del voto quello che succederà. Starà ai cittadini dire se vogliono continuare ad avere un sistema giudiziario che negli ultimi anni ha mostrato molte fragilità, perdendo autorevolezza e la fiducia degli italiani, o se vogliono finalmente cambiarlo", spiega.
Arianna Meloni: "Saremo tra la gente a spiegare il referendum"
Secondo Arianna Meloni, è "una riforma di buonsenso che mantiene assolutamente intatta l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati e si basa su tre pilastri principali: il primo è la separazione delle carriere", il secondo è "il sorteggio dei componenti del Csm". E su questo, "io sono convinta che i tantissimi magistrati che ogni giorno fanno il loro dovere sono con il Sì perché non dovranno più assecondare il capocorrente di turno per fare carriera, ma potranno confidare solo sulle loro capacità". Il terzo "è l'istituzione dell'Alta Corte disciplinare". Quanto all'indipendenza dei magistrati: "È garantita. Con la riforma togliamo alla politica il potere di eleggere i membri laici. In questa campagna referendaria racconteremo semplicemente la verità". Eventuali iniziative comuni non sono state messe a punto, ma "saremo tra la gente a spiegare che non c'è nessun attacco alla libertà, ma solo la voglia di rendere migliore il nostro sistema".
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Gratteri e le polemiche: "Non mi si mette a tacere con le minacce"
"Io il senso della paura l'ho superato 35 anni fa. Non è con questi attacchi e con le minacce di interrogazioni parlamentari o procedimenti disciplinari che mi si mette a tacere". Il procuratore Nicola Gratteri risponde così, su La7, alle polemiche dopo le sue dichiarazioni al Corriere della Calabria sul referendum sulla Giustizia. "Non ho mai detto che i cittadini che voteranno Sì sono tutti appartenenti a centri di potere o a malavita e massoneria. Chi lo ripete è in malafede e vuole alzare lo scontro. Ma io non farò falli di reazione, e continuerò fino all'ultimo giorno la mia battaglia per il No", ha affermato Gratteri. A scatenare la bufera politica era stata la sua frase: "Voteranno per il Sì indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente".
Gratteri: "Si sbaglia chi pensa di intimidirmi"
"I miei interventi - ha detto Gratteri nella sua controreplica - non possono essere parcellizzati: ho detto che a mio parere voteranno Sì coloro che non vogliono essere controllati dalla magistratura, tra cui centri di potere, 'ndrangheta e massoneria deviata. Ma non ho mai detto che tutti quelli per il Sì appartengono a centri di potere". E poi: "Continuerò a battermi per il No. Davanti a gente che scientificamente prende un pezzettino di intervista e la mette in Rete pensando di scatenare chissà cosa, di intimidirmi o delegittimarmi dico che si sbagliano, stiano tranquilli".
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Crosetto: "Sono amico di Gratteri, ma questa volta è indifendibile"
Le affermazioni di Gratteri hanno fatto insorgere tutto il Centrodestra. Se il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è detto "sconcertato", chiedendosi "se l'esame psico-attitudinale proposto per l'inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine della carriera", il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito "indifendibili" le parole del procuratore al Corriere della Calabria. "Mi considero amico di Gratteri e, come lui sa bene, l'ho difeso molte volte, perché ritenevo giusto farlo. Questa volta è indifendibile", ha scritto sul suo account X. "Sono convinto che il Sì non debba essere una scelta politica, ma di civiltà, e che il No sia solo un modo per continuare ad usare la Giustizia in modo parziale e partigiano", ha aggiunto. Inoltre, Crosetto ha dichiarato di non sentirsi offeso dalle parole di Gratteri: "So che non ci crede nemmeno lui e so che non sono dettate dalla verità, ma dalla necessità di difendere prerogative di potere superiore a tutti gli altri cittadini".